L’anno del dragone

 

Pechino ha scelto di puntare su un “wolf warrior” per il suo ministero degli Esteri. Qin Gang, ex ambasciatore della Cina a Washington, ha preso il posto di Wang Yi, salito di rango nel Partito Comunista. Nella sua esperienza da ambasciatore negli Stati Uniti, ha dimostrato nell’essere molto abile nella narrazione strategica della politica estera del “Dragone”, soprattutto nei confronti delle nazioni ritenute ostili.
Qin è un fedelissimo del presidente Xi Jinping e i suoi discorsi duri contro l’Occidente, sono stati premiati dalla leadership con la promozione al vertice di un ministero chiave. All’uomo originario della città nord-orientale di Tianjin, toccherà l’arduo compito di portare all’esterno il messaggio presidenziale, edulcorando l’immagine del Paese macchiata dal contraccolpo in termini di risalita dei contagi in seguito all’abbandono della rigida politica “Zero Covid”.
Chi ne ha studiato da vicino le mosse negli anni, è pronto a scommettere che con lui il livello di infowar cinese sui numerosi dossier dell’attualità regionale e globale, in particolare su Taiwan e Ucraina, aumenterà in termini di intensità e qualità.
Secondo Dexter Roberts, per oltre venti anni punta di diamante di Bloomberg nel gigante asiatico, la scalata dell’ex ambasciatore “è una sorta di parte della transizione verso un rapporto nuovo o molto meno amichevole, se non addirittura ostile”.
Qin Gang ha recentemente criticato la retorica della politica estera del presidente Joe Biden in un editoriale per The National Interest, scrivendo che “se la gente deciderà di vedere il mondo attraverso la prospettiva ‘democrazia contro autoritarismo’, allora andremo verso un mondo fatto di divisione, di competizione e di conflitto”.
Da neo ministro ha già avuto un colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, durante il quale ha ricordato gli scambi “sinceri, costruttivi e approfonditi” avuti con il funzionario statunitense durante il suo precedente incarico. Qin ha espresso l’intenzione di lavorare “per promuovere il miglioramento delle relazioni bilaterali”. A Blinken ha esteso gli auguri per il nuovo anno.
Atteggiamento diverso con Macron. L’ambasciatore cinese in Francia, Lu Shaye, ha sollecitato Parigi a mettere da parte possibili “ingerenze” nella politica interna del suo Paese in vista della visita del presidente francese, prevista per quest’anno. “Daremo un caloroso benvenuto al presidente Macron in Cina. Quando visiterà il Paese, i due capi di stato scambieranno le loro opinioni in modo esteso su questioni bilaterali e multilaterali. Ci auguriamo che la visita rafforzi la fiducia nelle relazioni tra le parti”, ha affermato Lu Shaye.
Alla vigilia di Capodanno, il presidente Xi Jinping ha pronunciato il suo discorso per il 2023, di cui riportiamo due passaggi. “La Cina di oggi, ha detto Xi, è un Paese strettamente legato al mondo. Nell’ultimo anno ho ospitato parecchi amici, sia vecchi che nuovi, a Pechino. Ho anche viaggiato all’estero per comunicare al mondo le proposte della Cina”.
“I cambiamenti mai visti in un secolo, ha proseguito il leader, si stanno svolgendo a un ritmo più veloce e il mondo non è ancora un luogo tranquillo. Abbiamo a cuore la pace e lo sviluppo e diamo valore ad amici e partner come abbiamo sempre fatto. Siamo saldi dalla parte giusta della storia e dalla parte della civiltà umana e del progresso. Lavoriamo duramente per contribuire con la saggezza e le soluzioni della Cina alla causa della pace e dello sviluppo per tutta l’umanità”.
Il presidente ha poi citato dei versi di Su Shi, un famoso poeta cinese: “Sfida il più difficile e mira al più lontano”. “Per quanto il viaggio sia lungo, ha concluso, raggiungeremo la nostra destinazione se manteniamo la rotta; per quanto difficile sia il compito, riusciremo a portare a termine il lavoro se continuiamo a lavorarci. Finché abbiamo la determinazione di spostare le montagne e la perseveranza di continuare a camminare, finché manteniamo i piedi per terra e andiamo avanti nel nostro viaggio facendo progressi costanti, trasformeremo i nostri grandi obiettivi in realtà”.

