Il tempismo di Report nell’anticipare il servizio sul software sui pc dei magistrati
Questa sera Report manderà in onda la fatidica inchiesta che sostiene l’esistenza di un programma presente sui pc di magistrati, procure, tribunali e uffici giudiziari. Un programma che si vorrebbe capace di accedere ai file da remoto senza lasciare tracce. La trasmissione parla di circa 40mila postazioni coinvolte e di un’installazione risalente al 2019. Un presunto “Grande fratello” installato sui computer della giustizia che ha riacceso lo scontro tra governo e opposizioni. Inutile dire che il contenuto del servizio è tutto da verificare. Eppure la sua anticipazione è diventata immediatamente una miccia politica. E il tempismo non passa inosservato. La notizia è circolata mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio era impegnato in Parlamento con la relazione annuale sull’amministrazione della giustizia.
Un’anticipazione a orologeria
Non proprio un contesto casuale, perché il caos ha investito le aule di Camera e Senato piombando nella discussione sulla giustizia e le relative riforme. Alla Camera Debora Serracchiani ha parlato di un “fatto gravissimo”, evocando l’ombra di un tentativo di controllo politico sulla magistratura. La replica di Nordio non si è fatta attendere. “Trovo improprio essere accusato di aver messo sotto controllo i computer dei magistrati”, ha detto, definendo l’impianto dell’inchiesta una “fake news”. Poi l’accusa a Report di voler suscitare “allarme sociale”. Il Guardasigilli ha negato la possibilità di una sorveglianza occulta sui pc dei magistrati. Secondo la sua versione, eventuali funzioni di controllo remoto richiederebbero la richiesta dell’utente e una conferma esplicita, dunque non potrebbero avvenire a sua insaputa.
Il punto tecnico e quello politico
Il punto, infatti, è tecnico prima ancora che politico. Nelle ricostruzioni circolate viene chiamato in causa un software tra quelli comunemente utilizzati in grandi organizzazioni per distribuire aggiornamenti, installare applicativi e consentire l’help desk. Cioè la risoluzione dei problemi da remoto. Strumenti nati non certo per spiare, ma rendere possibili interventi tecnici quando richiesti o necessari. Ed è qui che si misura la strumentalità dell’operazione. Un’anticipazione televisiva diventa detonatore del caos nel giorno in cui il ministro espone alle Camere dati e linee sulla giustizia. Il tutto nel bel mezzo della campagna referendaria dai toni accesissimi che vede schierata in piano piano la magistratura stessa. È chiaro che nel volgere di poco lo scontro si sia spostato dal merito del dibattito parlamentare alla suggestione di un controllo del governo sulle toghe. Manna dal cielo per i sostenitori del No.
Il dibattito sull’inchiesta di Report sul software installato sui pc dei magistrati
E mentre il dibattito si trascina da giorni, c’è un dato elementare da chiarire. Il servizio di Report deve ancora andare in onda. Il suo contenuto è tutto da verificare e, al di là di come confezionato, tutto quanto attiene al funzionamento e le modalità operative del software, così come la sua gestione da parte degli assegnatari dei pc, anche circa il setting delle impostazioni per il controllo da remoto, va adeguatamente riscontrato. L’auspicio è che l’inchiesta di Report lo faccia. Anche perché se, come sostiene il ministro Nordio, ci trovassimo davanti all’ennesima bufala, allora la vicenda merita un’altra riflessione, forse più scomoda. Sul metodo ormai abituale con cui un programma del servizio pubblico costruisce clamore mediatico chiaramente basato su imbeccate suggerite ad arte, alimenta sospetti a orologeria e innesca un cortocircuito che rischia di lasciare macerie anche quando l’allarme, alla fine, si sgonfia.
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