LEGGE ELETTORALE: IL RITORNO TRA PANDEMIA E RECOVERY FUND

C’è una notizia che gli italiani non si aspettano e che sembra addirittura sparita dal loro orizzonte politico e sociale. Almeno dall’inizio della pandemia che ha concentrato su di sé tutte le attenzioni.

Pochi, pochissimi si ricordano che all’inizio del nuovo anno dovremo tornare alle urne per eleggere il nuovo Parlamento. E in vista di quella data inevitabilmente tornerà il problema della legge elettorale. Già, perché con il quadro politico letteralmente sconvolto rispetto a due ma anche solo ad un anno fa con partiti grandi che dimagriscono, altri che crescono, partiti che si dividono, altri che si promettono matrimonio, nessuno è più certo di prospettive e risultati che si davano per probabili se non certi. E allora eccoci (il riferimento è agli addetti ai lavori) tornare a pensare ad una legge elettorale panacea per tutti i (propri) mali.

   Schematicamente possiamo dire che chi si sente forte è favorevole ad una forma di maggioritario puntando a vincere i collegi uninominali dove prevale chi ottiene un voto in più degli altri; chi invece si sente debole è favorevole a limitare i danni giocando in difesa puntando ad un sistema proporzionale.

Questo a grandi linee, ma i partiti non sono squadre di calcio e le elezioni politiche non sono il relativo campionato. Le cose sono molto più complicate e perfino serie: in politica e nelle elezioni si gioca tutto, si gioca l’assetto del paese e la sua collocazione europea e internazionale. Di qui l’importanza delle regole del “gioco” e le discussioni lunghe ed anche sfiancanti su quale legge elettorale adottare.

 Attualmente è in vigore un sistema che è stato battezzato “Rosatellum” dal nome di Ettore Rosato relatore della legge approvata a fine 2017, deputato allora del Pd e oggi di Iv che raccolse i consensi per un sistema misto:  una parte di maggioritario al 37% a fronte di un proporzionale al 62%. Una quota minoritaria del 2% è riservata agli eletti all’estero. Il Rosatellum prevede poi la dichiarazione di ogni lista del proprio leader politico e l’eventuale coalizione con altre liste. Il sistema prevede inoltre degli sbarramenti: 3% a livello nazionale  per le singole liste e del 10% per le coalizioni sempre a livello nazionale. Questo sistema spinge esplicitamente alla formazione di coalizioni contrapposte puntando ad un quadro bipolare. Ma le vicende dell’ultimo anno con una sorta di livellamento tra le forze in campo fa pensare (in base ai rilevamenti di più parti) nella composizione inedita di un sistema quadri polare con due partiti maggiori su ambedue gli schieramenti, affiancati da atre due o tre forze minori. Ultimamente il nuovo segretario del Pd Enrico Letta ha prospettato un sostanziale recupero del “Mattarellum” il sistema di cui fu relatore Sergio Mattarella negli anni 90 e poi messo da parte con l’adozione del famoso “Porcellum” dalla definizione di “porcata” datagli dallo stesso autore il leghista Roberto Calderoli. E’ sufficiente sapere che il “mattarellum” prevedeva un 75% di maggioritario in collegi uninominali e un 25% di proporzionale. Oggi il quadro parlamentare è cambiato per la forte diminuzione del numero dei parlamentari, sia deputati sia senatori e una legge elettorale fortemente squilibrata sul maggioritario potrebbe facilmente creare un parlamento quasi monocolore con seri problemi di tenuta democratica. La presa di posizione di Letta ha ricevuto il plauso della Lega che aveva già presentato una proposta  di legge per il ritorno al “mattarellum”.

E’ evidente che le cose tornano a complicarsi per semplici ed evidenti calcoli politici visto che il ricorso ad un maggioritario oggi potrebbe significare la morte parlamentare di più di un partito. A questo punto visto che le resistenze sul proporzionale tante quante le debolezze in campo, perché non raccogliere il suggerimento di adottare un proporzionale dotandolo di un premio di maggioranza  a uno o due turni, secondo uno schema che gli italiani hanno mostrato di apprezzare per i sindaci e per le regioni?

