LARTIGUE e RENEE PERLE: l’artista e la sua musa

Erano le 17.35 del 7 marzo 1930 a Parigi in Rue de la Pompe, nel prestigioso 16mo Arrondissement, quando Jacques Henry Lartigue incontrò per la prima volta Renee Perle, rimanendone abbagliato per la seducente e magnetica bellezza. Un angelo con la bocca a cuore e le occhiaie da diva, l’avrebbe definita più avanti. Lartigue, allora trentaseienne, era un pittore con la passione coltivata fin da bambino della fotografia : “soffrivo – diceva- di una specie di malattia, le cose che mi colpivano e mi stupivano ad un certo punto scomparivano dalla mia memoria per cui presi a fotografare tutti i momenti irripetibili della mia esistenza” . Di professione però si definiva pittore ed i suoi dipinti erano esposti con discreto successo nelle gallerie di Parigi e del Sud della Francia e tra le sue amicizie spiccavano personaggi del calibro di Picasso e Jean Cocteau. Renee era una ragazza alta, slanciata, una femme fatale dagli occhi scuri e labbra carnose, il volto seminascosto da un cappello a tesa larga: per la pelle abbronzata ed i capelli nerissimi Lartigue pensò fosse messicana e subito scorse in lei “qualcosa di magico”. In realtà lei era rumena di origine ebraica – forse fuggita dal suo paese per effetto dell’odio razziale che aveva preso a dilagare in Europa o più semplicemente in cerca di fortuna a Parigi – allora modella presso la Maison fondata nel 1900 dal famoso couturier George Camille Doeuillet. Lartigue se ne invaghì subito: “è bellissima – annota nel suo diario privato – la bocca piccola con le labbra completamente dipinte, gli occhi neri d’ebano, le mani affusolate e da bambina, una nuvola di profumo emerge dal suo collo di pelliccia”. Ne nacque una storia d’amore durata due anni, una sorta di “eterna vacanza” trascorsa nel Sud della Francia tra Cannes, Biarritz, Juan-les-Pins, Antibes con la bella Renee assurta al ruolo di musa fotografica di Lartigue, alla stregua di Kiki de Montparnasse per Man Ray. La “ragazza parasole”, come Lartigue l’aveva soprannominata per via di quel cappello che indossava al loro primo incontro, aveva personalità da vendere ed un innato buon gusto che ne fecero in breve una vera e propria icona di stile e bellezza; amava un abbigliamento comodo, dal sapore androgino, pantaloni larghi, canottiere, t-shirt, crop top aderenti , unghie laccate di scuro ed una miriade di braccialetti tintinnanti attorno ai polsi. Ottanta anni dopo lo stilista inglese John Galliano, direttore creativo della Maison Dior, avrebbe tratto ispirazione dal suo stile unico e raffinato per alcune collezioni, definendola “ una civetta gattina parigina”. Immortalata in migliaia di scatti da Lartigue che ne fece il suo epicentro fotografico, Renee appariva sempre carismatica ed impeccabile dai vestiti all’acconciatura, dal trucco alla posa, protagonista di un’ eleganza senza tempo e senza artifici. Chiosa in proposito Lartigue: “ Renee è al di sopra di qualunque donna, così elegante e misteriosa da far sbiadire le altre”. Nel 1932 la storia d’amore tra Renee ed Henry ebbe fine e le loro strade si divisero. Lartigue si concentrò sulla pittura fino a quando la sua produzione fotografica, scoperta sucessivamente ad una mostra tenutasi al MoMa di New York nel 1963, lo consacrò presso il grande pubblico come un artista indiscusso del XX secolo, facendone un fotografo di grido ricercato da riviste di moda e di design. Renee, la sua magnifica musa, scivolò lentamente nell’ oscurità: continuò a fare ancora la modella per qualche anno dedicandosi anche, con poca fortuna, alla pittura fino alla morte, avvenuta nel 1977 durante un soggiorno nel sud della Francia. Lartigue la seguirà, ormai ultranovantenne, nove anni dopo, il 12 settembre 1986. Di entrambi ci rimane una foto che li ritrae insieme, forse durante una vacanza a Biarritz: giovani, eleganti, belli e innamorati
Maria Giulia Genelli

