“L’avviso a Meloni arriva da destra: giudici contro la riforma”

“Troppi distinguo sulla riforma della giustizia. Parte della maggioranza non vuole inimicarsi qualche corrente della magistratura”. A dirlo l’ex togato e autore del best seller “Lobby & Logge” Luca Palamara.

Il caso di Matteo Messina Denaro riapre il dibattito sulle intercettazioni. Quale la sua idea?

C’è una polemica strumentale. Non mi pare che Nordio, o altri che siano intervenuti sul tema, abbiano messo in discussione le intercettazioni che servono al processo come, d’altronde, avvenuto in occasione della cattura di Mattero Messina Denaro. Lo Stato, i magistrati e le forze dell’ordine, in questo caso, hanno dimostrato il massimo livello di professionalità. Guai a toccare queste situazioni, su cui infatti non c’è stato alcun dibattito. Ci sono, invece, intercettazioni che non c’entrano niente con i processi e la cui pubblicazione serve ad altro come, ad esempio, sputtanare il nemico di turno sui giornali amici. Su tale aspetto penso sia giusto intervenire per riscrivere le regole della democrazia e garantire un vivere civile. Non c’è bisogno di ricorrere all’insulto o peggio dare dell’incompetente a un ministro come fatto da Carofiglio, ieri, in un’intervista su Repubblica.

Palamara, intanto, continua a far discutere. Travaglio, ad esempio, ricorda una sua dichiarazione su Nordio?

Mi spiace aver urtato la suscettibilità di Travaglio, richiamando un suo editoriale rispetto al quale aveva dimostrato grande onestà intellettuale sul tema delle intercettazioni. L’ho fatto da uomo libero. Mi auguro che altrettanto possa fare lui, senza ricorrere alle offese personali. Oggi prendo atto che ha cambiato idea chiamandomi “Ciccio”, rievocando una mia chat servita recentemente ad una esponente della sinistra giudiziaria del Csm per giustiziare il Procuratore di Terni solo perché ritenuto mio amico. Il tempo è galantuomo. Saprà rimettere a posto le cose. Quanto a magistrati coinvolti in vicende giudiziarie devo pensare che nemmeno il direttore de “Il Fatto Quotidiano” legga attentamente il suo giornale.

Il Trojan, a suo parere, in quali casi dovrebbe essere utilizzato?

Il trojan è un prezioso strumento nei reati di mafia e terrorismo e indubbiamente può esserlo per tutti i reati spia, corruzione inclusa. Come tutti gli strumenti innovativi, però, deve essere maneggiato con cura, soprattutto quando incide su diritti costituzionalmente tutelati. Quando ciò non avviene nascono quelle porcherie che il ministro Nordio si propone di eliminare. Il problema, quindi, non è lo strumento in sé, ma al contrario l’illecito utilizzo che di questo strumento può essere fatto, come recenti vicende chiaramente e plasticamente insegnano.

Nordio ha la possibilità di riformare davvero la giustizia?

Al momento mi sembrano esserci troppi distinguo sulla riforma della giustizia ed il timore di una parte della maggioranza di non inimicarsi qualche corrente della magistratura. Così diventa più difficile. Detto ciò, da quello che posso intuire non mi sembra intenzione di Nordio quella di fermarsi.

C’è qualcuno che lo sta ostacolando all’interno della maggioranza?

Più che ostacoli i soliti spauracchi. Sullo sfondo molti sherpa, che millantando conoscenze all’interno della magistratura, mettono in guardia il governo su possibili ed imminenti iniziative giudiziarie. Da qui la parola d’ordine: lasciamo stare, non facciamo riforme che possono agitare la parte più rumorosa della magistratura. Temo, comunque, che questa volta l’operazione non riesca perché non solo gli addetti ai lavori, ma anche molti cittadini, iniziano a capire e ad avvertite disagio verso tante storture che quotidianamente emergono.

Qualcuno dice che vuole proporre una Cartabia 2.0. È davvero così?

Come dice qualcuno, lo scopriremo solo vivendo.

Quali devono essere le priorità su cui intervenire, soprattutto per quanto concerne la magistratura?

È indubbio che la priorità debba riguardare il tema dei tempi certi nella definizione dei processi, della uniformità dei giudizi e ovviamente anche della necessità di creare strutture che possano rendere più funzionale il lavoro dei magistrati. Allo stesso tempo dopo 75 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, penso sia giusto affrontare tematiche di livello ordinamentale, tra cui la separazione delle carriere, la composizione del Csm e rivedere la correntocrazia esistente all’interno della magistratura. Si tratta di tematiche sulle quali è giusto svolgere una riflessione a tutto tondo, uscendo fuori dalla logica di contrapposizione tra politica e magistratura.

L’ultimo presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, in una recente intervista pubblicata su queste colonne, ha fatto intendere un collegamento tra massoneria, magistratura e criminalità organizzata soprattutto nella terra di Cosa Nostra. Ha qualcosa ha a che vedere con le logge descritte nel suo libro?

Direi che il racconto di Morra si innesta alla perfezione sul mondo invisibile che tenta di penetrare il mondo delle istituzioni e che è ben raffigurato anche da una vicenda che dopo averla appresa mi ha molto turbato e sulla quale mi auguro possano accendersi i riflettori.

Quale?

Parlo della sparizione dei files su Matteo Messina Denaro contenuti nei dispositivi nella disponibilità di un finanziere Carlo Pulici, allontanato dalla Procura di Palermo nel 2015 e dei quali ancora oggi non si ha nessuna traccia.

