Le ingerenze? Sono tedesche. Letta vs Meloni

Le vere ingerenze sono quelle tedesche. Nel momento clou della campagna elettorale a intromettersi nelle vicende nazionali è ancora una volta Berlino. Nessuno può dimenticare le stoccate dell’ex cancelliera Angela Merkel nei confronti di Silvio Berlusconi. A entrare, stavolta, a gamba tesa nella politica italiana è Lars Klingbeil, segretario dell’Spd, ovvero l’equivalente del Pd in Italia, che scaglia dardi contro la leader di Fdi. “Sarebbe davvero un segnale importante – dichiara in una conferenza stampa – se Enrico Letta potesse vincere e non Meloni, che come partito post fascista, porterebbe l’Italia in una direzione sbagliata”. Un endorsement, in tal senso, arriva anche dal premier Olaf Scholz, che rivolge parole mielose nei confronti dell’ amico pisano. A sorprendere, però, non è che l’alleato per eccellenza in Europa del Nazareno prenda le difese del compagno in difficoltà. Come avviene in ogni campagna, c’è chi fa il tifo per uno schieramento e chi per l’altro. Si tratta di un diritto sacrosanto. Basti pensare al recentissimo appello di Marine Le Pen, la leader della destra francese, in favore di Matteo Salvini.

A far discutere, invece, è la strategia utilizzata per gettare fango sugli avversari. “Che bisogno c’era di richiamare Mussolini e il Ventennio – cinguetta più di un attivista su Twitter”. Tanti i commenti sui social da parte di militanti e non del centrodestra, stanchi di accettare bordate che nulla hanno a che vedere con i problemi del Paese. Giorgia Meloni non risponde direttamente alla provocazione, ma tramite una nota al ministro dell’Interno Lamorgese sulla questione delle contestazioni durante i suoi comizi, esprime più di un semplice giudizio verso chi, a suo parere, prova a compromettere l’esito della campagna elettorale: “In nessuna democrazia evoluta l’unica opposizione al governo è oggetto di sistematici attacchi da parte di ministri, cariche istituzionali e grandi media. Questa gente parla di Europa, ma il loro modello è il regime di Ceaușescu”. Chi non ha dubbi sul segretario di Fdi è l’alleato Silvio Berlusconi, che ribadisce a Telelombardia come la politica romana “non avrà bisogno di consigli”. A difenderla dalle frecciate teutoniche è invece il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi: “Letta chieda conto a Scholz del no al tetto del prezzo del gas”. Dalla parte dell’ex ministra alla Politiche Giovanili pure Carlo Calenda, che dal palco di Napoli, sostiene come il problema, in questo particolare momento, non sia il fascismo. “Il centrodestra – sottolinea il leader di Azione – perderà solo perché è diviso su tutto”.

Va avanti, intanto, il botta e risposta tra il Nazareno e il soggetto politico che, almeno secondo quanto riportano i sondaggi, dovrebbe avere le redini del prossimo governo. Letta accusa la Meloni di volere una società patriarcale. A tali bordate, però, non ci sta Giorgia: “Sono cresciuta in una famiglia matriarcale, sono presidente di un partito tra omologhi quasi tutti uomini, ho sempre deciso io della mia vita”.

Chi, invece, si mette nell’angoletto e continua a fare la vittima per racimolare consensi è Giuseppe Conte. “Tutti ci vogliono fare fuori – evidenzia il capo politico dei 5 Stelle durante l’incontro a Genova con il fondatore Beppe Grillo, in cui lancia il Movimento 2050. Siamo scomodi a qualunque forza in questo momento in campo”. I dardi, però, sono rivolti soprattuto verso i dem. L’ex premier, a suon di “Bella Ciao”, intende togliere voti a una sinistra che non si riconosce nel Pd. “Un attimo dopo la crisi di di governo – sostiene l’avvocato di Volturara Appula – ha pensato a come emarginarci dal dibattito politico, addirittura tacciandoci di irresponsabilità, per aver voluto dettare un’ agenda sociale”. 

