L’emozione di Giorgia: “Vi servirò con orgoglio”

Non c’è solo la prima donna premier a fare la storia, ma l’intero mondo di Giorgia Meloni a squarciare il velo di quell’ipocrisia di sinistra, intrisa di demagogia delle quote rosa e di parole da storpiare al femminile.
Tanto che lo stesso Enrico Letta, in un post, ha dovuto “oggettivamente riconoscere” di aver perso, oltre alle elezioni, pure la battaglia sull’uguaglianza di genere, di fronte all’innegabile evidenza che “una donna premier è un fatto storico per il nostro Paese”.
Il suo vessillo, nel giorno del giuramento di Giorgia I, la premier l’ha sollevato con orgoglio, portando nel Salone delle Feste del Quirinale la vittoria politica, lo stravolgimento culturale e perfino il cuore di mamma. Perché è la prima volta che un capo del governo italiano osa così tanto: riunire nella solenne cerimonia la famiglia al completo, bimbi inclusi.
Nessun altro aveva mai voluto correre il rischio che pianti e capricci della prole potessero rovinare il giorno del giuramento, magari rubando la scena nel momento dell’investitura del primo ministro.
Invece Giorgia non ci ha minimamente pensato e ieri, di buon mattino, ha scelto il vestito più bello per la sua Ginevra, 6 anni, nata dalla storia d’amore con il compagno Andrea Giambruno, giornalista di Mediaset.
Nel giorno più importante per la sua storia politica, la pasionaria di FdI ha voluto condividere le emozioni del suo viaggio inaspettato con le persone che più ama al mondo.
E Ginevra non poteva non esserci. È stata una sorpresa quando, dalla Fiat 500 arrivata sul piazzale del Quirinale, il primo “first gentlemen” d’Italia è sceso tenendo per mano la sua bimba. Elegantissima, di bianco vestita e con uno zainetto rosa sul quale erano ricamate le iniziali G.G.
Le poche decine di metri che separavano l’auto dal grande portone del Colle, la piccola li ha percorsi saltellando, guadagnandosi di diritto la simpatia dei giornalisti e il favore delle telecamere. La stessa accoglienza, ma con una certa sobrietà, Ginevra l’ha ricevuta quando è entrata nella sala, dove i ministri dell’Esecutivo erano già seduti ai loro posti e pronti per il giuramento. Padre e figlia si sono avviati a prendere posto in prima fila e, tra i componenti della squadra di governo, sono fioccati i sorrisi. Perfino Elisabetta Casellati non ha resistito alla vivace letizia della bimba e si è sporta dalla sedia per rivolgere complimenti alla figlia della premier. Composta, seppur impaziente di vedere la sua mamma, Ginevra si è guardata intorno, ammirando le volte dello sfarzoso salone, le bandiere, la gente. A un tratto ha detto a papà Andrea che aveva sete e immediatamente le è stato servito un bicchiere d’acqua.
E quando il brusio nella sala si è improvvisamente interrotto, la bimba ha rispettato il silenzio e sfoggiato l’educazione sulla quale la mamma ha lavorato tanto. È così che si è materializzata la rivoluzione culturale di un Paese che non deve più storcere il naso davanti a una donna che lavora e a un uomo che si occupa dei bambini.
Andrea Giambruno, abito scuro e la stessa cravatta donata dalla leader agli eletti di Fratelli d’Italia, è diventato il simbolo del superamento, stavolta nei fatti e non nelle parole, del divario culturale fino a ieri rimasto ancorato alla visione, quella sì fascista, della donna angelo del focolare, che vorrebbe la mamma a casa a badare ai bambini e l’uomo impegnato a mantenere la famiglia.
Ora, finalmente, c’è una first lady. Arrivata al Quirinale con l’auto blu, Meloni ha fatto il suo ingresso nel salone, avanzando con incedere istituzionale verso la scrivania dietro alla quale la attendeva il Capo dello Stato. E il giuramento ha preso il via.
La premier Giorgia Meloni, in una sintesi rivoluzionaria di leader di partito e di cuore di mamma, ha scritto la storia. “Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana e di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare il mio mandato e le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”, ha detto il neo presidente del Consiglio con la voce tremante dall’emozione e guardando negli occhi il presidente Sergio Mattarella.
Lui le ha sorriso, con un’espressione rassicurante, quasi a volerle dire che ce la farà a reggere il fardello del suo mandato. Poi la stretta di mano e la foto di rito.
E la cerimonia che va avanti: uno dopo l’altro, i ministri si sono avvicendati per pronunciare la formula e firmare. L’epilogo di una nuova realtà culturale si è toccato pochi istanti prima della foto del nuovo governo con il presidente Mattarella, quando qualcuno dei ministri ha alzato la manina per salutare Ginevra.

