Letta a 3 PIAZZE

Nelle piazze, dove unita avrebbe un altro peso specifico, la minoranza rimane divisa. Già, ma dov’è la notizia? Anche se proprio ieri sera Giuseppe Conte una piccola apertura al Pd, in vista del 17 dicembre, la fa. Nel complesso la “falange” d’opposizione, quella possibile tra Letta, il M5S e i terzopolisti, marcia disunita. Carlo Calenda presenta una contromanovra in otto punti contro la maggioranza da subito alle prese con le ristrettezze di bilancio e costretta a confezionare una finanziaria a tempo – i 21 miliardi di aiuti varranno fino al 31 marzo -, di 35 miliardi. Anche perché mancano ancora all’appello 5 miliardi da individuare. E visto che per il 2023 si annuncia la recessione, bisognerebbe contrastarla con provvedimenti molto più espansivi di matrice keynesiana.
Ma il debito pubblico di 2.750 miliardi impone prudenza per non ringalluzzire lo spread, che resta l’osservato speciale. La stessa premier Meloni, che a pochi mesi di distanza da quando era all’opposizione adesso veste i panni della leader prudente, a parole si dice “molto soddisfatta”, in realtà dietro le quinte è consapevole che bisognava fare di più. Ma la finanza pubblica è marcata stretta dai vincoli internazionali che dettano l’agenda. Che lo si voglia o no. L’Italia deve tranquillizzare i creditori. Dunque, che l’opposizione di centrosinistra marci divisa non è una novità: è il marchio di fabbrica. Resta tale anche al cospetto di una manovra che sulla carta presenterebbe molti motivi per aggregare gli sconfitti alle recenti politiche: la cancellazione del reddito di cittadinanza dal 2024 nonostante le estese sacche di povertà al Sud; per contro una flat tax fino agli 85 mila euro per gli autonomi, soprattutto del Nord, che introduce una macroscopica distorsione rispetto a chi percepisce lo stesso reddito fisso da dipendente o pensionato perché i secondi pagherebbero in più il triplo o il doppio delle imposte (ma è costituzionale?); cui si aggiungono i provvedimenti contro il caro energia che sono giudicati dalle stesse categorie economiche insufficienti, ebbene questi temi forti avrebbero dovuto coalizzare le varie anime (Pd, Cinquestelle e Terzo Polo) contro un destra-centro a trazione FdI. Se Enrico Letta convoca la piazza sabato 17 dicembre e afferma di non volere rincorrere nessuno dopo che Giuseppe Conte aveva lanciato la volata qualche ora prima, Calenda distilla gli otto punti della contromanovra da 34,5 miliardi. Con Raffaele Paita (capogrupo al Senato), Matteo Richetti (capogruppo alla Camera), Luigi Marattin (responsabile economico di Iv) e l’ex ministra Elena Bonetti parte dal reddito di cittadinanza per arrivare al Rei potenziato; ripristina il piano Impresa 4.0 per aiutare l’innovazione; parla di una riforma sistemica del Fisco senza slogan; e per le famiglie borse per studenti e salario minimo. Poi indica l’aumento delle risorse per la sanità pubblica; la riduzione del costo bollette per imprese e famiglie; il potenziamento della capacità di spesa dei fondi del Pnrr e, infine, le misure per il sistema pensionistico. “Dovevano abolire la Fornero – attacca Calenda – e invece fanno un intervento per 42 mila persone che costerà a fine legislatura 3,5 miliardi di euro”. Quanto al reddito di cittadinanza “dicono di volerlo abolire ma non sanno come farlo”. Chi non va per il sottile è Giuseppe Conte, per il quale “è una manovra vigliacca e nel segno della decrescita e della profonda ingiustizia sociale. Esamineremo i capitoli della manovra e dimostreremo come sia un’assoluta presa in giro degli italiani perché non c’è alcun tentativo di contrastare il ciclo economico avverso”. Quanto ad Enrico Letta, che per oggi ha convocato la direzione nazionale Dem per le tappe verso il congresso, ribadisce che la “manovra è improvvisata ed iniqua, inadeguata rispetto al rischio recessione e all’impennata dell’inflazione” per questo convoca la piazza a metà dicembre. “La posizione del Pd è sempre quella di rincorrere il M5S a chi va in piazza per primo, non è serio”, Calenda bacchetta nel pomeriggio. Le divisioni rimangono. È un Letta a tre piazze.