Le vere ingerenze sono quelle tedesche. Nel momento clou della campagna elettorale a intromettersi nelle vicende nazionali è ancora una volta Berlino. Nessuno può dimenticare le stoccate dell’ex cancelliera Angela Merkel nei confronti di Silvio Berlusconi. A entrare, stavolta, a gamba tesa nella politica italiana è Lars Klingbeil, segretario dell’Spd, ovvero l’equivalente del Pd in Italia, che scaglia dardi contro la leader di Fdi. “Sarebbe davvero un segnale importante – dichiara in una conferenza stampa – se Enrico Letta potesse vincere e non Meloni, che come partito post fascista, porterebbe l’Italia in una direzione sbagliata”. Un endorsement, in tal senso, arriva anche dal premier Olaf Scholz, che rivolge parole mielose nei confronti dell’ amico pisano. A sorprendere, però, non è che l’alleato per eccellenza in Europa del Nazareno prenda le difese del compagno in difficoltà. Come avviene in ogni campagna, c’è chi fa il tifo per uno schieramento e chi per l’altro. Si tratta di un diritto sacrosanto. Basti pensare al recentissimo appello di Marine Le Pen, la leader della destra francese, in favore di Matteo Salvini.

A far discutere, invece, è la strategia utilizzata per gettare fango sugli avversari. “Che bisogno c’era di richiamare Mussolini e il Ventennio – cinguetta più di un attivista su Twitter”. Tanti i commenti sui social da parte di militanti e non del centrodestra, stanchi di accettare bordate che nulla hanno a che vedere con i problemi del Paese. Giorgia Meloni non risponde direttamente alla provocazione, ma tramite una nota al ministro dell’Interno Lamorgese sulla questione delle contestazioni durante i suoi comizi, esprime più di un semplice giudizio verso chi, a suo parere, prova a compromettere l’esito della campagna elettorale: “In nessuna democrazia evoluta l’unica opposizione al governo è oggetto di sistematici attacchi da parte di ministri, cariche istituzionali e grandi media. Questa gente parla di Europa, ma il loro modello è il regime di Ceaușescu”. Chi non ha dubbi sul segretario di Fdi è l’alleato Silvio Berlusconi, che ribadisce a Telelombardia come la politica romana “non avrà bisogno di consigli”. A difenderla dalle frecciate teutoniche è invece il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi: “Letta chieda conto a Scholz del no al tetto del prezzo del gas”. Dalla parte dell’ex ministra alla Politiche Giovanili pure Carlo Calenda, che dal palco di Napoli, sostiene come il problema, in questo particolare momento, non sia il fascismo. “Il centrodestra – sottolinea il leader di Azione – perderà solo perché è diviso su tutto”.

Va avanti, intanto, il botta e risposta tra il Nazareno e il soggetto politico che, almeno secondo quanto riportano i sondaggi, dovrebbe avere le redini del prossimo governo. Letta accusa la Meloni di volere una società patriarcale. A tali bordate, però, non ci sta Giorgia: “Sono cresciuta in una famiglia matriarcale, sono presidente di un partito tra omologhi quasi tutti uomini, ho sempre deciso io della mia vita”.

Chi, invece, si mette nell’angoletto e continua a fare la vittima per racimolare consensi è Giuseppe Conte. “Tutti ci vogliono fare fuori – evidenzia il capo politico dei 5 Stelle durante l’incontro a Genova con il fondatore Beppe Grillo, in cui lancia il Movimento 2050. Siamo scomodi a qualunque forza in questo momento in campo”. I dardi, però, sono rivolti soprattuto verso i dem. L’ex premier, a suon di “Bella Ciao”, intende togliere voti a una sinistra che non si riconosce nel Pd. “Un attimo dopo la crisi di di governo – sostiene l’avvocato di Volturara Appula – ha pensato a come emarginarci dal dibattito politico, addirittura tacciandoci di irresponsabilità, per aver voluto dettare un’ agenda sociale”. 

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