Lidia Vitale: “Come mantenere vivo il mio bambino interiore”

 

Dal 6 gennaio, su Paramount+, arriva uno dei film più apprezzati degli ultimi tempi: “Ti mangio il cuore” diretto da Pippo Mezzapesa. Tra i protagonisti della pellicola, accanto all’esordiente Elodie, spicca Lidia Vitale. Nel corso della sua ventennale carriera ha lavorato in grandi produzioni e film indipendenti, opere popolari come La Meglio Gioventù di Marco Tullio Giordana e cortometraggi di giovani esordienti, fra tutti ricordiamo Tiger Boy di un allora sconosciuto Gabriele Mainetti, ha messo il suo talento al servizio dei premi Oscar, Paolo Sorrentino e Mike Van Diem, si è misurata con la regia e la sceneggiatura, sempre animata da una inesauribile passione per il cinema. Nello scenario della profonda rivoluzione culturale in atto, la lunga carriera di Lidia Vitale, continua ad essere uno straordinario esempio di integrità, coraggio e coerenza, valori con cui ha costruito e difeso la propria libertà e indipendenza, come donna e come artista.
Lidia, nella pellicola “Ti mangio il cuore” interpreti il ruolo di Teresa Malatesta. Che esperienza è stata?
Intensa. Era un po’ che non leggevo dei personaggi femminili così ben articolati. In quel periodo tanti avvenimenti nel privato, perdite importanti si sono intrecciate dal mio privato con la ‘morte’ che aleggia in tutto il film. Alla fine i Malatesta erano diventati una famiglia a tutti gli effetti.
Com’è stato lavorare accanto a un’esordiente d’eccezione alla recitazione come la cantante Elodie?
Elodie è una giovane donna molto intelligente e capace di stare in contatto con la sua propria verità e per me questi sono due fattori imprescindibili per un’attrice e per un attore. Grande capacità di ascolto e grande umiltà di voler imparare. Oggi la sento parte della famiglia. È stato veramente importante poter diventare dentro e fuori dal set un esempio di donne che si uniscono per rendere al massimo.
Per te si tratta di un periodo particolarmente pieno sul fronte lavorativo. Sappiamo che a breve ti rivedremo sul grande schermo…
Uscirà a breve ‘Il primo giorno della mia vita’ di Paolo Genovese: ho solo una partecipazione lì ma è stato bello quel set. Su Amazon c’è ancora The Grand bolero, opera prima di Gabriele Fabbro e a breve uscirà la serie internazionale Drops of God diretta da Oded Ruskin, in cui sarò protagonista di una puntata.
Come nasce la tua passione per la recitazione?
Oggi direi come la continuo ad alimentare, la mia passione. Quando sei giovane è facile, quando cresci il gioco è mantenere vivo quel bambino interiore, quel sogno e continuare a sperimentare e a mettersi in ridicolo.
Generalmente cosa ti spinge ad accettare un ruolo?
Oggi più che mai ho bisogno di entrare in donne che mi diano la possibilità di trasmettere un messaggio, di esplorare gli anfratti, anche quelli più bui, dell’essere umano. E l’urgenza del regista di raccontare proprio quella storia.
Quali sono stati e sono i tuoi punti di riferimento?
Ho avuto la fortuna di incontrare tanti maestri nel mio percorso. Primo tra tutti il buddismo soka che pratico da quando ho 17 anni. È fondamentale la filosofia che si ha alla base. Poi tutti i membri dell’actors’ studio da Géraldine Baron a Doris Hicks passando per la Batson, Artur Penn e non per ultime Cloè Xhauflier e Michelle London Smith. Poi mi sono ispirata a chi ha fatto la storia del Cinema. Ho letto qualunque biografia e guardato qualsiasi intervista.
Nel corso della tua carriera hai ricevuto numerosi riconoscimenti: qual è il tuo rapporto coi premi?
Il premio è un incoraggiamento soprattutto. Mai un punto di arrivo ma un momento di rilancio. Lo uso spesso come un momento per dire qualcosa che ho bisogno che il mondo sappia.
Fino a oggi ti sei misurata con numerose esperienze professionali. C’è un regista, in particolare, da cui ti piacerebbe essere diretta? E i colleghi con cui moriresti dalla voglia di dividere il set?
Paul Thomas Anderson e per favore ridatemi Seymour Hoffman!
Tra dieci anni come ti piacerebbe vederti?
In grado di poter produrre progetti in cui credo e sostenere nuovi registi. Sicuramente aver girato la mia opera prima da regista.