Nelle piazze, dove unita avrebbe un altro peso specifico, la minoranza rimane divisa. Già, ma dov’è la notizia? Anche se proprio ieri sera Giuseppe Conte una piccola apertura al Pd, in vista del 17 dicembre, la fa. Nel complesso la “falange” d’opposizione, quella possibile tra Letta, il M5S e i terzopolisti, marcia disunita. Carlo Calenda presenta una contromanovra in otto punti contro la maggioranza da subito alle prese con le ristrettezze di bilancio e costretta a confezionare una finanziaria a tempo – i 21 miliardi di aiuti varranno fino al 31 marzo -, di 35 miliardi. Anche perché mancano ancora all’appello 5 miliardi da individuare. E visto che per il 2023 si annuncia la recessione, bisognerebbe contrastarla con provvedimenti molto più espansivi di matrice keynesiana.
Ma il debito pubblico di 2.750 miliardi impone prudenza per non ringalluzzire lo spread, che resta l’osservato speciale. La stessa premier Meloni, che a pochi mesi di distanza da quando era all’opposizione adesso veste i panni della leader prudente, a parole si dice “molto soddisfatta”, in realtà dietro le quinte è consapevole che bisognava fare di più. Ma la finanza pubblica è marcata stretta dai vincoli internazionali che dettano l’agenda. Che lo si voglia o no. L’Italia deve tranquillizzare i creditori. Dunque, che l’opposizione di centrosinistra marci divisa non è una novità: è il marchio di fabbrica. Resta tale anche al cospetto di una manovra che sulla carta presenterebbe molti motivi per aggregare gli sconfitti alle recenti politiche: la cancellazione del reddito di cittadinanza dal 2024 nonostante le estese sacche di povertà al Sud; per contro una flat tax fino agli 85 mila euro per gli autonomi, soprattutto del Nord, che introduce una macroscopica distorsione rispetto a chi percepisce lo stesso reddito fisso da dipendente o pensionato perché i secondi pagherebbero in più il triplo o il doppio delle imposte (ma è costituzionale?); cui si aggiungono i provvedimenti contro il caro energia che sono giudicati dalle stesse categorie economiche insufficienti, ebbene questi temi forti avrebbero dovuto coalizzare le varie anime (Pd, Cinquestelle e Terzo Polo) contro un destra-centro a trazione FdI. Se Enrico Letta convoca la piazza sabato 17 dicembre e afferma di non volere rincorrere nessuno dopo che Giuseppe Conte aveva lanciato la volata qualche ora prima, Calenda distilla gli otto punti della contromanovra da 34,5 miliardi. Con Raffaele Paita (capogrupo al Senato), Matteo Richetti (capogruppo alla Camera), Luigi Marattin (responsabile economico di Iv) e l’ex ministra Elena Bonetti parte dal reddito di cittadinanza per arrivare al Rei potenziato; ripristina il piano Impresa 4.0 per aiutare l’innovazione; parla di una riforma sistemica del Fisco senza slogan; e per le famiglie borse per studenti e salario minimo. Poi indica l’aumento delle risorse per la sanità pubblica; la riduzione del costo bollette per imprese e famiglie; il potenziamento della capacità di spesa dei fondi del Pnrr e, infine, le misure per il sistema pensionistico. “Dovevano abolire la Fornero – attacca Calenda – e invece fanno un intervento per 42 mila persone che costerà a fine legislatura 3,5 miliardi di euro”. Quanto al reddito di cittadinanza “dicono di volerlo abolire ma non sanno come farlo”. Chi non va per il sottile è Giuseppe Conte, per il quale “è una manovra vigliacca e nel segno della decrescita e della profonda ingiustizia sociale. Esamineremo i capitoli della manovra e dimostreremo come sia un’assoluta presa in giro degli italiani perché non c’è alcun tentativo di contrastare il ciclo economico avverso”. Quanto ad Enrico Letta, che per oggi ha convocato la direzione nazionale Dem per le tappe verso il congresso, ribadisce che la “manovra è improvvisata ed iniqua, inadeguata rispetto al rischio recessione e all’impennata dell’inflazione” per questo convoca la piazza a metà dicembre. “La posizione del Pd è sempre quella di rincorrere il M5S a chi va in piazza per primo, non è serio”, Calenda bacchetta nel pomeriggio. Le divisioni rimangono. È un Letta a tre piazze.

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