L’hot spot fantasma e la stazione di Fiume

Fiume, città principale del golfo del Quarnaro, in Croazia, a soli 76 chilometri da Trieste. Con Zagabria e Trieste è il nuovo crocevia della rotta balcanica diretta anche in Italia, un hot spot fantasma, come quello di Fernetti (Ts). Negli ultimi dieci giorni c’è stata una sensibile impennata di arrivi: dai 250 ai 300 al giorno. Sono soprattutto giovani e molti sono minorenni. La maggior parte arriva dall’Afghanistan dopo una via crucis che può durare dai quattro agli otto mesi. Tra loro ci sono molti hazari, una minoranza etnica particolarmente invisa ai Talebani e che vive prevalentemente in una regione montuosa dell’Afghanistan centrale. Il loro “quartier generale” a Fiume è nella vecchia stazione ferroviaria dismessa.
Anna Piuzzi, giornalista de La Vita cattolica, si è recata lì di ritorno dal Nord ovest della Bosnia, per la precisione da Velika Kladusa, dove fino a poco tempo fa c’era uno dei campi profughi tristemente famoso. Si è recata là con l’associazione udinese “Ospiti in arrivo” che dal 2015 si occupa di migranti, fornendo assistenza, vestiario, medicinali e organizzando corsi di lingua italiana. “Rientrando siamo andati a Fiume – ci ha detto – perché ci avevano informati che è una delle mete intermedie della rotta balcanica. La situazione è di degrado assoluto e non ci risulta che i croati si preoccupino dello stato in cui vivono questi profughi. La Caritas ha messo a disposizione due container, di cui uno con tre docce aperto quattro ore al giorno, mentre la Croce rossa si impegna per fornire pasti caldi”. La maggior parte di questi ragazzi dormono all’addiaccio e la notte molti di loro cercano riparo dal freddo pungente sotto i vecchi treni in disuso, sistemando tra le traverse in legno e i sassi, coperte di fortuna, cartoni, plastiche che vengono appoggiate anche sulle fiancate fino al suolo.
Le autorità croate hanno cambiato atteggiamento nei loro confronti. Come entrano in Croazia, agli immigrati viene fornito un foglio di via che dura una settimana e con il quale possono muoversi liberamente. Magnanimità, ravvedimenti, new deal umanitario? Anna Piuzzi fornisce un’altra chiave di lettura. “Sicuramente – dice – ha influito la condanna della Croazia da parte della Corte europea dei Diritti umani, il rapporto del Comitato anti-tortura e altri soprusi documentati. Ma forse più realisticamente si tratta di una strategia per entrare in Schengen senza polemiche”, ingresso che come noto avverrà dal prossimo 1 gennaio”. La maggior parte di questi giovani vorrebbe andare in Germania, considerato il Paese che offre maggiori possibilità lavorative. “In realtà – spiega ancora la Piuzzi – i minori non accompagnati sarebbero maggiormente tutelati in Italia perché la protezione umanitaria non sempre in Germania viene concessa”. Le altre due mete sono l’Austria e l’Italia, attraverso la “porta” di Trieste.