Non c’è solo la prima donna premier a fare la storia, ma l’intero mondo di Giorgia Meloni a squarciare il velo di quell’ipocrisia di sinistra, intrisa di demagogia delle quote rosa e di parole da storpiare al femminile.
Tanto che lo stesso Enrico Letta, in un post, ha dovuto “oggettivamente riconoscere” di aver perso, oltre alle elezioni, pure la battaglia sull’uguaglianza di genere, di fronte all’innegabile evidenza che “una donna premier è un fatto storico per il nostro Paese”.
Il suo vessillo, nel giorno del giuramento di Giorgia I, la premier l’ha sollevato con orgoglio, portando nel Salone delle Feste del Quirinale la vittoria politica, lo stravolgimento culturale e perfino il cuore di mamma. Perché è la prima volta che un capo del governo italiano osa così tanto: riunire nella solenne cerimonia la famiglia al completo, bimbi inclusi.
Nessun altro aveva mai voluto correre il rischio che pianti e capricci della prole potessero rovinare il giorno del giuramento, magari rubando la scena nel momento dell’investitura del primo ministro.
Invece Giorgia non ci ha minimamente pensato e ieri, di buon mattino, ha scelto il vestito più bello per la sua Ginevra, 6 anni, nata dalla storia d’amore con il compagno Andrea Giambruno, giornalista di Mediaset.
Nel giorno più importante per la sua storia politica, la pasionaria di FdI ha voluto condividere le emozioni del suo viaggio inaspettato con le persone che più ama al mondo.
E Ginevra non poteva non esserci. È stata una sorpresa quando, dalla Fiat 500 arrivata sul piazzale del Quirinale, il primo “first gentlemen” d’Italia è sceso tenendo per mano la sua bimba. Elegantissima, di bianco vestita e con uno zainetto rosa sul quale erano ricamate le iniziali G.G.
Le poche decine di metri che separavano l’auto dal grande portone del Colle, la piccola li ha percorsi saltellando, guadagnandosi di diritto la simpatia dei giornalisti e il favore delle telecamere. La stessa accoglienza, ma con una certa sobrietà, Ginevra l’ha ricevuta quando è entrata nella sala, dove i ministri dell’Esecutivo erano già seduti ai loro posti e pronti per il giuramento. Padre e figlia si sono avviati a prendere posto in prima fila e, tra i componenti della squadra di governo, sono fioccati i sorrisi. Perfino Elisabetta Casellati non ha resistito alla vivace letizia della bimba e si è sporta dalla sedia per rivolgere complimenti alla figlia della premier. Composta, seppur impaziente di vedere la sua mamma, Ginevra si è guardata intorno, ammirando le volte dello sfarzoso salone, le bandiere, la gente. A un tratto ha detto a papà Andrea che aveva sete e immediatamente le è stato servito un bicchiere d’acqua.
E quando il brusio nella sala si è improvvisamente interrotto, la bimba ha rispettato il silenzio e sfoggiato l’educazione sulla quale la mamma ha lavorato tanto. È così che si è materializzata la rivoluzione culturale di un Paese che non deve più storcere il naso davanti a una donna che lavora e a un uomo che si occupa dei bambini.
Andrea Giambruno, abito scuro e la stessa cravatta donata dalla leader agli eletti di Fratelli d’Italia, è diventato il simbolo del superamento, stavolta nei fatti e non nelle parole, del divario culturale fino a ieri rimasto ancorato alla visione, quella sì fascista, della donna angelo del focolare, che vorrebbe la mamma a casa a badare ai bambini e l’uomo impegnato a mantenere la famiglia.
Ora, finalmente, c’è una first lady. Arrivata al Quirinale con l’auto blu, Meloni ha fatto il suo ingresso nel salone, avanzando con incedere istituzionale verso la scrivania dietro alla quale la attendeva il Capo dello Stato. E il giuramento ha preso il via.
La premier Giorgia Meloni, in una sintesi rivoluzionaria di leader di partito e di cuore di mamma, ha scritto la storia. “Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana e di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare il mio mandato e le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”, ha detto il neo presidente del Consiglio con la voce tremante dall’emozione e guardando negli occhi il presidente Sergio Mattarella.
Lui le ha sorriso, con un’espressione rassicurante, quasi a volerle dire che ce la farà a reggere il fardello del suo mandato. Poi la stretta di mano e la foto di rito.
E la cerimonia che va avanti: uno dopo l’altro, i ministri si sono avvicendati per pronunciare la formula e firmare. L’epilogo di una nuova realtà culturale si è toccato pochi istanti prima della foto del nuovo governo con il presidente Mattarella, quando qualcuno dei ministri ha alzato la manina per salutare Ginevra.

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