L’identikit in poltrona

Il totonomi imperversa: c’è chi sale e chi scende, chi è dato per bruciato e poi risbuca fuori, chi è in lizza per più ministeri e chi forse non avrà un dicastero “pesantissimo”, ossia il leader ammaccato della Lega altrettanto mancata Matteo Salvini. Giorgia Meloni deve formare il governo e deve tenere conto di una serie di fattori, restando sul filo di un equilibrio che paradossalmente deve essere stabile. Bisogna accontentare i partiti della coalizione (con una mano sul cuore e una sul manuale Cencelli), tenere conto delle indicazioni che possono arrivare da Mario Draghi (anche se Palazzo Chigi smentisce chi sostiene esista un accordo tra la premier in pectore e il premier uscente, rispettare i paletti del Colle. La leader di FdI non si può certo permettere di vedersi rifiutare un ministro dal capo dello Stato Sergio Mattarella come accadde con i gialloverdi e Savona al Mef. Al contempo ci sono da rispettare anche gli equilibri di forza in Parlamento, dove al di là della nomina dei capigruppo che è più una questione interna ai singoli partiti, ci sono da eleggere il presidente di Camera e Senato. In queste ore i giornali mainstream e un po’ di parte chiedono alla Meloni le beau geste di dare Montecitorio all’opposizione. In merito ci parrebbe più opportuno assegnarla a uno non di passaggio come il segretario Pd Letta, che più che godersi l’opposizione tornerà a godersi Parigi.

I presidenti di Camera e Senato

Intanto il totoministri va di pari passo con quello per gli scranni più alti di Camera e Senato. I papabili peraltro sono in lizza anche per i ministeri. A Montecitorio si parla del numero due di FI Antonio Tajani, che però potrebbe ottenere anche un dicastero ancora non ben specificato. Spunta pure il nome di Giancarlo Giorgetti, il leader leghista governista draghiano dato per spacciato nel totoministri. Al Senato invece gira il nome di Roberto Calderoli, leghista senior, così come quello del FdI altrettanto senior Ignazio La Russa, che però potrebbe pure tornare alla Difesa.

Il toto-ministri

Ora vediamo in ordine sparso i nomi che si vociferano, per FI Anna Maria Bernini, Andrea Mandelli, che pare potrebbe avere un dicastero di peso. Sul fronte leghista, girano i nomi di Edoardo Rixi alle Infrastrutture, Gianmarco Centinaio alle Politiche agricole (si tratterebbe di un ritorno), Giulia Bongiorno alla Pubblica amministrazione, Vannia Gava alla Transizione ecologica. Per il ministero dell’Interno, è in pista il prefetto di Roma Matteo Piantedosi, già capo di gabinetto di Salvini al Viminale.

Veniamo al partito che avrà più poltrone: FdI, vincitore delle elezioni. A Guido Crosetto, se la Difesa va a Tajani, potrebbe venir chiesto di andare alla Farnesina, anche se in qualità di Letta (Gianni) della Meloni potrebbe andare a Palazzo Chigi, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ruolo per cui si valuta anche Giovanbattista Fazzolari, che potrebbe incassare anche la delega per l’Attuazione del programma. Ancora, Francesco Lollobrigida ai Trasporti, l’ex cda Rai Giampaolo Rossi alla Cultura, Daniela Santanché al Turismo, Edmondo Cirielli al ministero del Sud e della Coesione territoriale, Raffaele Fitto alle Politiche europee.

I possibili ministri tecnici

Sul fronte dei tecnici, che potrebbero piacere a Mattarella, come ministro dell’Economia, casella per la quale Meloni non ha smesso di sognare un sì di Fabio Panetta, nel board della Bce, c’è anche Domenico Siniscalco, già ministro al Mef in due governi Berlusconi. Mentre allo Sviluppo economico, l’identikit più gettonato nelle ultime ore è quello dell’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato. Agli Esteri potrebbe andare Elisabetta Belloni, già capo dell’unità di crisi della Farnesina, ora direttore dei Servizi.

Circola infine anche un’ipotesi in salsa gialloverde, riesumare i due vicepremier per accontentare i due partiti minori: Tajani e Salvini. Ma una soluzione del genere non darebbe l’idea di novità. Anzi.