I migranti arrivano a Fernetti grazie alle intercettazioni della polizia di frontiera che proprio lì dispone di una caserma dove 14 poliziotti si fanno in quattro ormai da anni per garantire non soltanto l’iter amministrativo per i riconoscimenti, ma anche per gestire la parte sanitaria, di assistenza, di fornitura del cibo, di aiuto in genere. I migranti hanno a disposizione tre hangar in cui sono letteralmente accampati e alcuni bagni chimici. Insomma, un vero e proprio hot spot anche se nessuno, né in Regione né a Roma, lo definisce tale. Anzi, proprio su richiesta dei questori e dei prefetti di Trieste e Gorizia, il Viminale ha mandato a dire di incoraggiare l’apertura di un hot spot tra Trieste e Gorizia, dove la situazione è divenuta insostenibile. Il Cpr Cara di Gradisca ospita 600 migranti a fronte di una capienza stimata in 200 persone. Non a caso, solo a Gradisca d’Isonzo (Go) sono decine i migranti che da giorni dormono in tenda o all’addiaccio. A molti sono giocoforza negati un pasto caldo e una doccia proprio per il sovraffollamento del Cara. Si è mossa anche la Chiesa che sta organizzando un’accoglienza “a bassa soglia”, ovvero la fornitura di un tetto per la notte. Ma accampamenti improvvisati si incontrano in diversi punti, come le stazioni, sia a Gorizia sia a Trieste. Secondo i due questori l’hot spot (l’unico riconosciuto come tale è soltanto quello di Lampedusa) dovrebbe essere realizzato lontano dai centri abitati e dovrebbe diventare un luogo di transito e non di permanenza. Le stesse funzioni, non pienamente riconosciute, che sta svolgendo la polizia di Fernetti con i tre hangar a disposizione e che gestisce con estreme difficoltà appunto questa “migrantopoli” fantasma.
I dati di Frontex confermano che la rotta balcanica è ormai quella principale scelta dagli immigrati: nei primi dieci mesi del 2022 ci sono stati 130 mila attraversamenti dei confini europei lungo la rotta balcanica che è diventata la via più utilizzata per raggiungere lSuropa, più ancora del Mediterraneo centrale che conta 90 mila ingressi. I volontari che operano sia a Fiume sia a Fernetti temono che in Croazia dal 1 gennaio rip0art5a la politica dei respingimenti, ritenuta da loro una pratica violenta e inammissibile. Non a caso – sostengono – si tratta della stessa direzione imboccata dal Ministero degli Interni del nostro Paese. Nei giorni scorsi il Viminale ha dettato l’agenda alle prefetture del Fvg, chiedendo di adottare “ogni iniziativa per dare impulso all’attività di vigilanza confinaria”. Vale a dire i respingimenti.

Fiume, città principale del golfo del Quarnaro, in Croazia, a soli 76 chilometri da Trieste. Con Zagabria e Trieste è il nuovo crocevia della rotta balcanica diretta anche in Italia, un hot spot fantasma, come quello di Fernetti (Ts). Negli ultimi dieci giorni c’è stata una sensibile impennata di arrivi: dai 250 ai 300 al giorno. Sono soprattutto giovani e molti sono minorenni. La maggior parte arriva dall’Afghanistan dopo una via crucis che può durare dai quattro agli otto mesi. Tra loro ci sono molti hazari, una minoranza etnica particolarmente invisa ai Talebani e che vive prevalentemente in una regione montuosa dell’Afghanistan centrale. Il loro “quartier generale” a Fiume è nella vecchia stazione ferroviaria dismessa.
Anna Piuzzi, giornalista de La Vita cattolica, si è recata lì di ritorno dal Nord ovest della Bosnia, per la precisione da Velika Kladusa, dove fino a poco tempo fa c’era uno dei campi profughi tristemente famoso. Si è recata là con l’associazione udinese “Ospiti in arrivo” che dal 2015 si occupa di migranti, fornendo assistenza, vestiario, medicinali e organizzando corsi di lingua italiana. “Rientrando siamo andati a Fiume – ci ha detto – perché ci avevano informati che è una delle mete intermedie della rotta balcanica. La situazione è di degrado assoluto e non ci risulta che i croati si preoccupino dello stato in cui vivono questi profughi. La Caritas ha messo a disposizione due container, di cui uno con tre docce aperto quattro ore al giorno, mentre la Croce rossa si impegna per fornire pasti caldi”. La maggior parte di questi ragazzi dormono all’addiaccio e la notte molti di loro cercano riparo dal freddo pungente sotto i vecchi treni in disuso, sistemando tra le traverse in legno e i sassi, coperte di fortuna, cartoni, plastiche che vengono appoggiate anche sulle fiancate fino al suolo.
