Le nuove armi del conflitto e la svolta del soft power

di EDOARDO GREBLO e LUCA TADDIO

L’aggressione all’Ucraina non è stata un evento imprevedibile quanto l’ultimo episodio di una lunga serie di tensioni e di conflitti esplosi dopo il crollo dell’Unione Sovietica, dal Nagorno-Karabakh al Tagikistan, dalla Cecenia alla Transnistria, dall’Abkhazia all’Ossezia meridionale. E tuttavia, le vicende del conflitto hanno colto di sorpresa molti osservatori. A sorprendere è stato il fatto che la forza militare della Russia non sia stata finora in grado di realizzare gli obiettivi politici che Putin si era posto. Perché? È possibile avanzare alcune ipotesi in proposito. Sono almeno tre gli sviluppi che meritano di essere sottolineati in tal senso. Il primo consiste nella crescente influenza acquisita da attori o gruppi non statali, che hanno dimostrato di poter operarein modo autonomo, cresciuti non solo in termini di numero, ma anche di indipendenza e capacità di pressione. Si pensi al ruolo delle multinazionali, la cui influenza sulla risposta occidentale all’invasione russa dell’Ucraina non ha precedenti di questa portata. Storicamente, l’attività degli attori economici rispetto ai conflitti in atto è stata perlopiù guidata dalla ricerca del profitto. In questo caso la maggior parte delle multinazionali sembra però aver agito soprattutto per motivi politici, anche a costi significativi per i bilanci . Le decisioni di quasi mille aziende di ritirarsi dalla Russia hanno accresciuto il peso delle sanzioni economiche imposte dall’Occidente. Ma si pensi anche al modo in cui gruppi non statali hanno utilizzato i social. Le persone e le organizzazioni attive sul campo agiscono da influencer e da fonti in tempo reale di informazioni non filtrate, mentre quelle che operano al di fuori dell’Ucraina hanno organizzato sforzi di soccorso su scala globale. I network non governativi odierni sono in grado di implementare le loro attività in forme che non erano possibili prima di Tik Tok o di Twitter, anche attraverso il crowdsourcing e la condivisione di informazioni spesso preziose. Il secondo sviluppo è rappresentato dal modo in cui le relazioni tra gli Stati si stanno rivelando decisive nell’orientare le vicende militari. In genere, il potere statale viene valutato prendendo in considerazione fattori come le armi o il Pil. Tuttavia, poiché la globalizzazione e i cambiamenti tecnologici rendono più economico e più facile per beni, servizi e informazioni attraversare i confini e promuovere l’interconnessione tra i diversi Paesi, il sistema delle relazioni internazionali fondato sulle alleanze e le reti commerciali è diventato sempre più importante per valutare il potere reale di un Paese, anche al di là di fattori come le armi o il Pil. L’attuale conflitto offre esempi dei diversi modi in cui relazioni più profonde e interdipendenti possono pesare sulle vicende in corso. Ad esempio, gli Usa e gli alleati della Nato hanno fatto affidamento sulle forti relazioni politiche, economiche e militari per imporre sanzioni di vasta portata e per mobilitare aiuti militari. E i legami ideologici tra gli alleati della Nato e l’Ucraina sono un altro esempio di potere relazionale, che ha permesso all’Ucraina di avere accesso all’assistenza militare ed economica, al supporto di intelligence e infrastrutture e allo status internazionale che si stanno rivelando fondamentali sul teatro bellico. Un ultimo sviluppo è che alcune delle forme più decisive di potere nell’attuale conflitto non si basano solo sull’hard power derivato dalle capacità militari o dalla ricchezza economica, né dal soft power che influenza attraverso norme e idee. A incidere sembrano invece forme di potere che offuscano questa distinzione e si esercitano attraverso la loro combinazione. L’uso di strumenti di potere che fondono hard e soft power non è del tutto nuovo. Ad esempio, la Cina ha riconosciuto la lawfare (guerra legale) come componente essenziale della dottrina strategica per raggiungere obiettivi militari nel Mar Cinese Meridionale. Ma l’uso di tali strumenti è stato importante nel conflitto russo-ucraino, perché aiuta l’Ucraina a superare il vantaggio della Russia in termini di dimensioni e forza militare e facilita una risposta occidentale di vasta portata senza che sia necessario compiere l’ultimo e catastrofico passo: l’intervento militare diretto. Due esempi. Nel corso del conflitto gli Stati Uniti e i loro alleati hanno diffuso informazioni allo scopo di screditare le narrazioni russe e minare il morale dell’esercito e della popolazione . Un discorso analogo vale per il moltiplicarsi dei cosiddetti hacktivisti, che si stanno impegnando in una campagna online per hackerare i siti web russi e combattere la disinformazione putiniana. Alcuni analisti sostengono che il mondo sta entrando in una nuova Guerra fredda, dominata dal bipolarismo e dalla competizione tra autocrazia e democrazia. Ma la maggiore diversità degli attori che esercitano il potere, la maggiore interdipendenza e la proliferazione di strumenti che combinano hard e soft power sembrano suggerire il contrario.

