L’Europa del contante

Tanto rumore per nulla. Il consiglio Ue ha deciso che il limite per i pagamenti in contante, sul territorio dell’Unione, sarà pari a 10mila euro. Due volte quello proposto dal governo Meloni, da “appena” 5mila euro. E su cui si è scatenata la bagarre, le proteste dei sindacati, i rilievi di Bankitalia, gli strepiti del Cnel. La decisione Ue mira a uniformare le regole su un tema sensibilissimo, specialmente in tema di anti-riciclaggio, e non solo di evasione fiscale come s’è incardinato il dibattito italiano. La stretta, semmai, è arrivata sulle monete digitali. O meglio, sulle criptovalute. Chiunque effettuerà transizioni superiori ai mille euro dovrà essere sottoposto alle procedure legate alle verifiche anti-riciclaggio per la clientela. Insomma, il piccolo dibattito sulla piccola manovra del governo si può dichiarare concluso. A meno di voler tacciare di complicità all’evasione fiscale anche il Consiglio Ue.
La decisione europea, una volta tanto, ha fatto esultare il centrodestra. In particolar modo, a festeggiare, il leader della Lega Matteo Salvini. Già nei giorni scorsi si era attirato gli strali dell’opposizione per aver criticato in maniera colorita chi pretendeva di pagare il caffè con la carta. Il vicepremier e ministro alle Infrastrutture ha letteralmente gongolato e sui social ha scritto: “Bene, anche l’Europa conferma la libertà di usare il proprio denaro come si vuole, raddoppiando addirittura il tetto all’uso del contante previsto dal governo italiano da 5 a 10mila euro. Sinistri e critici in silenzio oggi?”.
Dalla maggioranza, dunque, è partito il fuoco di fila contro l’opposizione. Sul tema, poi, era intervenuta anche Unimpresa che aveva spiegato come, in media, negozi e ristoranti ogni anno paghino migliaia di euro solo per commissioni sulle carte. Un esborso rilevante e doloroso, in tempi di ristrettezze economiche, inflazione galoppante e caro bollette. Eppure il dato medio attuale, pari a 10mila euro, tra costi fissi e commissioni per il Pos rappresenta un numero “più basso rispetto al 2017 quando le tariffe dei pagamenti elettronici erano decisamente più rilevanti e le spese complessive arrivavano a sfiorare 14.000 euro l’anno: in cinque anni, dunque, si è registrato un calo di circa il 40%. Un calo che interessa sia i costi fissi per i pos passati in media, in relazione al canone mensile, da 14 euro a 5 euro (-63%) per gli apparecchi mobili e da 24 euro a 8 euro per (-66%) per i dispositivi fissi. Quanto alle commissioni, si aggirano attorno all’1,6% per i pos mobile (-26% sul 2017) e attorno all’1,40% per i pos fissi (-37%)”. Con la decisione del consiglio dell’Ue, i contanti potranno tornare a essere utilizzati in maniera più libera e rilevante almeno in Italia. Con tanti saluti al dibattito che ha accompagnato, finora, la manovra italiana.
Piccoli temi, in fondo, per una piccola manovra. Piccoli come le soglie dei pagamenti con il pos, piccoli come i cambiamenti possibili, di qualche decina di euro su o giù, attorno all’asticella dei sessanta. Le scelte del governo, fatalmente, porgono il fianco alle critiche. Come quelle che sono piovute in capo alla premier da Matteo Renzi. Secondo cui “se lei continua a occuparsi di minuzie non si va da nessuna parte perché la manovra non funziona”. Il leader di Iv, però, non chiude del tutto le porte a Meloni che, per lui, è “una donna totalmente diversa, anzi dentro la maggioranza sembra quella più moderata”. Quindi una battuta: “Se va sulla via di Damasco, ha il telepass per le conversioni. Ma ora bisogna vedere se fanno sul serio o no”.
Ora i nodi della manovra, dunque, dovranno essere rintracciati altrove. Intanto, per risolverli, il governo si appresta a varare una cabina di regia. Ci sono tremila emendamenti alla finanziaria. Di questi, oltre seicento sono stati presentati dai partiti del centrodestra. Se ne attendevano 400, sono quasi il 50% in più. Dunque bisogna sveltire le procedure e, per farlo, ecco l’idea della cabina di regia. Che sarà affidata al ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. Che è, in pratica, il braccio destro della premier. Insomma, Meloni mette il cappello e si gioca tutto su questa manovra. E lo fa mentre incassa, grazie al consiglio Ue e alla sua decisione sul tetto ai contanti fino a 10mila euro, una piccola vittoria nel piccolo dibattito sulla piccola manovra.