Erano le 17.35 del 7 marzo 1930 a Parigi in Rue de la Pompe, nel prestigioso 16mo Arrondissement, quando Jacques Henry Lartigue incontrò per la prima volta Renee Perle, rimanendone abbagliato per la seducente e magnetica bellezza. Un angelo con la bocca a cuore e le occhiaie da diva, l’avrebbe definita più avanti. Lartigue, allora trentaseienne, era un pittore con la passione coltivata fin da bambino della fotografia : “soffrivo – diceva- di una specie di malattia, le cose che mi colpivano e mi stupivano ad un certo punto scomparivano dalla mia memoria per cui presi a fotografare tutti i momenti irripetibili della mia esistenza” . Di professione però si definiva pittore ed i suoi dipinti erano esposti con discreto successo nelle gallerie di Parigi e del Sud della Francia e tra le sue amicizie spiccavano personaggi del calibro di Picasso e Jean Cocteau. Renee era una ragazza alta, slanciata, una femme fatale dagli occhi scuri e labbra carnose, il volto seminascosto da un cappello a tesa larga: per la pelle abbronzata ed i capelli nerissimi Lartigue pensò fosse messicana e subito scorse in lei “qualcosa di magico”. In realtà lei era rumena di origine ebraica – forse fuggita dal suo paese per effetto dell’odio razziale che aveva preso a dilagare in Europa o più semplicemente in cerca di fortuna a Parigi – allora modella presso la Maison fondata nel 1900 dal famoso couturier George Camille Doeuillet. Lartigue se ne invaghì subito: “è bellissima – annota nel suo diario privato – la bocca piccola con le labbra completamente dipinte, gli occhi neri d’ebano, le mani affusolate e da bambina, una nuvola di profumo emerge dal suo collo di pelliccia”. Ne nacque una storia d’amore durata due anni, una sorta di “eterna vacanza” trascorsa nel Sud della Francia tra Cannes, Biarritz, Juan-les-Pins, Antibes con la bella Renee assurta al ruolo di musa fotografica di Lartigue, alla stregua di Kiki de Montparnasse per Man Ray. La “ragazza parasole”, come Lartigue l’aveva soprannominata per via di quel cappello che indossava al loro primo incontro, aveva personalità da vendere ed un innato buon gusto che ne fecero in breve una vera e propria icona di stile e bellezza; amava un abbigliamento comodo, dal sapore androgino, pantaloni larghi, canottiere, t-shirt, crop top aderenti , unghie laccate di scuro ed una miriade di braccialetti tintinnanti attorno ai polsi. Ottanta anni dopo lo stilista inglese John Galliano, direttore creativo della Maison Dior, avrebbe tratto ispirazione dal suo stile unico e raffinato per alcune collezioni, definendola “ una civetta gattina parigina”. Immortalata in migliaia di scatti da Lartigue che ne fece il suo epicentro fotografico, Renee appariva sempre carismatica ed impeccabile dai vestiti all’acconciatura, dal trucco alla posa, protagonista di un’ eleganza senza tempo e senza artifici. Chiosa in proposito Lartigue: “ Renee è al di sopra di qualunque donna, così elegante e misteriosa da far sbiadire le altre”. Nel 1932 la storia d’amore tra Renee ed Henry ebbe fine e le loro strade si divisero. Lartigue si concentrò sulla pittura fino a quando la sua produzione fotografica, scoperta sucessivamente ad una mostra tenutasi al MoMa di New York nel 1963, lo consacrò presso il grande pubblico come un artista indiscusso del XX secolo, facendone un fotografo di grido ricercato da riviste di moda e di design. Renee, la sua magnifica musa, scivolò lentamente nell’ oscurità: continuò a fare ancora la modella per qualche anno dedicandosi anche, con poca fortuna, alla pittura fino alla morte, avvenuta nel 1977 durante un soggiorno nel sud della Francia. Lartigue la seguirà, ormai ultranovantenne, nove anni dopo, il 12 settembre 1986. Di entrambi ci rimane una foto che li ritrae insieme, forse durante una vacanza a Biarritz: giovani, eleganti, belli e innamorati
Maria Giulia Genelli

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