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Attualità

L’Antitrust indaga sul carrello della spesa

di Giovanni Vasso -


Era ora: l’Antitrust apre un’indagine sul carrello della spesa. L’Agcm ha acceso un faro sull’impennata dei costi dei generi alimentari. Rincari che tutti abbiamo, purtroppo, imparato a conoscere. E che hanno caratterizzato, infiammandola, una fase recente (e fin troppo difficile) della storia recente del Paese. Tra pandemia e guerre, tra everything shortage e bollette impazzite, supply chain allungate, ristrette, riannodate e rabberciate. Ogni scossone del mondo ha comportato un costo, pesante, sui bilanci delle famiglie.

L’Antitrust e l’inchiesta sul carrello della spesa

E, sul cibo, il prezzo da pagare è stato ancora più alto. Già, perché come ha messo nero su bianco l’autorità garante per la concorrenza e il mercato, se il livello dei prezzi medi è salito di circa il 17%, i costi dei generi alimentari agli utenti finali, e quindi alle famiglie, sono schizzati (letteralmente) del 24,9%. In pratica tutto costa un quarto in più rispetto a prima. Il divario tra gli aumenti generali e quelli particolari relativi al cibo è pari a circa l’8 per cento in più. Un salasso, vero e proprio.

Cosa succede nella filiera?

Nel mirino dell’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust è finita la Grande distribuzione organizzata. I supermercati, le reti di fornitura. E, chiaramente, le modalità di azione tramite le quali le imprese del settore si approcciano al mercato. Con un occhio, anche, alle denunce giunte dalla filiera agroalimentare. Sono anni, lamentano gli agricoltori, che la Gdo scuce sempre meno, assottigliando così i margini di profitto delle aziende del settore primario. Che rischiano grosso anche perché debbono dribblare la burocrazia Ue e affrontare l’agguerritissima concorrenza extra europea. A cui, tra un po’, si aggiungerà pure quella del Sudamerica dopo l’accordo siglato con il Mercosur. L’autorità garante, quindi, ha deciso di valutare anche gli eventuali squilibri nella filiera.

I numeri dei consumatori

I consumatori hanno applaudito all’iniziativa Agcm. Sciorinando numeri e dati, come il Codacons, secondo cui in quattro anni la spesa media delle famiglie italiane medie è salita di 1.404 euro. Cifra che sfiora i 2mila euro (per la precisione si tratta di 1.915 euro) per i nuclei con due figli. Ma c’è pure chi, come l’Unc, chiede che non finisca tutto in un nulla di fatto. Reazioni positive sono giunte anche dalle sigle delle imprese agricole, come Copagri, che chieda venga fatta chiarezza sugli squilibri in filiera.

La posizione delle aziende agricole

“Su circa 100 euro spesi dai consumatori per prodotti freschi agli agricoltori resta un utile di appena 6 euro”, ha affermato il presidente Tommaso Battista. Che ha parlato pure di Antitrust “compressione o una crescita inadeguata dei propri margini, in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale verso la GDO e ulteriormente aggravata dal forte calo dei consumi fatto registrare nell’ultimo periodo, a sua volta legato all’aumento dell’inflazione e alla marcata diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie”.

Lo scetticismo della Gdo

La Gdo non l’ha presa benissimo. Federdistribuzione s’è chiesta come mai l’annuncio sia arrivato in concomitanza dell’apertura di Marca, il salone del comparto che si tiene a Bologna. Il presidente Buttarelli, però, è sereno: “Riteniamo di avere tutte le carte in regola perché questa indagine conoscitiva si concluda in maniera corretta e completi alcuni elementi di informazione che probabilmente l’Antitrust sta cercando per avere un quadro più ampio della situazione”. Adesso l’authority s’è presa di tempo fino al 31 gennaio. Per ottenere informazioni, aprendo ai contributi degli interessati. Nelle prossime settimane se ne saprà di più. E, forse, la folle rincorsa ai rincari potrà terminare.


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