Le sanzioni russe bloccano la joint venture di Leonardo in Veneto

Per gli effetti delle sanzioni alla Russia sono stati congelati beni e 5 aerei per 150 milioni di euro, con la Guardia di Finanza arrivata nella base di Tessera, vicino Venezia, ove già da due mesi i 44 dipendenti sono senza stipendio.
C’è stato, infatti, il blocco imposto da Intesa Sanpaolo ai conti della Pjsc United aircraft corporation (Uac) che controlla Sukhoi Holding e che il governo guidato da Putin aveva costituito nel 2006 per rilanciare la joint venture nata per la produzione di Superjet 100 (SSJ100) da fornire alle compagnie di tutto il mondo.
Ora, il governo italiano, grazie all’azione del ministro del Lavoro Andrea Orlando, è impegnato ad affrontare e risolvere la vicenda sul tavolo del confronto con i sindacati. Mentre torna in primo piano la storia di una joint venture che ha avuto un percorso imprenditoriale non stabile.
Da un lato, in Russia, l’impresa era stata vista, ideata e rafforzata guardando solo all’orgoglio nazionale e al vantaggio di un’intesa con il mondo della ricerca italiano. Da noi, invece, l’iniziale quota di partecipazione del 25% si era ridotta al 10%. Con l’allora ad di Finmeccanica Mario Moretti che, nel 2015, aveva senza indugio posto la partecipata tra le sorvegliate speciali, nutrendo preoccupazioni per il suo andamento finanziario.

Per gli effetti delle sanzioni alla Russia sono stati congelati beni e 5 aerei per 150 milioni di euro, con la Guardia di Finanza arrivata nella base di Tessera, vicino Venezia, ove già da due mesi i 44 dipendenti sono senza stipendio.
C’è stato, infatti, il blocco imposto da Intesa Sanpaolo ai conti della Pjsc United aircraft corporation (Uac) che controlla Sukhoi Holding e che il governo guidato da Putin aveva costituito nel 2006 per rilanciare la joint venture nata per la produzione di Superjet 100 (SSJ100) da fornire alle compagnie di tutto il mondo.
Ora, il governo italiano, grazie all’azione del ministro del Lavoro Andrea Orlando, è impegnato ad affrontare e risolvere la vicenda sul tavolo del confronto con i sindacati. Mentre torna in primo piano la storia di una joint venture che ha avuto un percorso imprenditoriale non stabile.
Da un lato, in Russia, l’impresa era stata vista, ideata e rafforzata guardando solo all’orgoglio nazionale e al vantaggio di un’intesa con il mondo della ricerca italiano. Da noi, invece, l’iniziale quota di partecipazione del 25% si era ridotta al 10%. Con l’allora ad di Finmeccanica Mario Moretti che, nel 2015, aveva senza indugio posto la partecipata tra le sorvegliate speciali, nutrendo preoccupazioni per il suo andamento finanziario.

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