“Le denunce dei bambini lasciati senza luce e acqua”

“Stiamo parlando di bambini che vivono senza acqua e senza luce, di chi doveva trovare lavoretti in nero per farsi la spesa”. È quanto racconta Gianfranco Cartisano, responsabile territoriale di Uiltucs Latina.

Cosa c’entra il vostro sindacato col caso Soumahoro?
Le indagini sono partite grazie alle segnalazioni di alcuni lavoratori, i quali, pur avendo prestato servizio alla cooperativa della suocera di Soumahoro, per un periodo che va dai 10 ai 12 mesi, non hanno ricevuto un euro. Si sono, quindi, rivolti al sindacato che ha investito l’Ispettorato del Lavoro. Questo, nel giro di un mese, ha convocato le parti, compresi i rappresentanti delle ormai conosciute Coop e la suocera del deputato. In quell’occasione vengono sottoscritti accordi individuali, per circa 400mila euro, da corrispondere ai singoli. Vedendo che già dalle prime rate c’era qualcosa che non andava, senza passare le pratiche ai legali, abbiamo investito subito il Prefetto, che però ha potuto pagare solo quattro di questi poveretti, ovvero gli unici che risultavano sulle carte. Altri ventidue padri e madri di famiglia, perché potrebbero essere molti di più, invece, sono appesi al loro destino o meglio ancora sono costretti a vivere alla giornata.

Cosa l’ha colpita di più della vicenda?
Quando è scoppiato il caso mediatico, nella sede del nostro sindacato sono arrivati dei minori che ci hanno raccontato storie drammatiche. Stiamo parlando di bambini che vivevano senza cibo, vestiario, luce e acqua. Questo è un triste capitolo che abbiamo denunciato a chi di dovere.

Come vivevano e probabilmente vivono questi minori?
Devo innanzitutto plaudire al coraggio di chi ha avuto la forza di parlare, pur non c’entrando nulla con i nostri assistiti. Questi ultimi hanno solo girato i nostri contatti agli adolescenti. Ci siamo, quindi, trovati di fronte a un racconto drammatico. Stiamo parlando di bambini che vivevano in abitazioni disagiate o meglio ancora in magazzini senza servizi, che utilizzavano come dormitori, ovviamente senza corrente e con impianti che non funzionavano. Ci siamo, quindi, recati dal Prefetto e gli abbiamo segnalato tutto”.

In questo contesto, pertanto, come andare avanti?
Dovevano vedere come arrangiare, non venendogli fornito il cibo. Stiamo parlando di chi deve sbarcare il lunario. Diversi probabilmente svolgevano qualche lavoretto in nero per sopravvivere.

Qualche bambina sarebbe stata costretta anche a prostituirsi?
C’è un servizio televisivo su questa vicenda che vale più di mille parole.

Al contrario, invece, i loro datori di lavoro, sembra che facessero la bella vita…
Questo non lo so. Le posso dire solo che molti lavoratori si sono, a dir poco indignati, quando hanno visto alcuni scatti e soprattutto quando sentito parlare di diritto alla moda. Il primo diritto è pagare chi lavora.

Ha mai incontrato i Soumahoro?
Ho avuto modo di confrontarmi con la suocera.

Che impressione le ha fatto?
Non è arrivata con l’autista. Né ho notato abiti particolari. Mi ha sorpreso, invece, quello che sosteneva, ovvero che i ritardi degli stipendi erano dovuti agli enti. Se fossero stati davvero negligenti da 22 mesi, avrebbe dovuto agire. Mi sono, quindi, sentito preso in giro, avendole raccontato del disagio che viveva chi si era rivolto a noi, a maggior ragione se i soldi per la figlia c’erano. A nostro avviso, doveva recedere subito i contratti e dare così una speranza a famiglie in seria difficoltà. È ingiustificabile dire non ho i soldi per bollette e stipendi.

Qualcuno ipotizza che dietro a questa vicenda ci sia qualche forza politica?
Non lo so. Posso solo dire che la maggior parte di quei Comuni, dove c’era una sorta di accelerazione ai progetti, spesso senza gara, erano in gran parte amministrati dalla sinistra. Detto ciò, i problemi di questa gente non devono avere colore politico.

