L’ATTESA

Il tempo dell’attesa è il tempo della conoscenza, di noi stessi e delle cose del mondo. E’ lo sguardo che penetra, che indaga, che cerca d’arrivare all’essenza di ciò che ci governa

Una giovane enologa siciliana, Arianna Occhipinti, in un’intervista mi disse: “la terra mi ha insegnato il tempo dell’attesa”. Un tempo diventato estraneo al nostro tempo, che invece predilige la fretta, il fare continuo, la velocità, il desiderio d’ottenere tutto e subito. Eppure l’attesa è il tempo della ponderazione, della riflessione, della maturazione e del rispetto delle dinamiche che governano la crescita e lo sviluppo delle persone e delle cose. La natura è pervasa dall’attesa. Il seme che cade nella terra, la penetra, la vive, col tempo la feconda e diventa pianta, albero e poi frutto. Il bimbo, che una madre porta in grembo, attende nove mesi per essere pronto ad affacciarsi al mondo. E in ogni frutto che la natura ci offre, la perfezione è la sua misura. Tutto ciò che avviene lontano dall’attesa è precario, lacunoso, fragile. Invece noi abbiamo bisogno di alimentare un pensiero e un’azione che siano fecondanti, capaci di indicare una via, un percorso di senso. Capaci di sviluppare un’energia coinvolgente che scatena altra energia. Capaci di resistere al tempo, per continuare a regalarci spunti ed elementi utili a far emergere nuove creatività, nuove realtà, nuovi sogni, nuova bellezza. L’attesa, quando è la conseguenza di un lavoro costante di ricerca, di applicazione e di rispetto della materia che si vuol modellare è un atto di umiltà, perché in essa è insita la consapevolezza della precarietà del tutto, della possibilità d’un fallimento e di un impegno a ricominciare, a riprendere un cammino interrotto che porti alla nascita di quanto sperato. Il tempo dell’attesa è il tempo della conoscenza, di noi stessi e delle cose del mondo. E’ lo sguardo che penetra, che indaga, che cerca d’arrivare all’essenza di ciò che ci governa. E’ il tempo per confrontarci con il mistero che è insito in noi. Quel fremito sottile, quel brivido che arriva improvviso squarciando di luce un momento, nel quale, per un attimo e solo per un attimo percepiamo il bagliore della verità.

Romolo Paradiso

Il tempo dell’attesa è il tempo della conoscenza, di noi stessi e delle cose del mondo. E’ lo sguardo che penetra, che indaga, che cerca d’arrivare all’essenza di ciò che ci governa

Una giovane enologa siciliana, Arianna Occhipinti, in un’intervista mi disse: “la terra mi ha insegnato il tempo dell’attesa”. Un tempo diventato estraneo al nostro tempo, che invece predilige la fretta, il fare continuo, la velocità, il desiderio d’ottenere tutto e subito. Eppure l’attesa è il tempo della ponderazione, della riflessione, della maturazione e del rispetto delle dinamiche che governano la crescita e lo sviluppo delle persone e delle cose. La natura è pervasa dall’attesa. Il seme che cade nella terra, la penetra, la vive, col tempo la feconda e diventa pianta, albero e poi frutto. Il bimbo, che una madre porta in grembo, attende nove mesi per essere pronto ad affacciarsi al mondo. E in ogni frutto che la natura ci offre, la perfezione è la sua misura. Tutto ciò che avviene lontano dall’attesa è precario, lacunoso, fragile. Invece noi abbiamo bisogno di alimentare un pensiero e un’azione che siano fecondanti, capaci di indicare una via, un percorso di senso. Capaci di sviluppare un’energia coinvolgente che scatena altra energia. Capaci di resistere al tempo, per continuare a regalarci spunti ed elementi utili a far emergere nuove creatività, nuove realtà, nuovi sogni, nuova bellezza. L’attesa, quando è la conseguenza di un lavoro costante di ricerca, di applicazione e di rispetto della materia che si vuol modellare è un atto di umiltà, perché in essa è insita la consapevolezza della precarietà del tutto, della possibilità d’un fallimento e di un impegno a ricominciare, a riprendere un cammino interrotto che porti alla nascita di quanto sperato. Il tempo dell’attesa è il tempo della conoscenza, di noi stessi e delle cose del mondo. E’ lo sguardo che penetra, che indaga, che cerca d’arrivare all’essenza di ciò che ci governa. E’ il tempo per confrontarci con il mistero che è insito in noi. Quel fremito sottile, quel brivido che arriva improvviso squarciando di luce un momento, nel quale, per un attimo e solo per un attimo percepiamo il bagliore della verità.

Romolo Paradiso

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