LE PAROLE DI UNA VITA Gli scritti giornalistici di Giancarlo Siani (1979-1985)

A rileggere tutti gli articoli di Giancarlo Siani, pubblicati in “Le parole di una vita” (Ed. IOD, 2020), si ha l’impressione di scorrere il diario di Torre Annnunziata – annota Raffaele Giglio, che ha curato questa raccolta – scritto da un suo attento e solerte cittadino, che nel riferire dei mali auspica il ritrovamento della medicina più opportuna per debellare le malattie. Giancarlo – aggiunge Giglio – svolge encomiabilmente il proprio ruolo di cronista: vede, ascolta, registra, riporta e, talora, ma senza assumere toni aspri, interviene a esprimere la propria opinione, non c’è problema che egli non abbia affrontato; la vita sociale, politica, economica, come anche quella del malaffare, per lui non avevano segreti, riusciva sempre a leggere nel modo giusto le proteste dei cittadini e degli operai, degli anziani e degli studenti, dei pensionati e dei disoccupati, dei commercianti e dei drogati. In queste annotazioni c’è tutto Siani, la sua professionalità e lo spirito delle sue parole. “Le parole di una vita”, con le quali il curatore ha titolato questa raccolta dei suoi scritti: dal primo (Da grande voglio fare il giornalista) del luglio 1979 fino all’ultimo del 22 settembre 1985 per “Il Mattino” di Napoli (Nonna manda il nipote a vendere l’eroina). La sera del 23 settembre 1985 Giancarlo Siani fu ucciso sotto casa, mentre era ancora al volante della sua Mehari. Da pochi giorni aveva compiuto 26 anni. Giancarlo era “corrispondente” da Torre Annunziata, la cittadina vesuviana che lo ha visto impegnato sino alla fine dei suoi giorni, come attento lettore degli avvenimenti e solerte denunciatore di quanto avveniva nella vita civile e sociale dell’antico centro industriale. Giancarlo aveva il coraggio di denunciare tutto dalle colonne del giornale. Le tematiche dei suoi servizi e delle inchieste sono molteplici; scorrendo i titoli dei suoi articoli è evidente l’impegno per due problemi: droga e camorra. Su questi filoni insisterà, comunicando con articoli i non pochi segreti carpiti. 

Dopo otto anni di indagini e processi, si venne a capo delle cause che spinsero mani della malavita a togliere la vita a un giovane che aveva voglia di cambiare il mondo, di rendere più serena la vita degli emarginati, che amava lottare perché la società potesse cambiare in meglio. Nella sua testimonianza, Carlo Verna, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, evidenzia la straordinarietà di Giancarlo Siani, la cui passione e deontologia – che lo hanno messo nelle condizioni di sacrificare la propria vita – devono costituire esempio, non solo per chi fa giornalismo, ma anche per chi svolge altre professioni. Il messaggio, per Verna è: “Amate il lavoro che fate, e fatelo con una coscienza che va al di là di ogni legittima paura”.

Nella postfazione è riportata  una commovente lettera a Giancarlo Siani, da parte del fratello Paolo che ricorda le numerose lettere che i ragazzi delle scuole della Campania gli hanno inviato: “Tutte belle e scritte con il cuore, ma quello che mi fa sempre commuovere, quando le leggo, è il fatto che i ragazzi di oggi ti sentono molto vicino, ne parlano come se ti avessero conosciuto e invece nessuno di loro era ancora nato, quando ci fosti barbaramente sottratto… La tua storia, Giancarlo, la tua triste storia è diventata uno strumento per parlare di legalità, e oggi sei un simbolo credibile per i nostri giovani”. Nel post scriptum, Paolo Siani annota: “A tutti i ragazzi, che da grande vorranno fare i giornalisti e che avranno tra le mani quest’opera, mi piace ricordare la frase che Mimmo Paladino ha inciso in una scultura dedicata a Giancarlo e che è conservata nella sala riunioni del “Mattino”: Giancarlo Siani cronista de Il Mattino ucciso per colpire la libertà di stampa. 

