Libia, scontri a Tripoli dopo che Bashagha ha provato ad entrare in città con altri rappresentanti del governo di Tobruk

Duri scontri a fuoco si sono registrati questa mattina a Tripoli. La tensione è salita quando Fatih Bashagha, premier designato dal parlamento di Tobruk, ha provato ad entrare in città per assumere il controllo del governo guidato da Abdul Hamid Dbeibah. I combattimenti sono iniziati all’alba, appena il corteo di auto proveniente da Tobruk ha fatto ingresso a Tripoli. Il governo di unità nazionale (riconosciuto dall’Onu) ha ordinato all’aeronautica di “colpire i movimenti militari non autorizzati nella capitale”. Dopo poche ore, visto che i combattimenti non accennavano a terminare, Fatih Bashagha e gli altri rappresentanti del governo di stabilità nazionale (Gsn) hanno deciso di lasciare la città.

Il premier di Tobruk avrebbe deciso di entrare a Tripoli, nonostante sapesse del rischio di un conflitto a fuoco, grazie all’ok della brigata islamica Nawasi finora legata al premier rivale Dbeibah. Gli scontri sono cessati grazie alla mediazione della brigata 444, che sostiene il governo di Tripoli, i cui uomini hanno scortato Bashagha fuori dalla capitale. Gli eventi di questa mattina testimoniano come la situazione in Libia continui ad essere piuttosto intricata. Il governo di unità nazionale di Dbeibah, insediato a Tripoli il 15 marzo del 2021, non ha mantenuto l’impegno di portare il Paese ad elezioni, obiettivo alla base dell’accordo raggiunto con le altre fazioni grazie anche alla mediazione dell’Onu.

Per questa ragione nel febbraio scorso il parlamento di Tobruk ha nominato Bashagha proprio con l’obiettivo di sostituire Dbeibah. Questa mattina l’esecutivo sostenuto tra gli altri anche dal generale Khalifa Haftar ha provato a passare dalle parole ai fatti annunciando “l’arrivo del primo ministro del governo libico Fatih Bashagha, accompagnato da diversi ministri, nella capitale Tripoli, per iniziare lì il suo lavoro”. Come si è visto però il governo di Tripoli non è rimasto a guardare e ha respinto le autorità di Tobruk. Secondo molti osservatori i fatti di oggi rafforzano Dbeibah e indeboliscono Bashagha, visto che quest’ultimo aveva sempre detto di non voler entrare a Tripoli con la forza ma solo attraverso una legittima elezione.

Nel frattempo sono in corso dal 15 maggio i colloqui della Commissione mista formata da deputati della Camera dei rappresentanti di Tobruk e dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli con l’obiettivo di definire il quadro istituzionale per poter arrivare finalmente ad elezioni. In tutto questo la questione libica si lega anche al resto dello scenario internazionale soprattutto sotto il profilo energetico. Nel suo incontro con Biden Draghi aveva spiegato di “voler lavorare alla stabilizzazione del Paese” in quanto “la Libia può essere un enorme fornitore di gas e petrolio non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa. Ma la stabilizzazione ipotizzata da Draghi deve far i conti con molte incognite, non solo relative alle tensioni tra i due governi “paralleli” del Paese nordafricano, visto che dietro Haftar continua a stagliarsi l’ombra di Putin e la volontà di voler tagliare ogni fonte di approvvigionamento energetico all’Occidente.

Duri scontri a fuoco si sono registrati questa mattina a Tripoli. La tensione è salita quando Fatih Bashagha, premier designato dal parlamento di Tobruk, ha provato ad entrare in città per assumere il controllo del governo guidato da Abdul Hamid Dbeibah. I combattimenti sono iniziati all’alba, appena il corteo di auto proveniente da Tobruk ha fatto ingresso a Tripoli. Il governo di unità nazionale (riconosciuto dall’Onu) ha ordinato all’aeronautica di “colpire i movimenti militari non autorizzati nella capitale”. Dopo poche ore, visto che i combattimenti non accennavano a terminare, Fatih Bashagha e gli altri rappresentanti del governo di stabilità nazionale (Gsn) hanno deciso di lasciare la città.

Il premier di Tobruk avrebbe deciso di entrare a Tripoli, nonostante sapesse del rischio di un conflitto a fuoco, grazie all’ok della brigata islamica Nawasi finora legata al premier rivale Dbeibah. Gli scontri sono cessati grazie alla mediazione della brigata 444, che sostiene il governo di Tripoli, i cui uomini hanno scortato Bashagha fuori dalla capitale. Gli eventi di questa mattina testimoniano come la situazione in Libia continui ad essere piuttosto intricata. Il governo di unità nazionale di Dbeibah, insediato a Tripoli il 15 marzo del 2021, non ha mantenuto l’impegno di portare il Paese ad elezioni, obiettivo alla base dell’accordo raggiunto con le altre fazioni grazie anche alla mediazione dell’Onu.

Per questa ragione nel febbraio scorso il parlamento di Tobruk ha nominato Bashagha proprio con l’obiettivo di sostituire Dbeibah. Questa mattina l’esecutivo sostenuto tra gli altri anche dal generale Khalifa Haftar ha provato a passare dalle parole ai fatti annunciando “l’arrivo del primo ministro del governo libico Fatih Bashagha, accompagnato da diversi ministri, nella capitale Tripoli, per iniziare lì il suo lavoro”. Come si è visto però il governo di Tripoli non è rimasto a guardare e ha respinto le autorità di Tobruk. Secondo molti osservatori i fatti di oggi rafforzano Dbeibah e indeboliscono Bashagha, visto che quest’ultimo aveva sempre detto di non voler entrare a Tripoli con la forza ma solo attraverso una legittima elezione.

Nel frattempo sono in corso dal 15 maggio i colloqui della Commissione mista formata da deputati della Camera dei rappresentanti di Tobruk e dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli con l’obiettivo di definire il quadro istituzionale per poter arrivare finalmente ad elezioni. In tutto questo la questione libica si lega anche al resto dello scenario internazionale soprattutto sotto il profilo energetico. Nel suo incontro con Biden Draghi aveva spiegato di “voler lavorare alla stabilizzazione del Paese” in quanto “la Libia può essere un enorme fornitore di gas e petrolio non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa. Ma la stabilizzazione ipotizzata da Draghi deve far i conti con molte incognite, non solo relative alle tensioni tra i due governi “paralleli” del Paese nordafricano, visto che dietro Haftar continua a stagliarsi l’ombra di Putin e la volontà di voler tagliare ogni fonte di approvvigionamento energetico all’Occidente.

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