Il mondo sembra muoversi verso un ambiente dove il potere è più diffuso, dinamico e trasversale di quanto non sia stato durante la Guerra fredda vera e propria. Ciò può portare a situazioni di crescente instabilità e di rinnovati conflitti internazionali, e certamente crea una serie di nuove sfide per gli Stati. Ma può anche dare vita a nuove opportunità, soprattutto per gli Stati più piccoli e periferici che vedono minacciata la loro esistenza da quelli più grandi e aggressivi, e per gli attori non statali che mirano a conquistarsi un’influenza non solo morale sugli affari internazionali.

di EDOARDO GREBLO e LUCA TADDIO

L’aggressione all’Ucraina non è stata un evento imprevedibile quanto l’ultimo episodio di una lunga serie di tensioni e di conflitti esplosi dopo il crollo dell’Unione Sovietica, dal Nagorno-Karabakh al Tagikistan, dalla Cecenia alla Transnistria, dall’Abkhazia all’Ossezia meridionale. E tuttavia, le vicende del conflitto hanno colto di sorpresa molti osservatori. A sorprendere è stato il fatto che la forza militare della Russia non sia stata finora in grado di realizzare gli obiettivi politici che Putin si era posto. Perché? È possibile avanzare alcune ipotesi in proposito. Sono almeno tre gli sviluppi che meritano di essere sottolineati in tal senso. Il primo consiste nella crescente influenza acquisita da attori o gruppi non statali, che hanno dimostrato di poter operarein modo autonomo, cresciuti non solo in termini di numero, ma anche di indipendenza e capacità di pressione. Si pensi al ruolo delle multinazionali, la cui influenza sulla risposta occidentale all’invasione russa dell’Ucraina non ha precedenti di questa portata. Storicamente, l’attività degli attori economici rispetto ai conflitti in atto è stata perlopiù guidata dalla ricerca del profitto. In questo caso la maggior parte delle multinazionali sembra però aver agito soprattutto per motivi politici, anche a costi significativi per i bilanci . Le decisioni di quasi mille aziende di ritirarsi dalla Russia hanno accresciuto il peso delle sanzioni economiche imposte dall’Occidente. Ma si pensi anche al modo in cui gruppi non statali hanno utilizzato i social. Le persone e le organizzazioni attive sul campo agiscono da influencer e da fonti in tempo reale di informazioni non filtrate, mentre quelle che operano al di fuori dell’Ucraina hanno organizzato sforzi di soccorso su scala globale. I network non governativi odierni sono in grado di implementare le loro attività in forme che non erano possibili prima di Tik Tok o di Twitter, anche attraverso il crowdsourcing e la condivisione di informazioni spesso preziose. Il secondo sviluppo è rappresentato dal modo in cui le relazioni tra gli Stati si stanno rivelando decisive nell’orientare le vicende militari. In genere, il potere statale viene valutato prendendo in considerazione fattori come le armi o il Pil. Tuttavia, poiché la globalizzazione e i cambiamenti tecnologici rendono più economico e più facile per beni, servizi e informazioni attraversare i confini e promuovere l’interconnessione tra i diversi Paesi, il sistema delle relazioni internazionali fondato sulle alleanze e le reti commerciali è diventato sempre più importante per valutare il potere reale di un Paese, anche al di là di fattori come le armi o il Pil. L’attuale conflitto offre esempi dei diversi modi in cui relazioni più profonde e interdipendenti possono pesare sulle vicende in corso. Ad esempio, gli Usa e gli alleati della Nato hanno fatto affidamento sulle forti relazioni politiche, economiche e militari per imporre sanzioni di vasta portata e per mobilitare aiuti militari. E i legami ideologici tra gli alleati della Nato e l’Ucraina sono un altro esempio di potere relazionale, che ha permesso all’Ucraina di avere accesso all’assistenza militare ed economica, al supporto di intelligence e infrastrutture e allo status internazionale che si stanno rivelando fondamentali sul teatro bellico. Un ultimo sviluppo è che alcune delle forme più decisive di potere nell’attuale conflitto non si basano solo sull’hard power derivato dalle capacità militari o dalla ricchezza economica, né dal soft power che influenza attraverso norme e idee. A incidere sembrano invece forme di potere che offuscano questa distinzione e si esercitano attraverso la loro combinazione. L’uso di strumenti di potere che fondono hard e soft power non è del tutto nuovo. Ad esempio, la Cina ha riconosciuto la lawfare (guerra legale) come componente essenziale della dottrina strategica per raggiungere obiettivi militari nel Mar Cinese Meridionale. Ma l’uso di tali strumenti è stato importante nel conflitto russo-ucraino, perché aiuta l’Ucraina a superare il vantaggio della Russia in termini di dimensioni e forza militare e facilita una risposta occidentale di vasta portata senza che sia necessario compiere l’ultimo e catastrofico passo: l’intervento militare diretto. Due esempi. Nel corso del conflitto gli Stati Uniti e i loro alleati hanno diffuso informazioni allo scopo di screditare le narrazioni russe e minare il morale dell’esercito e della popolazione . Un discorso analogo vale per il moltiplicarsi dei cosiddetti hacktivisti, che si stanno impegnando in una campagna online per hackerare i siti web russi e combattere la disinformazione putiniana. Alcuni analisti sostengono che il mondo sta entrando in una nuova Guerra fredda, dominata dal bipolarismo e dalla competizione tra autocrazia e democrazia. Ma la maggiore diversità degli attori che esercitano il potere, la maggiore interdipendenza e la proliferazione di strumenti che combinano hard e soft power sembrano suggerire il contrario.

Il mondo sembra muoversi verso un ambiente dove il potere è più diffuso, dinamico e trasversale di quanto non sia stato durante la Guerra fredda vera e propria. Ciò può portare a situazioni di crescente instabilità e di rinnovati conflitti internazionali, e certamente crea una serie di nuove sfide per gli Stati. Ma può anche dare vita a nuove opportunità, soprattutto per gli Stati più piccoli e periferici che vedono minacciata la loro esistenza da quelli più grandi e aggressivi, e per gli attori non statali che mirano a conquistarsi un’influenza non solo morale sugli affari internazionali.

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