Letta e il ministro che ha chiuso l’Italia “Fine Covid mai”

Enrico Letta non ne azzecca una – come fa presente ogni tre per due Carlo Calenda: mentre i suoi manifesti neri-cattivi/rossi-buoni ci propinano un centrodestra no vax e il Pd per la scienza e i vaccini, uno dei candidati di spicco dell’ammucchiata in salsa dem è proprio il ministro della Salute Roberto Speranza. Il principale fautore di quel “fine pandemia mai” che tormenta gli italiani da tempo immemore, non fa che parlare di Covid, di mascherine e di restrizioni, ancora oggi – estate 2022. Proprio non ci riesce, l’ex oscuro funzionario di partito dei Ds approdato poi in LeU, a non parlare d’altro. D’altronde lui è il ministro della paura e senza Covid non ha motivo di esistere, di parlare. “A volte ci vuole coraggio nel dire la verità. Sarebbe bello dire che la pandemia ha acquistato un biglietto aereo ed è volata via su Marte, ma non è così. In campagna elettorale è scomodo dire che dobbiamo fare ancora i conti con il Covid. Finora Meloni e Salvini nella sostanza hanno strizzato l’occhio ai no vax. Sto chiedendo che si impegnino pubblicamente a continuare con determinazione nella campagna di vaccinazione dopo il 26 settembre. Perché non lo fanno? Quella campagna è patrimonio comune del Paese. Finora sinceramente ho visto troppe ambiguità”, sostiene Speranza in un’intervista a Repubblica. Candidato a Napoli come capolista Pd, il ministro è ossessionato: “La quarta dose di vaccino anti Covid è un importante scudo contro il virus. Auspico pertanto che nei prossimi giorni possa crescere il numero di over 60 e soggetti fragili che si sottopongano alla vaccinazione. Autunno e inverno sono notoriamente i mesi più difficili sul fronte della pandemia. Ma ribadisco che i vaccini che la scienza ci ha dato sono assolutamente efficaci”, il disco rotto di Speranza ai microfoni dii Rtl 102.5.

Sembra quasi dispiaciuto, il ministro, al pensiero che i nostri ragazzi torneranno in classe senza mascherina. “Le mascherine a scuola non servono a niente. E le parole di Speranza credo siano imbarazzanti, non c’è altro modo per definirle. Dopo che abbiamo discusso a lungo sul fatto che le mascherine a scuola non servono, almeno per la maggioranza dei ragazzi, e dopo che si è detto ’via l’obbligo delle mascherine e via l’obbligo del distanziamento’, il 27 agosto il ministro afferma che, se la situazione epidemiologica cambierà, le mascherine torneranno a essere obbligatorie. Sono veramente imbarazzato. E altro non dico”. Così Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, tra i principali esperti di Covid e uno dei più accaniti critici della linea della paura propinata da Speranza. “È diventata veramente una polemica ideologica, che di scientifico non ha assolutamente nulla, perché se ci fosse evidentemente un forte sostegno scientifico”, la mascherina in classe, “anche altri Paesi europei a noi vicini avrebbero continuato a utilizzarla”, fa presente Bassetti.

Puntuali le critiche del centrodestra, che giustamente rinfaccia al Pd di essere davvero meschino nel brandire il Covid come arma elettorale (al netto, sia chiaro, di quanto gli elettori per primi ne abbiano davvero le tasche piene di pandemia e affini). Ma ancora una volta, le parole più dure contro Letta arrivano da un suo ex. E no, non stiamo parlando di Calenda, ma dell’altro terzopolista, Renzi, ex segretario Pd. “Ha fatto un percorso netto, non ne ha azzeccata una neanche per sbaglio, un orologio rotto segna l’ora esatta almeno due volte al giorno, Enrico neanche quello. Sono molto dispiaciuto per il Pd. Però non capisco la ratio. Se ti allei con Fratoianni, con chi ha fatto cadere Draghi, allora ti allei con i Cinquestelle. Io non sono d’accordo o fai l’agenda Draghi o fai l’agenda Fratoianni. La prima è la credibilità del Paese, la seconda è la quintessenza della demagogia”, fa presente il leader di Iv.