“Troppi distinguo sulla riforma della giustizia. Parte della maggioranza non vuole inimicarsi qualche corrente della magistratura”. A dirlo l’ex togato e autore del best seller “Lobby & Logge” Luca Palamara.

Il caso di Matteo Messina Denaro riapre il dibattito sulle intercettazioni. Quale la sua idea?

C’è una polemica strumentale. Non mi pare che Nordio, o altri che siano intervenuti sul tema, abbiano messo in discussione le intercettazioni che servono al processo come, d’altronde, avvenuto in occasione della cattura di Mattero Messina Denaro. Lo Stato, i magistrati e le forze dell’ordine, in questo caso, hanno dimostrato il massimo livello di professionalità. Guai a toccare queste situazioni, su cui infatti non c’è stato alcun dibattito. Ci sono, invece, intercettazioni che non c’entrano niente con i processi e la cui pubblicazione serve ad altro come, ad esempio, sputtanare il nemico di turno sui giornali amici. Su tale aspetto penso sia giusto intervenire per riscrivere le regole della democrazia e garantire un vivere civile. Non c’è bisogno di ricorrere all’insulto o peggio dare dell’incompetente a un ministro come fatto da Carofiglio, ieri, in un’intervista su Repubblica.

Palamara, intanto, continua a far discutere. Travaglio, ad esempio, ricorda una sua dichiarazione su Nordio?

Mi spiace aver urtato la suscettibilità di Travaglio, richiamando un suo editoriale rispetto al quale aveva dimostrato grande onestà intellettuale sul tema delle intercettazioni. L’ho fatto da uomo libero. Mi auguro che altrettanto possa fare lui, senza ricorrere alle offese personali. Oggi prendo atto che ha cambiato idea chiamandomi “Ciccio”, rievocando una mia chat servita recentemente ad una esponente della sinistra giudiziaria del Csm per giustiziare il Procuratore di Terni solo perché ritenuto mio amico. Il tempo è galantuomo. Saprà rimettere a posto le cose. Quanto a magistrati coinvolti in vicende giudiziarie devo pensare che nemmeno il direttore de “Il Fatto Quotidiano” legga attentamente il suo giornale.

Il Trojan, a suo parere, in quali casi dovrebbe essere utilizzato?

Il trojan è un prezioso strumento nei reati di mafia e terrorismo e indubbiamente può esserlo per tutti i reati spia, corruzione inclusa. Come tutti gli strumenti innovativi, però, deve essere maneggiato con cura, soprattutto quando incide su diritti costituzionalmente tutelati. Quando ciò non avviene nascono quelle porcherie che il ministro Nordio si propone di eliminare. Il problema, quindi, non è lo strumento in sé, ma al contrario l’illecito utilizzo che di questo strumento può essere fatto, come recenti vicende chiaramente e plasticamente insegnano.

Nordio ha la possibilità di riformare davvero la giustizia?

Al momento mi sembrano esserci troppi distinguo sulla riforma della giustizia ed il timore di una parte della maggioranza di non inimicarsi qualche corrente della magistratura. Così diventa più difficile. Detto ciò, da quello che posso intuire non mi sembra intenzione di Nordio quella di fermarsi.

C’è qualcuno che lo sta ostacolando all’interno della maggioranza?

Più che ostacoli i soliti spauracchi. Sullo sfondo molti sherpa, che millantando conoscenze all’interno della magistratura, mettono in guardia il governo su possibili ed imminenti iniziative giudiziarie. Da qui la parola d’ordine: lasciamo stare, non facciamo riforme che possono agitare la parte più rumorosa della magistratura. Temo, comunque, che questa volta l’operazione non riesca perché non solo gli addetti ai lavori, ma anche molti cittadini, iniziano a capire e ad avvertite disagio verso tante storture che quotidianamente emergono.

Qualcuno dice che vuole proporre una Cartabia 2.0. È davvero così?

Come dice qualcuno, lo scopriremo solo vivendo.

Quali devono essere le priorità su cui intervenire, soprattutto per quanto concerne la magistratura?

È indubbio che la priorità debba riguardare il tema dei tempi certi nella definizione dei processi, della uniformità dei giudizi e ovviamente anche della necessità di creare strutture che possano rendere più funzionale il lavoro dei magistrati. Allo stesso tempo dopo 75 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, penso sia giusto affrontare tematiche di livello ordinamentale, tra cui la separazione delle carriere, la composizione del Csm e rivedere la correntocrazia esistente all’interno della magistratura. Si tratta di tematiche sulle quali è giusto svolgere una riflessione a tutto tondo, uscendo fuori dalla logica di contrapposizione tra politica e magistratura.

L’ultimo presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, in una recente intervista pubblicata su queste colonne, ha fatto intendere un collegamento tra massoneria, magistratura e criminalità organizzata soprattutto nella terra di Cosa Nostra. Ha qualcosa ha a che vedere con le logge descritte nel suo libro?

Direi che il racconto di Morra si innesta alla perfezione sul mondo invisibile che tenta di penetrare il mondo delle istituzioni e che è ben raffigurato anche da una vicenda che dopo averla appresa mi ha molto turbato e sulla quale mi auguro possano accendersi i riflettori.

Quale?

Parlo della sparizione dei files su Matteo Messina Denaro contenuti nei dispositivi nella disponibilità di un finanziere Carlo Pulici, allontanato dalla Procura di Palermo nel 2015 e dei quali ancora oggi non si ha nessuna traccia.

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