 

Pechino ha scelto di puntare su un “wolf warrior” per il suo ministero degli Esteri. Qin Gang, ex ambasciatore della Cina a Washington, ha preso il posto di Wang Yi, salito di rango nel Partito Comunista. Nella sua esperienza da ambasciatore negli Stati Uniti, ha dimostrato nell’essere molto abile nella narrazione strategica della politica estera del “Dragone”, soprattutto nei confronti delle nazioni ritenute ostili.
Qin è un fedelissimo del presidente Xi Jinping e i suoi discorsi duri contro l’Occidente, sono stati premiati dalla leadership con la promozione al vertice di un ministero chiave. All’uomo originario della città nord-orientale di Tianjin, toccherà l’arduo compito di portare all’esterno il messaggio presidenziale, edulcorando l’immagine del Paese macchiata dal contraccolpo in termini di risalita dei contagi in seguito all’abbandono della rigida politica “Zero Covid”.
Chi ne ha studiato da vicino le mosse negli anni, è pronto a scommettere che con lui il livello di infowar cinese sui numerosi dossier dell’attualità regionale e globale, in particolare su Taiwan e Ucraina, aumenterà in termini di intensità e qualità.
Secondo Dexter Roberts, per oltre venti anni punta di diamante di Bloomberg nel gigante asiatico, la scalata dell’ex ambasciatore “è una sorta di parte della transizione verso un rapporto nuovo o molto meno amichevole, se non addirittura ostile”.
Qin Gang ha recentemente criticato la retorica della politica estera del presidente Joe Biden in un editoriale per The National Interest, scrivendo che “se la gente deciderà di vedere il mondo attraverso la prospettiva ‘democrazia contro autoritarismo’, allora andremo verso un mondo fatto di divisione, di competizione e di conflitto”.
Da neo ministro ha già avuto un colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, durante il quale ha ricordato gli scambi “sinceri, costruttivi e approfonditi” avuti con il funzionario statunitense durante il suo precedente incarico. Qin ha espresso l’intenzione di lavorare “per promuovere il miglioramento delle relazioni bilaterali”. A Blinken ha esteso gli auguri per il nuovo anno.
Atteggiamento diverso con Macron. L’ambasciatore cinese in Francia, Lu Shaye, ha sollecitato Parigi a mettere da parte possibili “ingerenze” nella politica interna del suo Paese in vista della visita del presidente francese, prevista per quest’anno. “Daremo un caloroso benvenuto al presidente Macron in Cina. Quando visiterà il Paese, i due capi di stato scambieranno le loro opinioni in modo esteso su questioni bilaterali e multilaterali. Ci auguriamo che la visita rafforzi la fiducia nelle relazioni tra le parti”, ha affermato Lu Shaye.
Alla vigilia di Capodanno, il presidente Xi Jinping ha pronunciato il suo discorso per il 2023, di cui riportiamo due passaggi. “La Cina di oggi, ha detto Xi, è un Paese strettamente legato al mondo. Nell’ultimo anno ho ospitato parecchi amici, sia vecchi che nuovi, a Pechino. Ho anche viaggiato all’estero per comunicare al mondo le proposte della Cina”.
“I cambiamenti mai visti in un secolo, ha proseguito il leader, si stanno svolgendo a un ritmo più veloce e il mondo non è ancora un luogo tranquillo. Abbiamo a cuore la pace e lo sviluppo e diamo valore ad amici e partner come abbiamo sempre fatto. Siamo saldi dalla parte giusta della storia e dalla parte della civiltà umana e del progresso. Lavoriamo duramente per contribuire con la saggezza e le soluzioni della Cina alla causa della pace e dello sviluppo per tutta l’umanità”.
Il presidente ha poi citato dei versi di Su Shi, un famoso poeta cinese: “Sfida il più difficile e mira al più lontano”. “Per quanto il viaggio sia lungo, ha concluso, raggiungeremo la nostra destinazione se manteniamo la rotta; per quanto difficile sia il compito, riusciremo a portare a termine il lavoro se continuiamo a lavorarci. Finché abbiamo la determinazione di spostare le montagne e la perseveranza di continuare a camminare, finché manteniamo i piedi per terra e andiamo avanti nel nostro viaggio facendo progressi costanti, trasformeremo i nostri grandi obiettivi in realtà”.
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