LAVORO:  IMPRESE E SINDACATI CONCORDI CONTRO IL VIRUS SERVE LO SMART WORKING

 

Il dilagarsi del Coronavirus nel nostro paese non rappresenta soltanto un’emergenza sanitaria ma anche un grosso problema per il lavoro. Sotto questo profilo, imprese e sindacati sembrano andare a braccetto. A loro giudizio una possibile misura per contenere gli effetti dell’epidemia e’ il cosiddetto ”smart working”, ossia svolgere l’attivita’ lavorativa senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, che in pratica si puo’ svolgere tranquillamente anche da casa.  Secondo Unimpresa, oltre a chiedere a Bruxelles una deroga sui vincoli di bilancio, l’Italia ”puo’ sfruttare questa emergenza sanitaria per attivare un piano nazionale in infrastrutture strategiche nelle aree che ancora vedono il Paese in fondo alle classifiche per quanto riguarda lo smart working, l’unified communication (la comunicazione unificata, ndr) nella pubblica amministrazione e la completa digitalizzazione della P.A. Solo queste poche misure avrebbero un impatto positivo in termini di aumento della produttività, abbattimento delle spese della P.A. e un aumento del pil di 4/5 punti percentuali già dal primo anno, andando a coprire la recessione di fatto esistente in questo momento”. A giudizio di Unimpresa il Governo ha avuto un comportamento corretto nella gestione immediata dell’emergenza sanitaria ma non per quanto riguarda l’economia. ”Le solite soluzioni come la sospensione dei mutui o la cassa integrazione o ancora la sospensione delle tasse possono alleviare la pressione fiscale in quella precisa area, ma in un caso come questo dove l’intera nazione si e’ svegliata all’improvviso scoprendo di essere una isola circondata da nazioni che di fatto consigliano di non venire da noi e’ evidente – osserva l’associazione – che l’impatto economico non sara’ esclusivamente diretto alle aree colpite ma riguardera’ l’intero tessuto imprenditoriale nazionale”. Da qui, per Unimpresa, l’esigenza di una ”scossa” da parte dell’Esecutivo affinche’ metta in campo ”progetti strutturali in grado di rimettere in moto l’economia, abbassare la pressione fiscale e fare aumentare i salari”. Anche il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, considerara lo smart working ” uno strumento utile e moderno che va incentivato in tutti i luoghi di lavoro per contrastare gli effetti dell’epidemia da coronavirus. Negli ultimi anni vi è stata una grande diffusione quasi esclusivamente nelle aziende medio-grandi e sempre sulla base di accordi collettivi aziendali (nonostante la legge lo vincoli al solo accordo individuale) che solitamente prevedono la possibilità  che la prestazione avvenga in modalità di lavoro agile per alcuni giorni nella settimana. Quanto stabilito recentemente dal Governo rappresenta l’unica modalità veloce per evitare che certe attività si fermino ed è quindi comprensibile la deroga all’accordo individuale. Ovviamente ciò si giustifica solo in fase di emergenza, ed infatti il nuovo DPCM fissa una scadenza, dopo la quale sarà necessario stipulare un accordo con il lavoratore. Inoltre il sindacato si farà parte attiva per promuovere l’utilizzo di questo strumento in quante più aziende possibile, anche con specifici accordi aziendali e territoriali”. Lo smart working, conclude Sbarra,  sarà tuttavia applicabile solo in una parte delle aziende. ”Per tutti gli altri lavoratori costretti a sospendere le attività lavorative occorrono misure immediate e generalizzate di sostegno al reddito, in quanto su di essi non deve ricadere alcuna perdita di retribuzione, né la costrizione ad utilizzare giornate di ferie o malattia”.

 

Il dilagarsi del Coronavirus nel nostro paese non rappresenta soltanto un’emergenza sanitaria ma anche un grosso problema per il lavoro. Sotto questo profilo, imprese e sindacati sembrano andare a braccetto. A loro giudizio una possibile misura per contenere gli effetti dell’epidemia e’ il cosiddetto ”smart working”, ossia svolgere l’attivita’ lavorativa senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, che in pratica si puo’ svolgere tranquillamente anche da casa.  Secondo Unimpresa, oltre a chiedere a Bruxelles una deroga sui vincoli di bilancio, l’Italia ”puo’ sfruttare questa emergenza sanitaria per attivare un piano nazionale in infrastrutture strategiche nelle aree che ancora vedono il Paese in fondo alle classifiche per quanto riguarda lo smart working, l’unified communication (la comunicazione unificata, ndr) nella pubblica amministrazione e la completa digitalizzazione della P.A. Solo queste poche misure avrebbero un impatto positivo in termini di aumento della produttività, abbattimento delle spese della P.A. e un aumento del pil di 4/5 punti percentuali già dal primo anno, andando a coprire la recessione di fatto esistente in questo momento”. A giudizio di Unimpresa il Governo ha avuto un comportamento corretto nella gestione immediata dell’emergenza sanitaria ma non per quanto riguarda l’economia. ”Le solite soluzioni come la sospensione dei mutui o la cassa integrazione o ancora la sospensione delle tasse possono alleviare la pressione fiscale in quella precisa area, ma in un caso come questo dove l’intera nazione si e’ svegliata all’improvviso scoprendo di essere una isola circondata da nazioni che di fatto consigliano di non venire da noi e’ evidente – osserva l’associazione – che l’impatto economico non sara’ esclusivamente diretto alle aree colpite ma riguardera’ l’intero tessuto imprenditoriale nazionale”. Da qui, per Unimpresa, l’esigenza di una ”scossa” da parte dell’Esecutivo affinche’ metta in campo ”progetti strutturali in grado di rimettere in moto l’economia, abbassare la pressione fiscale e fare aumentare i salari”. Anche il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, considerara lo smart working ” uno strumento utile e moderno che va incentivato in tutti i luoghi di lavoro per contrastare gli effetti dell’epidemia da coronavirus. Negli ultimi anni vi è stata una grande diffusione quasi esclusivamente nelle aziende medio-grandi e sempre sulla base di accordi collettivi aziendali (nonostante la legge lo vincoli al solo accordo individuale) che solitamente prevedono la possibilità  che la prestazione avvenga in modalità di lavoro agile per alcuni giorni nella settimana. Quanto stabilito recentemente dal Governo rappresenta l’unica modalità veloce per evitare che certe attività si fermino ed è quindi comprensibile la deroga all’accordo individuale. Ovviamente ciò si giustifica solo in fase di emergenza, ed infatti il nuovo DPCM fissa una scadenza, dopo la quale sarà necessario stipulare un accordo con il lavoratore. Inoltre il sindacato si farà parte attiva per promuovere l’utilizzo di questo strumento in quante più aziende possibile, anche con specifici accordi aziendali e territoriali”. Lo smart working, conclude Sbarra,  sarà tuttavia applicabile solo in una parte delle aziende. ”Per tutti gli altri lavoratori costretti a sospendere le attività lavorative occorrono misure immediate e generalizzate di sostegno al reddito, in quanto su di essi non deve ricadere alcuna perdita di retribuzione, né la costrizione ad utilizzare giornate di ferie o malattia”.

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