Enrico Letta non ne azzecca una – come fa presente ogni tre per due Carlo Calenda: mentre i suoi manifesti neri-cattivi/rossi-buoni ci propinano un centrodestra no vax e il Pd per la scienza e i vaccini, uno dei candidati di spicco dell’ammucchiata in salsa dem è proprio il ministro della Salute Roberto Speranza. Il principale fautore di quel “fine pandemia mai” che tormenta gli italiani da tempo immemore, non fa che parlare di Covid, di mascherine e di restrizioni, ancora oggi – estate 2022. Proprio non ci riesce, l’ex oscuro funzionario di partito dei Ds approdato poi in LeU, a non parlare d’altro. D’altronde lui è il ministro della paura e senza Covid non ha motivo di esistere, di parlare. “A volte ci vuole coraggio nel dire la verità. Sarebbe bello dire che la pandemia ha acquistato un biglietto aereo ed è volata via su Marte, ma non è così. In campagna elettorale è scomodo dire che dobbiamo fare ancora i conti con il Covid. Finora Meloni e Salvini nella sostanza hanno strizzato l’occhio ai no vax. Sto chiedendo che si impegnino pubblicamente a continuare con determinazione nella campagna di vaccinazione dopo il 26 settembre. Perché non lo fanno? Quella campagna è patrimonio comune del Paese. Finora sinceramente ho visto troppe ambiguità”, sostiene Speranza in un’intervista a Repubblica. Candidato a Napoli come capolista Pd, il ministro è ossessionato: “La quarta dose di vaccino anti Covid è un importante scudo contro il virus. Auspico pertanto che nei prossimi giorni possa crescere il numero di over 60 e soggetti fragili che si sottopongano alla vaccinazione. Autunno e inverno sono notoriamente i mesi più difficili sul fronte della pandemia. Ma ribadisco che i vaccini che la scienza ci ha dato sono assolutamente efficaci”, il disco rotto di Speranza ai microfoni dii Rtl 102.5.

Sembra quasi dispiaciuto, il ministro, al pensiero che i nostri ragazzi torneranno in classe senza mascherina. “Le mascherine a scuola non servono a niente. E le parole di Speranza credo siano imbarazzanti, non c’è altro modo per definirle. Dopo che abbiamo discusso a lungo sul fatto che le mascherine a scuola non servono, almeno per la maggioranza dei ragazzi, e dopo che si è detto ’via l’obbligo delle mascherine e via l’obbligo del distanziamento’, il 27 agosto il ministro afferma che, se la situazione epidemiologica cambierà, le mascherine torneranno a essere obbligatorie. Sono veramente imbarazzato. E altro non dico”. Così Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, tra i principali esperti di Covid e uno dei più accaniti critici della linea della paura propinata da Speranza. “È diventata veramente una polemica ideologica, che di scientifico non ha assolutamente nulla, perché se ci fosse evidentemente un forte sostegno scientifico”, la mascherina in classe, “anche altri Paesi europei a noi vicini avrebbero continuato a utilizzarla”, fa presente Bassetti.

Puntuali le critiche del centrodestra, che giustamente rinfaccia al Pd di essere davvero meschino nel brandire il Covid come arma elettorale (al netto, sia chiaro, di quanto gli elettori per primi ne abbiano davvero le tasche piene di pandemia e affini). Ma ancora una volta, le parole più dure contro Letta arrivano da un suo ex. E no, non stiamo parlando di Calenda, ma dell’altro terzopolista, Renzi, ex segretario Pd. “Ha fatto un percorso netto, non ne ha azzeccata una neanche per sbaglio, un orologio rotto segna l’ora esatta almeno due volte al giorno, Enrico neanche quello. Sono molto dispiaciuto per il Pd. Però non capisco la ratio. Se ti allei con Fratoianni, con chi ha fatto cadere Draghi, allora ti allei con i Cinquestelle. Io non sono d’accordo o fai l’agenda Draghi o fai l’agenda Fratoianni. La prima è la credibilità del Paese, la seconda è la quintessenza della demagogia”, fa presente il leader di Iv.

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