Tanto rumore per nulla. Il consiglio Ue ha deciso che il limite per i pagamenti in contante, sul territorio dell’Unione, sarà pari a 10mila euro. Due volte quello proposto dal governo Meloni, da “appena” 5mila euro. E su cui si è scatenata la bagarre, le proteste dei sindacati, i rilievi di Bankitalia, gli strepiti del Cnel. La decisione Ue mira a uniformare le regole su un tema sensibilissimo, specialmente in tema di anti-riciclaggio, e non solo di evasione fiscale come s’è incardinato il dibattito italiano. La stretta, semmai, è arrivata sulle monete digitali. O meglio, sulle criptovalute. Chiunque effettuerà transizioni superiori ai mille euro dovrà essere sottoposto alle procedure legate alle verifiche anti-riciclaggio per la clientela. Insomma, il piccolo dibattito sulla piccola manovra del governo si può dichiarare concluso. A meno di voler tacciare di complicità all’evasione fiscale anche il Consiglio Ue.
La decisione europea, una volta tanto, ha fatto esultare il centrodestra. In particolar modo, a festeggiare, il leader della Lega Matteo Salvini. Già nei giorni scorsi si era attirato gli strali dell’opposizione per aver criticato in maniera colorita chi pretendeva di pagare il caffè con la carta. Il vicepremier e ministro alle Infrastrutture ha letteralmente gongolato e sui social ha scritto: “Bene, anche l’Europa conferma la libertà di usare il proprio denaro come si vuole, raddoppiando addirittura il tetto all’uso del contante previsto dal governo italiano da 5 a 10mila euro. Sinistri e critici in silenzio oggi?”.
Dalla maggioranza, dunque, è partito il fuoco di fila contro l’opposizione. Sul tema, poi, era intervenuta anche Unimpresa che aveva spiegato come, in media, negozi e ristoranti ogni anno paghino migliaia di euro solo per commissioni sulle carte. Un esborso rilevante e doloroso, in tempi di ristrettezze economiche, inflazione galoppante e caro bollette. Eppure il dato medio attuale, pari a 10mila euro, tra costi fissi e commissioni per il Pos rappresenta un numero “più basso rispetto al 2017 quando le tariffe dei pagamenti elettronici erano decisamente più rilevanti e le spese complessive arrivavano a sfiorare 14.000 euro l’anno: in cinque anni, dunque, si è registrato un calo di circa il 40%. Un calo che interessa sia i costi fissi per i pos passati in media, in relazione al canone mensile, da 14 euro a 5 euro (-63%) per gli apparecchi mobili e da 24 euro a 8 euro per (-66%) per i dispositivi fissi. Quanto alle commissioni, si aggirano attorno all’1,6% per i pos mobile (-26% sul 2017) e attorno all’1,40% per i pos fissi (-37%)”. Con la decisione del consiglio dell’Ue, i contanti potranno tornare a essere utilizzati in maniera più libera e rilevante almeno in Italia. Con tanti saluti al dibattito che ha accompagnato, finora, la manovra italiana.
Piccoli temi, in fondo, per una piccola manovra. Piccoli come le soglie dei pagamenti con il pos, piccoli come i cambiamenti possibili, di qualche decina di euro su o giù, attorno all’asticella dei sessanta. Le scelte del governo, fatalmente, porgono il fianco alle critiche. Come quelle che sono piovute in capo alla premier da Matteo Renzi. Secondo cui “se lei continua a occuparsi di minuzie non si va da nessuna parte perché la manovra non funziona”. Il leader di Iv, però, non chiude del tutto le porte a Meloni che, per lui, è “una donna totalmente diversa, anzi dentro la maggioranza sembra quella più moderata”. Quindi una battuta: “Se va sulla via di Damasco, ha il telepass per le conversioni. Ma ora bisogna vedere se fanno sul serio o no”.
Ora i nodi della manovra, dunque, dovranno essere rintracciati altrove. Intanto, per risolverli, il governo si appresta a varare una cabina di regia. Ci sono tremila emendamenti alla finanziaria. Di questi, oltre seicento sono stati presentati dai partiti del centrodestra. Se ne attendevano 400, sono quasi il 50% in più. Dunque bisogna sveltire le procedure e, per farlo, ecco l’idea della cabina di regia. Che sarà affidata al ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. Che è, in pratica, il braccio destro della premier. Insomma, Meloni mette il cappello e si gioca tutto su questa manovra. E lo fa mentre incassa, grazie al consiglio Ue e alla sua decisione sul tetto ai contanti fino a 10mila euro, una piccola vittoria nel piccolo dibattito sulla piccola manovra.

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