red

A rileggere tutti gli articoli di Giancarlo Siani, pubblicati in “Le parole di una vita” (Ed. IOD, 2020), si ha l’impressione di scorrere il diario di Torre Annnunziata – annota Raffaele Giglio, che ha curato questa raccolta – scritto da un suo attento e solerte cittadino, che nel riferire dei mali auspica il ritrovamento della medicina più opportuna per debellare le malattie. Giancarlo – aggiunge Giglio – svolge encomiabilmente il proprio ruolo di cronista: vede, ascolta, registra, riporta e, talora, ma senza assumere toni aspri, interviene a esprimere la propria opinione, non c’è problema che egli non abbia affrontato; la vita sociale, politica, economica, come anche quella del malaffare, per lui non avevano segreti, riusciva sempre a leggere nel modo giusto le proteste dei cittadini e degli operai, degli anziani e degli studenti, dei pensionati e dei disoccupati, dei commercianti e dei drogati. In queste annotazioni c’è tutto Siani, la sua professionalità e lo spirito delle sue parole. “Le parole di una vita”, con le quali il curatore ha titolato questa raccolta dei suoi scritti: dal primo (Da grande voglio fare il giornalista) del luglio 1979 fino all’ultimo del 22 settembre 1985 per “Il Mattino” di Napoli (Nonna manda il nipote a vendere l’eroina). La sera del 23 settembre 1985 Giancarlo Siani fu ucciso sotto casa, mentre era ancora al volante della sua Mehari. Da pochi giorni aveva compiuto 26 anni. Giancarlo era “corrispondente” da Torre Annunziata, la cittadina vesuviana che lo ha visto impegnato sino alla fine dei suoi giorni, come attento lettore degli avvenimenti e solerte denunciatore di quanto avveniva nella vita civile e sociale dell’antico centro industriale. Giancarlo aveva il coraggio di denunciare tutto dalle colonne del giornale. Le tematiche dei suoi servizi e delle inchieste sono molteplici; scorrendo i titoli dei suoi articoli è evidente l’impegno per due problemi: droga e camorra. Su questi filoni insisterà, comunicando con articoli i non pochi segreti carpiti. 

Dopo otto anni di indagini e processi, si venne a capo delle cause che spinsero mani della malavita a togliere la vita a un giovane che aveva voglia di cambiare il mondo, di rendere più serena la vita degli emarginati, che amava lottare perché la società potesse cambiare in meglio. Nella sua testimonianza, Carlo Verna, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, evidenzia la straordinarietà di Giancarlo Siani, la cui passione e deontologia – che lo hanno messo nelle condizioni di sacrificare la propria vita – devono costituire esempio, non solo per chi fa giornalismo, ma anche per chi svolge altre professioni. Il messaggio, per Verna è: “Amate il lavoro che fate, e fatelo con una coscienza che va al di là di ogni legittima paura”.

Nella postfazione è riportata  una commovente lettera a Giancarlo Siani, da parte del fratello Paolo che ricorda le numerose lettere che i ragazzi delle scuole della Campania gli hanno inviato: “Tutte belle e scritte con il cuore, ma quello che mi fa sempre commuovere, quando le leggo, è il fatto che i ragazzi di oggi ti sentono molto vicino, ne parlano come se ti avessero conosciuto e invece nessuno di loro era ancora nato, quando ci fosti barbaramente sottratto… La tua storia, Giancarlo, la tua triste storia è diventata uno strumento per parlare di legalità, e oggi sei un simbolo credibile per i nostri giovani”. Nel post scriptum, Paolo Siani annota: “A tutti i ragazzi, che da grande vorranno fare i giornalisti e che avranno tra le mani quest’opera, mi piace ricordare la frase che Mimmo Paladino ha inciso in una scultura dedicata a Giancarlo e che è conservata nella sala riunioni del “Mattino”: Giancarlo Siani cronista de Il Mattino ucciso per colpire la libertà di stampa. 

red

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