LE CONFERENZE E I DISCORSI DI CAMUS Una antologia dal 1937 al 1958

Trentaquattro discorsi pubblici pronunciati da Albert Camus, dal 1937 al 1958,  sono stati raccoIti per la prima volta in “Conferenze e discorsi” (Ed. Bompiani, 2020). Di intervento in intervento, lo scrittore descrive e affronta quella che definisce la “crisi dell’uomo”; si sforza di restituire voce e dignità a coloro che ne sono stati privati da mezzo secolo. Sono discorsi pieni di un profondo senso di civiltà. Per Camus, infatti, quella di uomo è una professione, ritagliata su misura per ogni individuo, che consiste nell’opporsi al male del mondo per diminuirne la sofferenza. E lo scrittore non può sottrarsi a questo compito. “Preferisco uomini impegnati a letterature impegnate”, scrive Camus nei suoi “Taccuini”.

“Il coraggio nella vita e il talento nelle opere non sono poi così male”. E’ sottile il distinguo fra cultura e civiltà, ma è sulla seconda, unita al sentimento fraterno, che gli uomini devono poter contare per vincere l’eterna lotta contro il loro destino. La conferma del suo pensiero è in questo volume. Premio Nobel per la letteratura (1957) è uno dei “grandi” cui l’Europa deve molto, perché sostenne una realtà politica e sociale, ma anche storica e culturale alla base di un nuovo umanesimo, ispirato essenzialmente dalla solidarietà. Dopo la Seconda guerra mondiale, Camus fu tra coloro che parteciparono attivamente, a Parigi, al Primo Congresso internazionale del Movimento federalista europeo (fondato da Altiero Spinelli e Ursula Hirschman, con l’obiettivo di dar vita agli Stati Uniti d’Europa).

Nel discorso di ringraziamento per il Nobel (10 dicembre 1957), tra l’altro, Camus sostenne che il ruolo dello scrittore comporta doveri difficili. Perché “per definizione – precisò – non può mettersi, oggi, al servizio di coloro che fanno la storia: è al servizio di coloro che la subiscono. Altrimenti si ritrova solo e privato della propria arte. Tutti gli eserciti della tirannia, con i loro milioni di uomini, non lo sottrarranno alla solitudine, anche e soprattutto se lui acconsente di andare al loro passo”. Albert Camus (1913-1960) nacque in Algeria, dove studiò e cominciò a lavorare come attore e giornalista. Affermatosi, nel 1942, con “Lo straniero” e con il saggio “Il mito di Sisifo”, raggiunse un vasto riconoscimento di pubblico con “La peste”. Oltre ai titoli ricordati, è stato Autore di: “Il diritto e il rovescio”, “L’uomo in rivolta” “La caduta”, “Corrispondenze per Combat 1944/1947”.

red

Trentaquattro discorsi pubblici pronunciati da Albert Camus, dal 1937 al 1958,  sono stati raccoIti per la prima volta in “Conferenze e discorsi” (Ed. Bompiani, 2020). Di intervento in intervento, lo scrittore descrive e affronta quella che definisce la “crisi dell’uomo”; si sforza di restituire voce e dignità a coloro che ne sono stati privati da mezzo secolo. Sono discorsi pieni di un profondo senso di civiltà. Per Camus, infatti, quella di uomo è una professione, ritagliata su misura per ogni individuo, che consiste nell’opporsi al male del mondo per diminuirne la sofferenza. E lo scrittore non può sottrarsi a questo compito. “Preferisco uomini impegnati a letterature impegnate”, scrive Camus nei suoi “Taccuini”.

“Il coraggio nella vita e il talento nelle opere non sono poi così male”. E’ sottile il distinguo fra cultura e civiltà, ma è sulla seconda, unita al sentimento fraterno, che gli uomini devono poter contare per vincere l’eterna lotta contro il loro destino. La conferma del suo pensiero è in questo volume. Premio Nobel per la letteratura (1957) è uno dei “grandi” cui l’Europa deve molto, perché sostenne una realtà politica e sociale, ma anche storica e culturale alla base di un nuovo umanesimo, ispirato essenzialmente dalla solidarietà. Dopo la Seconda guerra mondiale, Camus fu tra coloro che parteciparono attivamente, a Parigi, al Primo Congresso internazionale del Movimento federalista europeo (fondato da Altiero Spinelli e Ursula Hirschman, con l’obiettivo di dar vita agli Stati Uniti d’Europa).

Nel discorso di ringraziamento per il Nobel (10 dicembre 1957), tra l’altro, Camus sostenne che il ruolo dello scrittore comporta doveri difficili. Perché “per definizione – precisò – non può mettersi, oggi, al servizio di coloro che fanno la storia: è al servizio di coloro che la subiscono. Altrimenti si ritrova solo e privato della propria arte. Tutti gli eserciti della tirannia, con i loro milioni di uomini, non lo sottrarranno alla solitudine, anche e soprattutto se lui acconsente di andare al loro passo”. Albert Camus (1913-1960) nacque in Algeria, dove studiò e cominciò a lavorare come attore e giornalista. Affermatosi, nel 1942, con “Lo straniero” e con il saggio “Il mito di Sisifo”, raggiunse un vasto riconoscimento di pubblico con “La peste”. Oltre ai titoli ricordati, è stato Autore di: “Il diritto e il rovescio”, “L’uomo in rivolta” “La caduta”, “Corrispondenze per Combat 1944/1947”.

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