Il totonomi imperversa: c’è chi sale e chi scende, chi è dato per bruciato e poi risbuca fuori, chi è in lizza per più ministeri e chi forse non avrà un dicastero “pesantissimo”, ossia il leader ammaccato della Lega altrettanto mancata Matteo Salvini. Giorgia Meloni deve formare il governo e deve tenere conto di una serie di fattori, restando sul filo di un equilibrio che paradossalmente deve essere stabile. Bisogna accontentare i partiti della coalizione (con una mano sul cuore e una sul manuale Cencelli), tenere conto delle indicazioni che possono arrivare da Mario Draghi (anche se Palazzo Chigi smentisce chi sostiene esista un accordo tra la premier in pectore e il premier uscente, rispettare i paletti del Colle. La leader di FdI non si può certo permettere di vedersi rifiutare un ministro dal capo dello Stato Sergio Mattarella come accadde con i gialloverdi e Savona al Mef. Al contempo ci sono da rispettare anche gli equilibri di forza in Parlamento, dove al di là della nomina dei capigruppo che è più una questione interna ai singoli partiti, ci sono da eleggere il presidente di Camera e Senato. In queste ore i giornali mainstream e un po’ di parte chiedono alla Meloni le beau geste di dare Montecitorio all’opposizione. In merito ci parrebbe più opportuno assegnarla a uno non di passaggio come il segretario Pd Letta, che più che godersi l’opposizione tornerà a godersi Parigi.

I presidenti di Camera e Senato

Intanto il totoministri va di pari passo con quello per gli scranni più alti di Camera e Senato. I papabili peraltro sono in lizza anche per i ministeri. A Montecitorio si parla del numero due di FI Antonio Tajani, che però potrebbe ottenere anche un dicastero ancora non ben specificato. Spunta pure il nome di Giancarlo Giorgetti, il leader leghista governista draghiano dato per spacciato nel totoministri. Al Senato invece gira il nome di Roberto Calderoli, leghista senior, così come quello del FdI altrettanto senior Ignazio La Russa, che però potrebbe pure tornare alla Difesa.

Il toto-ministri

Ora vediamo in ordine sparso i nomi che si vociferano, per FI Anna Maria Bernini, Andrea Mandelli, che pare potrebbe avere un dicastero di peso. Sul fronte leghista, girano i nomi di Edoardo Rixi alle Infrastrutture, Gianmarco Centinaio alle Politiche agricole (si tratterebbe di un ritorno), Giulia Bongiorno alla Pubblica amministrazione, Vannia Gava alla Transizione ecologica. Per il ministero dell’Interno, è in pista il prefetto di Roma Matteo Piantedosi, già capo di gabinetto di Salvini al Viminale.

Veniamo al partito che avrà più poltrone: FdI, vincitore delle elezioni. A Guido Crosetto, se la Difesa va a Tajani, potrebbe venir chiesto di andare alla Farnesina, anche se in qualità di Letta (Gianni) della Meloni potrebbe andare a Palazzo Chigi, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ruolo per cui si valuta anche Giovanbattista Fazzolari, che potrebbe incassare anche la delega per l’Attuazione del programma. Ancora, Francesco Lollobrigida ai Trasporti, l’ex cda Rai Giampaolo Rossi alla Cultura, Daniela Santanché al Turismo, Edmondo Cirielli al ministero del Sud e della Coesione territoriale, Raffaele Fitto alle Politiche europee.

I possibili ministri tecnici

Sul fronte dei tecnici, che potrebbero piacere a Mattarella, come ministro dell’Economia, casella per la quale Meloni non ha smesso di sognare un sì di Fabio Panetta, nel board della Bce, c’è anche Domenico Siniscalco, già ministro al Mef in due governi Berlusconi. Mentre allo Sviluppo economico, l’identikit più gettonato nelle ultime ore è quello dell’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato. Agli Esteri potrebbe andare Elisabetta Belloni, già capo dell’unità di crisi della Farnesina, ora direttore dei Servizi.

Circola infine anche un’ipotesi in salsa gialloverde, riesumare i due vicepremier per accontentare i due partiti minori: Tajani e Salvini. Ma una soluzione del genere non darebbe l’idea di novità. Anzi.

Previous articlePolvere di stelle
Next articleLa strana coppia 
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli