Lega Sud

Se non puoi batterli, dice il saggio, unisciti a loro. Nel Mezzogiorno, gli ultimi due governatori del centrosinistra che resistono all’avanzata delle destre conoscono benissimo, e applicano ancora meglio, questa semplice regoletta.

Se li avesse ascoltati, i presidenti della Campania Vincenzo De Luca e della Puglia Michele Emiliano, forse Enrico Letta si sarebbe risparmiato l’ennesimo, esiziale, errore che ha portato il Pd a cogliere una delle più gravi sconfitte di sempre. E avrebbe, inoltre, risparmiato loro la figuraccia non solo elettorale ma anche, o forse soprattutto, gli scivoloni comunicativi di cui si sono resi protagonisti e le fibrillazioni negli enti locali che dem e pentastellati governano insieme. Specialmente al Sud.

Michele Emiliano, smaltita la sbornia post-sovietica del sogno di una Stalingrado pugliese, ha tirato le orecchie al suo stesso partito. “È avvenuto ciò che avevamo ampiamente previsto: con una intesa a livello nazionale tra Pd e M5s avremmo giocato tutta un’altra partita. In Puglia, dove governiamo la Regione insieme, Pd e M5s alla Camera raggiungono il 50,45% dei voti, superando il centro destra unito che si attesta al 41,09%. Non abbiamo ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento ma, come coalizione di governo della Puglia, manteniamo salda la maggioranza dei voti espressi dai cittadini”. Il presidente della Puglia ha proseguito: “Lavorando quotidianamente insieme con il Pd e il M5S, posso dire che queste due forze politiche sono unite da punti programmatici che hanno una impostazione progressista e democratica: realizzare politiche inclusive, capaci di coniugare sviluppo economico e attenzione alle fasce più deboli della popolazione; portare a compimento la transizione energetica, tema particolarmente sentito anche con riferimento alla decarbonizzazione dell’ex Ilva; superare il divario Nord-Sud come chiave di rilancio del Paese. Questo lavoro comune già è una realtà in Puglia. Spero che attraverso il dialogo e il confronto sui contenuti si possa avviare un cammino costruttivo anche a livello nazionale”. Michele Emiliano non ha detto niente di nuovo.

Vincenzo De Luca è stato eletto a furor di popolo e senza bisogno di allearsi ai Cinque Stelle, dei quali è stato arcinemico giurato. Però è sempre meglio avere, da parte loro, una sorta di desistenza e collaborazione piuttosto che dover subire un’opposizione continua e costante. A luglio scorso, aveva già avvisato che il Pd “non ha recuperato neanche un voto tra quelli persi da Lega e M5s” e, in occasione della presentazione del suo libro “Democrazia al bivio”, si era esposto fino a chiedere una sorta di costituente progressista che unisse, in una sola, le compagini “riformiste” del Pd e dei Cinque Stelle.

Nel breve volgere di qualche mese, s’è ritrovato a dover rispolverare le vecchie armi polemiche contro i pentastellati (“il reddito di cittadinanza è una truffa”) a cui loro hanno replicato con l’enorme messe di voti depositati dagli elettori nel Napoletano e in Campania. Ora lo Sceriffo, che ha sacrificato i suoi uomini migliori all’uninominale, tace, nel tentativo di stornare da sé gli effetti nefasti della sconfitta. Ma il figlio Piero, riconfermato deputato grazie al listino bloccato, ha parlato del “dovere di aprire una riflessione chiara e decisa al nostro interno, in vista del prossimo congresso. È necessaria una scossa che riparta, anzitutto, dai territori. E avviare una forte e netta discussione di chiarimento programmatico. Quale sarà l’identità, la natura, la direzione di marcia e, direi, l’esistenza stessa di una grande forza come il Partito Democratico, dipenderà da questo passaggio decisivo”.

La necessità di ricucire il rapporto di alleanza tra dem e grillini è stata ribadita anche dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: “Il fronte progressista è stato fortemente penalizzato per l’essersi presentato diviso. Il fronte largo che mi ha sostenuto alle elezioni oggi è ancora al 70%. Quindi esiste ancora una questione meridionale da mettere sul tavolo della discussione e ora bisogna lavorare e costruire un fronte che rappresenti gli interessi e le esigenze di larga parte della popolazione che oggi ha bisogno di rappresentanza”. Il primo cittadino di Napoli, che è alla guida di un’amministrazione basata sull’alleanza dem-5s che ha letteralmente spazzato via gli avversari ha bocciato la scelta di Enrico Letta “che io ho rispettato, ora bisogna voltare pagina e lavorare tutti assieme perché è l’unione che fa la forza”.

Già. L’unione fa la forza. E sia De Luca che Emiliano conoscono benissimo i limiti elettorali del Pd e sanno che l’unico modo per vincere è fare il vuoto attorno agli avversari. Perciò sono maestri delle alleanze, luminari nella valutazione del peso del consenso sui territori, geniali interpreti della composizione di coalizioni a dir poco eterogenee che si reggono su pezzi di notabilato e società civile che, talora, hanno condotto nelle fila delle coalizioni di centrosinistra persino esponenti e pezzi interi delle destre locali.

Pare che, finalmente, se ne sia convinto anche Francesco Boccia. Al Corriere della Sera ha detto: “All’opposizione dovremo unire le forze. Conte ha rigenerato il M5s. Amministriamo insieme decine di città e Regioni importanti come Puglia e Lazio. Bisogna organizzarsi per le prossime elezioni amministrative”. Forse condividere gli scranni delle minoranze in parlamento servirà a ritrovarsi, forse dal Mezzogiorno partirà una fase nuova della sinistra. Chissà. Intanto l’hanno capito: se non puoi batterli, unisciti a loro.

Se non puoi batterli, dice il saggio, unisciti a loro. Nel Mezzogiorno, gli ultimi due governatori del centrosinistra che resistono all’avanzata delle destre conoscono benissimo, e applicano ancora meglio, questa semplice regoletta.

Se li avesse ascoltati, i presidenti della Campania Vincenzo De Luca e della Puglia Michele Emiliano, forse Enrico Letta si sarebbe risparmiato l’ennesimo, esiziale, errore che ha portato il Pd a cogliere una delle più gravi sconfitte di sempre. E avrebbe, inoltre, risparmiato loro la figuraccia non solo elettorale ma anche, o forse soprattutto, gli scivoloni comunicativi di cui si sono resi protagonisti e le fibrillazioni negli enti locali che dem e pentastellati governano insieme. Specialmente al Sud.

Michele Emiliano, smaltita la sbornia post-sovietica del sogno di una Stalingrado pugliese, ha tirato le orecchie al suo stesso partito. “È avvenuto ciò che avevamo ampiamente previsto: con una intesa a livello nazionale tra Pd e M5s avremmo giocato tutta un’altra partita. In Puglia, dove governiamo la Regione insieme, Pd e M5s alla Camera raggiungono il 50,45% dei voti, superando il centro destra unito che si attesta al 41,09%. Non abbiamo ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento ma, come coalizione di governo della Puglia, manteniamo salda la maggioranza dei voti espressi dai cittadini”. Il presidente della Puglia ha proseguito: “Lavorando quotidianamente insieme con il Pd e il M5S, posso dire che queste due forze politiche sono unite da punti programmatici che hanno una impostazione progressista e democratica: realizzare politiche inclusive, capaci di coniugare sviluppo economico e attenzione alle fasce più deboli della popolazione; portare a compimento la transizione energetica, tema particolarmente sentito anche con riferimento alla decarbonizzazione dell’ex Ilva; superare il divario Nord-Sud come chiave di rilancio del Paese. Questo lavoro comune già è una realtà in Puglia. Spero che attraverso il dialogo e il confronto sui contenuti si possa avviare un cammino costruttivo anche a livello nazionale”. Michele Emiliano non ha detto niente di nuovo.

Vincenzo De Luca è stato eletto a furor di popolo e senza bisogno di allearsi ai Cinque Stelle, dei quali è stato arcinemico giurato. Però è sempre meglio avere, da parte loro, una sorta di desistenza e collaborazione piuttosto che dover subire un’opposizione continua e costante. A luglio scorso, aveva già avvisato che il Pd “non ha recuperato neanche un voto tra quelli persi da Lega e M5s” e, in occasione della presentazione del suo libro “Democrazia al bivio”, si era esposto fino a chiedere una sorta di costituente progressista che unisse, in una sola, le compagini “riformiste” del Pd e dei Cinque Stelle.

Nel breve volgere di qualche mese, s’è ritrovato a dover rispolverare le vecchie armi polemiche contro i pentastellati (“il reddito di cittadinanza è una truffa”) a cui loro hanno replicato con l’enorme messe di voti depositati dagli elettori nel Napoletano e in Campania. Ora lo Sceriffo, che ha sacrificato i suoi uomini migliori all’uninominale, tace, nel tentativo di stornare da sé gli effetti nefasti della sconfitta. Ma il figlio Piero, riconfermato deputato grazie al listino bloccato, ha parlato del “dovere di aprire una riflessione chiara e decisa al nostro interno, in vista del prossimo congresso. È necessaria una scossa che riparta, anzitutto, dai territori. E avviare una forte e netta discussione di chiarimento programmatico. Quale sarà l’identità, la natura, la direzione di marcia e, direi, l’esistenza stessa di una grande forza come il Partito Democratico, dipenderà da questo passaggio decisivo”.

La necessità di ricucire il rapporto di alleanza tra dem e grillini è stata ribadita anche dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: “Il fronte progressista è stato fortemente penalizzato per l’essersi presentato diviso. Il fronte largo che mi ha sostenuto alle elezioni oggi è ancora al 70%. Quindi esiste ancora una questione meridionale da mettere sul tavolo della discussione e ora bisogna lavorare e costruire un fronte che rappresenti gli interessi e le esigenze di larga parte della popolazione che oggi ha bisogno di rappresentanza”. Il primo cittadino di Napoli, che è alla guida di un’amministrazione basata sull’alleanza dem-5s che ha letteralmente spazzato via gli avversari ha bocciato la scelta di Enrico Letta “che io ho rispettato, ora bisogna voltare pagina e lavorare tutti assieme perché è l’unione che fa la forza”.

Già. L’unione fa la forza. E sia De Luca che Emiliano conoscono benissimo i limiti elettorali del Pd e sanno che l’unico modo per vincere è fare il vuoto attorno agli avversari. Perciò sono maestri delle alleanze, luminari nella valutazione del peso del consenso sui territori, geniali interpreti della composizione di coalizioni a dir poco eterogenee che si reggono su pezzi di notabilato e società civile che, talora, hanno condotto nelle fila delle coalizioni di centrosinistra persino esponenti e pezzi interi delle destre locali.

Pare che, finalmente, se ne sia convinto anche Francesco Boccia. Al Corriere della Sera ha detto: “All’opposizione dovremo unire le forze. Conte ha rigenerato il M5s. Amministriamo insieme decine di città e Regioni importanti come Puglia e Lazio. Bisogna organizzarsi per le prossime elezioni amministrative”. Forse condividere gli scranni delle minoranze in parlamento servirà a ritrovarsi, forse dal Mezzogiorno partirà una fase nuova della sinistra. Chissà. Intanto l’hanno capito: se non puoi batterli, unisciti a loro.

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