Le autorità croate hanno cambiato atteggiamento nei loro confronti. Come entrano in Croazia, agli immigrati viene fornito un foglio di via che dura una settimana e con il quale possono muoversi liberamente. Magnanimità, ravvedimenti, new deal umanitario? Anna Piuzzi fornisce un’altra chiave di lettura. “Sicuramente – dice – ha influito la condanna della Croazia da parte della Corte europea dei Diritti umani, il rapporto del Comitato anti-tortura e altri soprusi documentati. Ma forse più realisticamente si tratta di una strategia per entrare in Schengen senza polemiche”, ingresso che come noto avverrà dal prossimo 1 gennaio”. La maggior parte di questi giovani vorrebbe andare in Germania, considerato il Paese che offre maggiori possibilità lavorative. “In realtà – spiega ancora la Piuzzi – i minori non accompagnati sarebbero maggiormente tutelati in Italia perché la protezione umanitaria non sempre in Germania viene concessa”. Le altre due mete sono l’Austria e l’Italia, attraverso la “porta” di Trieste.
I migranti arrivano a Fernetti grazie alle intercettazioni della polizia di frontiera che proprio lì dispone di una caserma dove 14 poliziotti si fanno in quattro ormai da anni per garantire non soltanto l’iter amministrativo per i riconoscimenti, ma anche per gestire la parte sanitaria, di assistenza, di fornitura del cibo, di aiuto in genere. I migranti hanno a disposizione tre hangar in cui sono letteralmente accampati e alcuni bagni chimici. Insomma, un vero e proprio hot spot anche se nessuno, né in Regione né a Roma, lo definisce tale. Anzi, proprio su richiesta dei questori e dei prefetti di Trieste e Gorizia, il Viminale ha mandato a dire di incoraggiare l’apertura di un hot spot tra Trieste e Gorizia, dove la situazione è divenuta insostenibile. Il Cpr Cara di Gradisca ospita 600 migranti a fronte di una capienza stimata in 200 persone. Non a caso, solo a Gradisca d’Isonzo (Go) sono decine i migranti che da giorni dormono in tenda o all’addiaccio. A molti sono giocoforza negati un pasto caldo e una doccia proprio per il sovraffollamento del Cara. Si è mossa anche la Chiesa che sta organizzando un’accoglienza “a bassa soglia”, ovvero la fornitura di un tetto per la notte. Ma accampamenti improvvisati si incontrano in diversi punti, come le stazioni, sia a Gorizia sia a Trieste. Secondo i due questori l’hot spot (l’unico riconosciuto come tale è soltanto quello di Lampedusa) dovrebbe essere realizzato lontano dai centri abitati e dovrebbe diventare un luogo di transito e non di permanenza. Le stesse funzioni, non pienamente riconosciute, che sta svolgendo la polizia di Fernetti con i tre hangar a disposizione e che gestisce con estreme difficoltà appunto questa “migrantopoli” fantasma.
I dati di Frontex confermano che la rotta balcanica è ormai quella principale scelta dagli immigrati: nei primi dieci mesi del 2022 ci sono stati 130 mila attraversamenti dei confini europei lungo la rotta balcanica che è diventata la via più utilizzata per raggiungere lSuropa, più ancora del Mediterraneo centrale che conta 90 mila ingressi. I volontari che operano sia a Fiume sia a Fernetti temono che in Croazia dal 1 gennaio rip0art5a la politica dei respingimenti, ritenuta da loro una pratica violenta e inammissibile. Non a caso – sostengono – si tratta della stessa direzione imboccata dal Ministero degli Interni del nostro Paese. Nei giorni scorsi il Viminale ha dettato l’agenda alle prefetture del Fvg, chiedendo di adottare “ogni iniziativa per dare impulso all’attività di vigilanza confinaria”. Vale a dire i respingimenti.

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