Angelo Mina

 

C’è una notizia che gli italiani non si aspettano e che sembra addirittura sparita dal loro orizzonte politico e sociale. Almeno dall’inizio della pandemia che ha concentrato su di sé tutte le attenzioni.

Pochi, pochissimi si ricordano che all’inizio del nuovo anno dovremo tornare alle urne per eleggere il nuovo Parlamento. E in vista di quella data inevitabilmente tornerà il problema della legge elettorale. Già, perché con il quadro politico letteralmente sconvolto rispetto a due ma anche solo ad un anno fa con partiti grandi che dimagriscono, altri che crescono, partiti che si dividono, altri che si promettono matrimonio, nessuno è più certo di prospettive e risultati che si davano per probabili se non certi. E allora eccoci (il riferimento è agli addetti ai lavori) tornare a pensare ad una legge elettorale panacea per tutti i (propri) mali.

   Schematicamente possiamo dire che chi si sente forte è favorevole ad una forma di maggioritario puntando a vincere i collegi uninominali dove prevale chi ottiene un voto in più degli altri; chi invece si sente debole è favorevole a limitare i danni giocando in difesa puntando ad un sistema proporzionale.

Questo a grandi linee, ma i partiti non sono squadre di calcio e le elezioni politiche non sono il relativo campionato. Le cose sono molto più complicate e perfino serie: in politica e nelle elezioni si gioca tutto, si gioca l’assetto del paese e la sua collocazione europea e internazionale. Di qui l’importanza delle regole del “gioco” e le discussioni lunghe ed anche sfiancanti su quale legge elettorale adottare.

 Attualmente è in vigore un sistema che è stato battezzato “Rosatellum” dal nome di Ettore Rosato relatore della legge approvata a fine 2017, deputato allora del Pd e oggi di Iv che raccolse i consensi per un sistema misto:  una parte di maggioritario al 37% a fronte di un proporzionale al 62%. Una quota minoritaria del 2% è riservata agli eletti all’estero. Il Rosatellum prevede poi la dichiarazione di ogni lista del proprio leader politico e l’eventuale coalizione con altre liste. Il sistema prevede inoltre degli sbarramenti: 3% a livello nazionale  per le singole liste e del 10% per le coalizioni sempre a livello nazionale. Questo sistema spinge esplicitamente alla formazione di coalizioni contrapposte puntando ad un quadro bipolare. Ma le vicende dell’ultimo anno con una sorta di livellamento tra le forze in campo fa pensare (in base ai rilevamenti di più parti) nella composizione inedita di un sistema quadri polare con due partiti maggiori su ambedue gli schieramenti, affiancati da atre due o tre forze minori. Ultimamente il nuovo segretario del Pd Enrico Letta ha prospettato un sostanziale recupero del “Mattarellum” il sistema di cui fu relatore Sergio Mattarella negli anni 90 e poi messo da parte con l’adozione del famoso “Porcellum” dalla definizione di “porcata” datagli dallo stesso autore il leghista Roberto Calderoli. E’ sufficiente sapere che il “mattarellum” prevedeva un 75% di maggioritario in collegi uninominali e un 25% di proporzionale. Oggi il quadro parlamentare è cambiato per la forte diminuzione del numero dei parlamentari, sia deputati sia senatori e una legge elettorale fortemente squilibrata sul maggioritario potrebbe facilmente creare un parlamento quasi monocolore con seri problemi di tenuta democratica. La presa di posizione di Letta ha ricevuto il plauso della Lega che aveva già presentato una proposta  di legge per il ritorno al “mattarellum”.

E’ evidente che le cose tornano a complicarsi per semplici ed evidenti calcoli politici visto che il ricorso ad un maggioritario oggi potrebbe significare la morte parlamentare di più di un partito. A questo punto visto che le resistenze sul proporzionale tante quante le debolezze in campo, perché non raccogliere il suggerimento di adottare un proporzionale dotandolo di un premio di maggioranza  a uno o due turni, secondo uno schema che gli italiani hanno mostrato di apprezzare per i sindaci e per le regioni?

Angelo Mina

 

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