L’Egitto collabora…ma dimenticare Regeni

Il vertice sul clima della COP27, organizzato nella turistica città di Sharm el Sheikh, ha visto dopo oltre due anni – l’ultimo incontro era stato con Giuseppe Conte nel 2020 – un nuovo faccia a faccia tra Italia ed Egitto. Giorgia Meloni ha incontrato nel pomeriggio di ieri il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi: un’ora di colloquio che non si è limitato ai temi d’attualità, ma che ha visto la Premier toccare le calde questioni dei casi Zaki e Regeni, due vicende che negli ultimi anni avevano incrinato i rapporti tra Roma e Il Cairo. E se il portavoce egiziano Bassam Radi ha raccontato alla stampa di discussioni su “approvvigionamento energetico, fonti rinnovabili, crisi climatica e immigrazione” e che “l’incontro ha toccato la questione dello studente italiano Regeni e della cooperazione per raggiungere la verità e ottenere giustizia”, la nota che è arrivata da Palazzo Chigi ha confermato che Giorgia Meloni e al-Sisi si sono confrontati sul tema dei diritti umani e non solo sul caso Regeni, ma anche sulla questione Patrik Zaki, neanche menzionata dai vertici egiziani. Per prima, la scomparsa del ricercatore friulano – seguita dalle torture e dalla barbara uccisione nel gennaio del 2016 – aveva irrigidito i rapporti tra i due Paesi che poi, si erano ancor di più inaspriti con la mancanza di risposte e di collaborazione da parte delle autorità egiziane. Tutt’ora, di fronte al procedimento aperto a Roma e all’accusa della magistratura italiana nei confronti di quattro funzionari egiziani accusati come colpevoli della morte di Regeni, i vertici del Cairo hanno alzato un muro, rifiutandosi di fornire gli indirizzi per notificare gli atti ai quattro agenti segreti. Un muro invalicabile che ancora oggi si erge e da cui non sembra volersi aprire uno spiraglio. Una luce, invece, è quella che spera di vedere alla prossima udienza del 29 novembre lo studente egiziano dell’Università di Bologna Patrik Zaki, a lungo detenuto in carcere in Egitto e rilasciato solo lo scorso dicembre, ma ancora sotto processo con l’accusa di diffusione di “notizie false”. Nonostante le tristi vicissitudini, i legami commerciali tra Italia ed Egitto non avevano troppo risentito delle tensioni diplomatiche. Tuttavia, Al Sisi ha comunque voluto sottolineare che dall’incontro di ieri con Meloni si auspica un “nuovo impulso” alle relazioni fra Roma e Il Cairo, che “si basano su profondi legami storici con dimensioni politiche, economiche, di sicurezza e culturali”. Difatti, con la missione di Sharm el-Sheikh Giorgia Meloni è la prima presidente del consiglio italiana a recarsi su suolo egiziano dopo l’omicidio di Giulio Regeni ed è anche la prima rappresentante del nostro Paese a non aver sentito la famiglia del ricercatore prima dell’incontro. La “forte attenzione dell’Italia ai casi Regeni e Zaki” c’è, ma non sappiamo ancora se dall’Egitto di al-Sisi si potrà dire lo stesso. Per ora, una fiammella per un primo disgelo sembra essersi accesa, ma le priorità di collaborazione tra le parti hanno visto discussioni più positive sui temi dell’energia e delle fonti di approvvigionamento e sul contrasto all’immigrazione clandestina. Giorgia Meloni si dice soddisfatta dell’incontro e, in quel di Sharm el Sheikh, “conta di tornarci” con la speranza che l’occasione sarà lieta per dei veri passi avanti sulla verità e sulla libertà per Giulio e per Patrik.

Il vertice sul clima della COP27, organizzato nella turistica città di Sharm el Sheikh, ha visto dopo oltre due anni – l’ultimo incontro era stato con Giuseppe Conte nel 2020 – un nuovo faccia a faccia tra Italia ed Egitto. Giorgia Meloni ha incontrato nel pomeriggio di ieri il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi: un’ora di colloquio che non si è limitato ai temi d’attualità, ma che ha visto la Premier toccare le calde questioni dei casi Zaki e Regeni, due vicende che negli ultimi anni avevano incrinato i rapporti tra Roma e Il Cairo. E se il portavoce egiziano Bassam Radi ha raccontato alla stampa di discussioni su “approvvigionamento energetico, fonti rinnovabili, crisi climatica e immigrazione” e che “l’incontro ha toccato la questione dello studente italiano Regeni e della cooperazione per raggiungere la verità e ottenere giustizia”, la nota che è arrivata da Palazzo Chigi ha confermato che Giorgia Meloni e al-Sisi si sono confrontati sul tema dei diritti umani e non solo sul caso Regeni, ma anche sulla questione Patrik Zaki, neanche menzionata dai vertici egiziani. Per prima, la scomparsa del ricercatore friulano – seguita dalle torture e dalla barbara uccisione nel gennaio del 2016 – aveva irrigidito i rapporti tra i due Paesi che poi, si erano ancor di più inaspriti con la mancanza di risposte e di collaborazione da parte delle autorità egiziane. Tutt’ora, di fronte al procedimento aperto a Roma e all’accusa della magistratura italiana nei confronti di quattro funzionari egiziani accusati come colpevoli della morte di Regeni, i vertici del Cairo hanno alzato un muro, rifiutandosi di fornire gli indirizzi per notificare gli atti ai quattro agenti segreti. Un muro invalicabile che ancora oggi si erge e da cui non sembra volersi aprire uno spiraglio. Una luce, invece, è quella che spera di vedere alla prossima udienza del 29 novembre lo studente egiziano dell’Università di Bologna Patrik Zaki, a lungo detenuto in carcere in Egitto e rilasciato solo lo scorso dicembre, ma ancora sotto processo con l’accusa di diffusione di “notizie false”. Nonostante le tristi vicissitudini, i legami commerciali tra Italia ed Egitto non avevano troppo risentito delle tensioni diplomatiche. Tuttavia, Al Sisi ha comunque voluto sottolineare che dall’incontro di ieri con Meloni si auspica un “nuovo impulso” alle relazioni fra Roma e Il Cairo, che “si basano su profondi legami storici con dimensioni politiche, economiche, di sicurezza e culturali”. Difatti, con la missione di Sharm el-Sheikh Giorgia Meloni è la prima presidente del consiglio italiana a recarsi su suolo egiziano dopo l’omicidio di Giulio Regeni ed è anche la prima rappresentante del nostro Paese a non aver sentito la famiglia del ricercatore prima dell’incontro. La “forte attenzione dell’Italia ai casi Regeni e Zaki” c’è, ma non sappiamo ancora se dall’Egitto di al-Sisi si potrà dire lo stesso. Per ora, una fiammella per un primo disgelo sembra essersi accesa, ma le priorità di collaborazione tra le parti hanno visto discussioni più positive sui temi dell’energia e delle fonti di approvvigionamento e sul contrasto all’immigrazione clandestina. Giorgia Meloni si dice soddisfatta dell’incontro e, in quel di Sharm el Sheikh, “conta di tornarci” con la speranza che l’occasione sarà lieta per dei veri passi avanti sulla verità e sulla libertà per Giulio e per Patrik.

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