 

Dal 6 gennaio, su Paramount+, arriva uno dei film più apprezzati degli ultimi tempi: “Ti mangio il cuore” diretto da Pippo Mezzapesa. Tra i protagonisti della pellicola, accanto all’esordiente Elodie, spicca Lidia Vitale. Nel corso della sua ventennale carriera ha lavorato in grandi produzioni e film indipendenti, opere popolari come La Meglio Gioventù di Marco Tullio Giordana e cortometraggi di giovani esordienti, fra tutti ricordiamo Tiger Boy di un allora sconosciuto Gabriele Mainetti, ha messo il suo talento al servizio dei premi Oscar, Paolo Sorrentino e Mike Van Diem, si è misurata con la regia e la sceneggiatura, sempre animata da una inesauribile passione per il cinema. Nello scenario della profonda rivoluzione culturale in atto, la lunga carriera di Lidia Vitale, continua ad essere uno straordinario esempio di integrità, coraggio e coerenza, valori con cui ha costruito e difeso la propria libertà e indipendenza, come donna e come artista.
Lidia, nella pellicola “Ti mangio il cuore” interpreti il ruolo di Teresa Malatesta. Che esperienza è stata?
Intensa. Era un po’ che non leggevo dei personaggi femminili così ben articolati. In quel periodo tanti avvenimenti nel privato, perdite importanti si sono intrecciate dal mio privato con la ‘morte’ che aleggia in tutto il film. Alla fine i Malatesta erano diventati una famiglia a tutti gli effetti.
Com’è stato lavorare accanto a un’esordiente d’eccezione alla recitazione come la cantante Elodie?
Elodie è una giovane donna molto intelligente e capace di stare in contatto con la sua propria verità e per me questi sono due fattori imprescindibili per un’attrice e per un attore. Grande capacità di ascolto e grande umiltà di voler imparare. Oggi la sento parte della famiglia. È stato veramente importante poter diventare dentro e fuori dal set un esempio di donne che si uniscono per rendere al massimo.
Per te si tratta di un periodo particolarmente pieno sul fronte lavorativo. Sappiamo che a breve ti rivedremo sul grande schermo…
Uscirà a breve ‘Il primo giorno della mia vita’ di Paolo Genovese: ho solo una partecipazione lì ma è stato bello quel set. Su Amazon c’è ancora The Grand bolero, opera prima di Gabriele Fabbro e a breve uscirà la serie internazionale Drops of God diretta da Oded Ruskin, in cui sarò protagonista di una puntata.
Come nasce la tua passione per la recitazione?
Oggi direi come la continuo ad alimentare, la mia passione. Quando sei giovane è facile, quando cresci il gioco è mantenere vivo quel bambino interiore, quel sogno e continuare a sperimentare e a mettersi in ridicolo.
Generalmente cosa ti spinge ad accettare un ruolo?
Oggi più che mai ho bisogno di entrare in donne che mi diano la possibilità di trasmettere un messaggio, di esplorare gli anfratti, anche quelli più bui, dell’essere umano. E l’urgenza del regista di raccontare proprio quella storia.
Quali sono stati e sono i tuoi punti di riferimento?
Ho avuto la fortuna di incontrare tanti maestri nel mio percorso. Primo tra tutti il buddismo soka che pratico da quando ho 17 anni. È fondamentale la filosofia che si ha alla base. Poi tutti i membri dell’actors’ studio da Géraldine Baron a Doris Hicks passando per la Batson, Artur Penn e non per ultime Cloè Xhauflier e Michelle London Smith. Poi mi sono ispirata a chi ha fatto la storia del Cinema. Ho letto qualunque biografia e guardato qualsiasi intervista.
Nel corso della tua carriera hai ricevuto numerosi riconoscimenti: qual è il tuo rapporto coi premi?
Il premio è un incoraggiamento soprattutto. Mai un punto di arrivo ma un momento di rilancio. Lo uso spesso come un momento per dire qualcosa che ho bisogno che il mondo sappia.
Fino a oggi ti sei misurata con numerose esperienze professionali. C’è un regista, in particolare, da cui ti piacerebbe essere diretta? E i colleghi con cui moriresti dalla voglia di dividere il set?
Paul Thomas Anderson e per favore ridatemi Seymour Hoffman!
Tra dieci anni come ti piacerebbe vederti?
In grado di poter produrre progetti in cui credo e sostenere nuovi registi. Sicuramente aver girato la mia opera prima da regista.
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