L’«inciucio» di Calenda e la politica si spacca

di Antonella De Falco

Di sicuro non sarà gelida la manina che Carlo Calenda ha teso alla premier Giorgia Meloni. Nella tarda mattinata di ieri, il leader di Azione ha incontrato il presidente del consiglio a cui ha presentato le proposte dei centristi per migliorare, dal loro punto di vista, la manovra che il governo si appresta a presentare alle Camere. L’appuntamento si è tenuto a Palazzo Chigi, dove Calenda si è presentato insieme ai capigruppo al Senato Matteo Richetti e al Senato Raffaella Paita del gruppo di Azione-Italia Viva. Ma la sfida, da economica e squisitamente tecnica, come avrebbe voluto essere nei piani dello stesso Calenda, è subito diventata politica con l’inizio di un duello rusticano tra i centristi e Forza Italia e si è trasformata nell’occasione per infliggere sciabolate, tutt’altro che morbide, all’indirizzo del Partito democratico.

Tutte le proposte di Azione

Le proposte di Calenda hanno riguardato, tra gli altri, il tema del reddito di cittadinanza che l’ex ministro al Mise ha proposto di sostituire con il Rei, il reddito di inclusione. Oppure l’estensione di Impresa 4.0, il piano per le industrie già avanzato ai tempi del governo Renzi. Sul tavolo, inoltre, l’idea di un tetto al costo del gas invece dei crediti di imposta, l’aumento degli stipendi per il personale sanitario. Inoltre sarebbe stata fatta una ricognizione sullo stato dell’arte relativo al Pnrr. Calenda, subito dopo l’incontro, ha raccontato di aver trovato “un’apertura” da parte di Giorgia Meloni che, del resto, non gli avrebbe neanche chiesto di “fare la stampella” al suo governo. Tuttavia, non ci sarà nemmeno una totale chiusura nei confronti dell’esecutivo a cui Calenda ha promesso, da parte di Azione e Italia Viva, che non ci sarà nessuna ostruzione. Promessa non da poco per la Meloni che, oltre a dover far quadrare le cifre e i conti, ha pure l’urgenza di fare presto, prestissimo, perché la manovra sia approvata entro il 31 dicembre prossimo.

Calenda contro tutti

Calenda, consapevole del fatto che la sua apertura sarebbe stata criticata, ha giocato in (semi)anticipo. Accusando il Pd, innanzitutto. “Abbiamo offerto al Pd di vedere insieme la contromanovra, non c’è stata risposta. È stato inviato un documento di due pagine di titoli dal Pd che non è dignitoso di un partito, gli suggerirei di prendersi un ufficio studi”. E dunque: “Hanno un modo di fare opposizione che non ci trova d’accordo: l’opposizione si fa nel merito delle questioni, bisogna dire, se non si è d’accordo, qual è il modo alternativo altrimenti la politica diventa un gioco per bambini: dire no pregiudizialmente senza sapere perché si dice no”. Poi la stilettata a Forza Italia: “Se invece di sabotare Meloni contribuissero a fare la manovra e l’opposizione invece di andare in piazza presentasse provvedimenti migliorativi, forse sarebbe un Paese normale. Invece continuiamo a essere un Paese machiavellico di cui non ci capisce niente”.

“Linea draghiana”

Ma da cosa nasce l’improvvisa “passione”, o quantomeno da dove arriva una sorta di comunanza di visione tra Calenda e Meloni? Secondo i rossoverdi di Avs dalla volontà del leader di Azione di “accreditarsi in maggioranza”, ma il diretto protagonista dell’apertura ha una sua versione, ben diversa: “Questo governo nei saldi di fatto ha tenuto una linea molto draghiana che noi abbiamo apprezzato ma non è che hanno detto la stessa cosa agli elettori”. La premier, difatti, lo aveva già detto: pronti a tutto, per la manovra, anche a perdere consenso. E ciò potrebbe avvenire dal momento che Fratelli d’Italia, il partito principe di preferenze in casa centrodestra, è stato l’unico partito a mettersi all’opposizione del vecchio governo Draghi.

Furia Forza Italia

Intanto, da Forza Italia arriva uno sbarramento di fuoco ai danni di Azione. Prima Mulé, che ha gelidamente accompagnato Calenda all’uscita: “L’unica porta da aprirgli, faccia l’opposizione”. Poi i capigruppo Cattaneo e Ronzulli: “Tutte le opposizioni, Calenda incluso, sono interlocutori dell’esecutivo di centrodestra, esattamente come le parti sociali. Questo però non autorizza nessuno a spiegare a chi ha vinto le elezioni come si sta al governo. Capiamo la confusione di Calenda, che parla di opposizioni come se non ne facesse parte, ma i suoi attacchi puerili a Forza Italia, saldamente e lealmente in maggioranza, non gli serviranno. Per quanto sgomiti alla ricerca di un ruolo, è condannato all’irrilevanza politica”.

