Le imprese manifatturiere: “Caro energia, misure insufficienti”

Sono critiche le imprese italiane, ed in particolare quelle del settore manifatturiero, che puntano tutto sull’export, sulle misure del Governo contro il caro energia. L’ultima in ordine di tempo a far sentire la propria voce è Anima, la confederazione che rappresenta le imprese della meccanica in seno a Confindustria. “Il rincaro dei prezzi energetici continua a colpire le imprese italiane – spiega in una nota – compresa la manifattura italiana. La bozza di decreto-legge emanata dal Governo per contrastare il caro energia non prende in considerazione le misure proposte da Confindustria al ministro Giorgetti, durante il tavolo di lavoro che si è svolto al Mise il 19 gennaio”.

La critica non appare una bocciatura totale dei provvedimenti inseriti nella Manovra. “Apprezziamo lo sforzo fatto dal Governo – dichiara Marco Nocivelli, presidente di Anima – per supportare il paese, ma quanto proposto nelle prime bozze è sicuramente insufficiente per sostenere l’impresa italiana. Soprattutto per quei settori, come la meccanica, che hanno nell’esportazione un punto di forza e si trovano a competere con paesi dove misure più stabili rendono meno arduo questo compito”.

Le misure adottate dal governo sono viste come “un rimedio temporaneo di breve respiro, senza una visione strategica”. Viene rimarcata la necessità di trasformare i provvedimenti attuali, utili a tamponare le ferite inferte al sistema produttivo nazionale dalla crisi Covid, in un programma strategico che si ponga l’obiettivo di rilanciare l’economia del paese. “Riteniamo quindi – sostiene Nocivelli – che il Governo debba intervenire in modo strutturale sulla componente energia, non dimenticando l’energia al denominatore” e riducendo i consumi e i costi collegati”.

Tra le proposte rilanciate c’è l’efficientamento del sistema industriale, creando le condizioni necessarie per lo sviluppo di una vera filiera. Le azioni proposte da Confindustria, relative alla produzione nazionale di gas e all’impiego della produzione di energia elettrica rinnovabile nella disponibilità del GSE, sono considerate una soluzione concreta e a lungo termine.

Sono critiche le imprese italiane, ed in particolare quelle del settore manifatturiero, che puntano tutto sull’export, sulle misure del Governo contro il caro energia. L’ultima in ordine di tempo a far sentire la propria voce è Anima, la confederazione che rappresenta le imprese della meccanica in seno a Confindustria. “Il rincaro dei prezzi energetici continua a colpire le imprese italiane – spiega in una nota – compresa la manifattura italiana. La bozza di decreto-legge emanata dal Governo per contrastare il caro energia non prende in considerazione le misure proposte da Confindustria al ministro Giorgetti, durante il tavolo di lavoro che si è svolto al Mise il 19 gennaio”.

La critica non appare una bocciatura totale dei provvedimenti inseriti nella Manovra. “Apprezziamo lo sforzo fatto dal Governo – dichiara Marco Nocivelli, presidente di Anima – per supportare il paese, ma quanto proposto nelle prime bozze è sicuramente insufficiente per sostenere l’impresa italiana. Soprattutto per quei settori, come la meccanica, che hanno nell’esportazione un punto di forza e si trovano a competere con paesi dove misure più stabili rendono meno arduo questo compito”.

Le misure adottate dal governo sono viste come “un rimedio temporaneo di breve respiro, senza una visione strategica”. Viene rimarcata la necessità di trasformare i provvedimenti attuali, utili a tamponare le ferite inferte al sistema produttivo nazionale dalla crisi Covid, in un programma strategico che si ponga l’obiettivo di rilanciare l’economia del paese. “Riteniamo quindi – sostiene Nocivelli – che il Governo debba intervenire in modo strutturale sulla componente energia, non dimenticando l’energia al denominatore” e riducendo i consumi e i costi collegati”.

Tra le proposte rilanciate c’è l’efficientamento del sistema industriale, creando le condizioni necessarie per lo sviluppo di una vera filiera. Le azioni proposte da Confindustria, relative alla produzione nazionale di gas e all’impiego della produzione di energia elettrica rinnovabile nella disponibilità del GSE, sono considerate una soluzione concreta e a lungo termine.

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