L’Europa approva direttiva sulle “quote rosa” nei consigli di amministrazione

Le aziende dovranno obbligatoriamente assumere almeno il 40% di dirigenti donne. Multe per gli inadempienti

Si intitola “Women on boards” la direttiva recentemente approvata grazie all’intesa raggiunta tra Commissione, Unione europea e Parlamento europeo. Il tema del documento, che si inserisce nell’ambito delle politiche sull’equilibrio di genere, riguarda nello specifico l’obbligatorietà della presenza di quote rosa nei consigli di amministrazione delle aziende europee.

Lo scopo, entrando nel dettaglio, è quello di introdurre procedure di assunzioni trasparenti in modo che almeno il 40% dei posti di amministratore non esecutivo o il 33% di tutti i posti di amministratore siano occupati da donne (ad oggi la percentuale è di poco più del 30%, con differenze significative tra gli Stati membri).

Molto soddisfatta Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue.

Gli esperti in proposito hanno ricordato che la Commissione aveva già presentato analoga proposta dieci anni fa, seguita nel 2013 dal Parlamento europeo che ne aveva accolto la posizione. Poi tutto si era fermato in Consiglio fino al momento in cui i ministri del Lavoro e degli Affari sociali nel marzo 2021 hanno concordato lo sblocco della procedura.

La correlatrice in Parlamento europeo della proposta di legge, Evelyn Regner (S&D), durante la conferenza stampa di presentazione della normativa ha ricordato la lunga attesa della stessa dicendo che “era giunto il momento di adottare misure vincolanti. La situazione odierna è una vergogna e deve cambiare. Un maggior numero di donne nei consigli di amministrazione – ha aggiunto – rende le aziende più resilienti e innovative e contribuirà a cambiare le strutture verticistiche sul posto di lavoro”. Inoltre “uno dei principali risultati è la trasparenza”. Infatti “i processi di selezione devono basarsi su criteri chiari e predeterminati e con questo accordo verranno selezionati solo i candidati migliori” con conseguente aumento della “qualità complessiva dei consigli di amministrazione”. Regner ha infine sottolineato che c’era “bisogno di una direttiva incisiva, per questo – ha concluso – abbiamo previsto anche delle sanzioni per poterla rendere efficiente”. Ovvero multe e annullamento da parte di un organo giudiziario della selezione dei funzionari di vertice per le imprese che non rispettano procedure di selezione trasparenti.

Quanto a quel che succederà da questo momento in poi, l’iter prosegue con il passaggio in Consiglio europeo. Se lo stesso la approverà – sottolinea agenzia Nova – le imprese (escluse quelle di piccole e medie dimensioni con meno di 250 dipendenti) dovranno rispettare questo obiettivo entro il 30 giugno 2026; inoltre nel caso in cui i candidati siano ugualmente qualificati per un posto, la priorità dovrebbe andare alla candidata femminile. Da ricordare, infine, che le aziende dovranno fornire annualmente informazioni aggiornate sulla rappresentanza di genere nei loro consigli di amministrazione.

In tutto questo varrebbe la pena chiedersi, oltre a quello dettato dall’agenda del politicamente corretto, che peso reale ha nell’ambito professionale, il merito. Che dovrebbe rilevare, sempre, a prescindere dal genere.

Le aziende dovranno obbligatoriamente assumere almeno il 40% di dirigenti donne. Multe per gli inadempienti

Si intitola “Women on boards” la direttiva recentemente approvata grazie all’intesa raggiunta tra Commissione, Unione europea e Parlamento europeo. Il tema del documento, che si inserisce nell’ambito delle politiche sull’equilibrio di genere, riguarda nello specifico l’obbligatorietà della presenza di quote rosa nei consigli di amministrazione delle aziende europee.

Lo scopo, entrando nel dettaglio, è quello di introdurre procedure di assunzioni trasparenti in modo che almeno il 40% dei posti di amministratore non esecutivo o il 33% di tutti i posti di amministratore siano occupati da donne (ad oggi la percentuale è di poco più del 30%, con differenze significative tra gli Stati membri).

Molto soddisfatta Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue.

Gli esperti in proposito hanno ricordato che la Commissione aveva già presentato analoga proposta dieci anni fa, seguita nel 2013 dal Parlamento europeo che ne aveva accolto la posizione. Poi tutto si era fermato in Consiglio fino al momento in cui i ministri del Lavoro e degli Affari sociali nel marzo 2021 hanno concordato lo sblocco della procedura.

La correlatrice in Parlamento europeo della proposta di legge, Evelyn Regner (S&D), durante la conferenza stampa di presentazione della normativa ha ricordato la lunga attesa della stessa dicendo che “era giunto il momento di adottare misure vincolanti. La situazione odierna è una vergogna e deve cambiare. Un maggior numero di donne nei consigli di amministrazione – ha aggiunto – rende le aziende più resilienti e innovative e contribuirà a cambiare le strutture verticistiche sul posto di lavoro”. Inoltre “uno dei principali risultati è la trasparenza”. Infatti “i processi di selezione devono basarsi su criteri chiari e predeterminati e con questo accordo verranno selezionati solo i candidati migliori” con conseguente aumento della “qualità complessiva dei consigli di amministrazione”. Regner ha infine sottolineato che c’era “bisogno di una direttiva incisiva, per questo – ha concluso – abbiamo previsto anche delle sanzioni per poterla rendere efficiente”. Ovvero multe e annullamento da parte di un organo giudiziario della selezione dei funzionari di vertice per le imprese che non rispettano procedure di selezione trasparenti.

Quanto a quel che succederà da questo momento in poi, l’iter prosegue con il passaggio in Consiglio europeo. Se lo stesso la approverà – sottolinea agenzia Nova – le imprese (escluse quelle di piccole e medie dimensioni con meno di 250 dipendenti) dovranno rispettare questo obiettivo entro il 30 giugno 2026; inoltre nel caso in cui i candidati siano ugualmente qualificati per un posto, la priorità dovrebbe andare alla candidata femminile. Da ricordare, infine, che le aziende dovranno fornire annualmente informazioni aggiornate sulla rappresentanza di genere nei loro consigli di amministrazione.

In tutto questo varrebbe la pena chiedersi, oltre a quello dettato dall’agenda del politicamente corretto, che peso reale ha nell’ambito professionale, il merito. Che dovrebbe rilevare, sempre, a prescindere dal genere.

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