“Stiamo parlando di bambini che vivono senza acqua e senza luce, di chi doveva trovare lavoretti in nero per farsi la spesa”. È quanto racconta Gianfranco Cartisano, responsabile territoriale di Uiltucs Latina.

Cosa c’entra il vostro sindacato col caso Soumahoro?
Le indagini sono partite grazie alle segnalazioni di alcuni lavoratori, i quali, pur avendo prestato servizio alla cooperativa della suocera di Soumahoro, per un periodo che va dai 10 ai 12 mesi, non hanno ricevuto un euro. Si sono, quindi, rivolti al sindacato che ha investito l’Ispettorato del Lavoro. Questo, nel giro di un mese, ha convocato le parti, compresi i rappresentanti delle ormai conosciute Coop e la suocera del deputato. In quell’occasione vengono sottoscritti accordi individuali, per circa 400mila euro, da corrispondere ai singoli. Vedendo che già dalle prime rate c’era qualcosa che non andava, senza passare le pratiche ai legali, abbiamo investito subito il Prefetto, che però ha potuto pagare solo quattro di questi poveretti, ovvero gli unici che risultavano sulle carte. Altri ventidue padri e madri di famiglia, perché potrebbero essere molti di più, invece, sono appesi al loro destino o meglio ancora sono costretti a vivere alla giornata.

Cosa l’ha colpita di più della vicenda?
Quando è scoppiato il caso mediatico, nella sede del nostro sindacato sono arrivati dei minori che ci hanno raccontato storie drammatiche. Stiamo parlando di bambini che vivevano senza cibo, vestiario, luce e acqua. Questo è un triste capitolo che abbiamo denunciato a chi di dovere.

Come vivevano e probabilmente vivono questi minori?
Devo innanzitutto plaudire al coraggio di chi ha avuto la forza di parlare, pur non c’entrando nulla con i nostri assistiti. Questi ultimi hanno solo girato i nostri contatti agli adolescenti. Ci siamo, quindi, trovati di fronte a un racconto drammatico. Stiamo parlando di bambini che vivevano in abitazioni disagiate o meglio ancora in magazzini senza servizi, che utilizzavano come dormitori, ovviamente senza corrente e con impianti che non funzionavano. Ci siamo, quindi, recati dal Prefetto e gli abbiamo segnalato tutto”.

In questo contesto, pertanto, come andare avanti?
Dovevano vedere come arrangiare, non venendogli fornito il cibo. Stiamo parlando di chi deve sbarcare il lunario. Diversi probabilmente svolgevano qualche lavoretto in nero per sopravvivere.

Qualche bambina sarebbe stata costretta anche a prostituirsi?
C’è un servizio televisivo su questa vicenda che vale più di mille parole.

Al contrario, invece, i loro datori di lavoro, sembra che facessero la bella vita…
Questo non lo so. Le posso dire solo che molti lavoratori si sono, a dir poco indignati, quando hanno visto alcuni scatti e soprattutto quando sentito parlare di diritto alla moda. Il primo diritto è pagare chi lavora.

Ha mai incontrato i Soumahoro?
Ho avuto modo di confrontarmi con la suocera.

Che impressione le ha fatto?
Non è arrivata con l’autista. Né ho notato abiti particolari. Mi ha sorpreso, invece, quello che sosteneva, ovvero che i ritardi degli stipendi erano dovuti agli enti. Se fossero stati davvero negligenti da 22 mesi, avrebbe dovuto agire. Mi sono, quindi, sentito preso in giro, avendole raccontato del disagio che viveva chi si era rivolto a noi, a maggior ragione se i soldi per la figlia c’erano. A nostro avviso, doveva recedere subito i contratti e dare così una speranza a famiglie in seria difficoltà. È ingiustificabile dire non ho i soldi per bollette e stipendi.

Qualcuno ipotizza che dietro a questa vicenda ci sia qualche forza politica?
Non lo so. Posso solo dire che la maggior parte di quei Comuni, dove c’era una sorta di accelerazione ai progetti, spesso senza gara, erano in gran parte amministrati dalla sinistra. Detto ciò, i problemi di questa gente non devono avere colore politico.

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