di Antonella De Falco

Di sicuro non sarà gelida la manina che Carlo Calenda ha teso alla premier Giorgia Meloni. Nella tarda mattinata di ieri, il leader di Azione ha incontrato il presidente del consiglio a cui ha presentato le proposte dei centristi per migliorare, dal loro punto di vista, la manovra che il governo si appresta a presentare alle Camere. L’appuntamento si è tenuto a Palazzo Chigi, dove Calenda si è presentato insieme ai capigruppo al Senato Matteo Richetti e al Senato Raffaella Paita del gruppo di Azione-Italia Viva. Ma la sfida, da economica e squisitamente tecnica, come avrebbe voluto essere nei piani dello stesso Calenda, è subito diventata politica con l’inizio di un duello rusticano tra i centristi e Forza Italia e si è trasformata nell’occasione per infliggere sciabolate, tutt’altro che morbide, all’indirizzo del Partito democratico.

Tutte le proposte di Azione

Le proposte di Calenda hanno riguardato, tra gli altri, il tema del reddito di cittadinanza che l’ex ministro al Mise ha proposto di sostituire con il Rei, il reddito di inclusione. Oppure l’estensione di Impresa 4.0, il piano per le industrie già avanzato ai tempi del governo Renzi. Sul tavolo, inoltre, l’idea di un tetto al costo del gas invece dei crediti di imposta, l’aumento degli stipendi per il personale sanitario. Inoltre sarebbe stata fatta una ricognizione sullo stato dell’arte relativo al Pnrr. Calenda, subito dopo l’incontro, ha raccontato di aver trovato “un’apertura” da parte di Giorgia Meloni che, del resto, non gli avrebbe neanche chiesto di “fare la stampella” al suo governo. Tuttavia, non ci sarà nemmeno una totale chiusura nei confronti dell’esecutivo a cui Calenda ha promesso, da parte di Azione e Italia Viva, che non ci sarà nessuna ostruzione. Promessa non da poco per la Meloni che, oltre a dover far quadrare le cifre e i conti, ha pure l’urgenza di fare presto, prestissimo, perché la manovra sia approvata entro il 31 dicembre prossimo.

Calenda contro tutti

Calenda, consapevole del fatto che la sua apertura sarebbe stata criticata, ha giocato in (semi)anticipo. Accusando il Pd, innanzitutto. “Abbiamo offerto al Pd di vedere insieme la contromanovra, non c’è stata risposta. È stato inviato un documento di due pagine di titoli dal Pd che non è dignitoso di un partito, gli suggerirei di prendersi un ufficio studi”. E dunque: “Hanno un modo di fare opposizione che non ci trova d’accordo: l’opposizione si fa nel merito delle questioni, bisogna dire, se non si è d’accordo, qual è il modo alternativo altrimenti la politica diventa un gioco per bambini: dire no pregiudizialmente senza sapere perché si dice no”. Poi la stilettata a Forza Italia: “Se invece di sabotare Meloni contribuissero a fare la manovra e l’opposizione invece di andare in piazza presentasse provvedimenti migliorativi, forse sarebbe un Paese normale. Invece continuiamo a essere un Paese machiavellico di cui non ci capisce niente”.

“Linea draghiana”

Ma da cosa nasce l’improvvisa “passione”, o quantomeno da dove arriva una sorta di comunanza di visione tra Calenda e Meloni? Secondo i rossoverdi di Avs dalla volontà del leader di Azione di “accreditarsi in maggioranza”, ma il diretto protagonista dell’apertura ha una sua versione, ben diversa: “Questo governo nei saldi di fatto ha tenuto una linea molto draghiana che noi abbiamo apprezzato ma non è che hanno detto la stessa cosa agli elettori”. La premier, difatti, lo aveva già detto: pronti a tutto, per la manovra, anche a perdere consenso. E ciò potrebbe avvenire dal momento che Fratelli d’Italia, il partito principe di preferenze in casa centrodestra, è stato l’unico partito a mettersi all’opposizione del vecchio governo Draghi.

Furia Forza Italia

Intanto, da Forza Italia arriva uno sbarramento di fuoco ai danni di Azione. Prima Mulé, che ha gelidamente accompagnato Calenda all’uscita: “L’unica porta da aprirgli, faccia l’opposizione”. Poi i capigruppo Cattaneo e Ronzulli: “Tutte le opposizioni, Calenda incluso, sono interlocutori dell’esecutivo di centrodestra, esattamente come le parti sociali. Questo però non autorizza nessuno a spiegare a chi ha vinto le elezioni come si sta al governo. Capiamo la confusione di Calenda, che parla di opposizioni come se non ne facesse parte, ma i suoi attacchi puerili a Forza Italia, saldamente e lealmente in maggioranza, non gli serviranno. Per quanto sgomiti alla ricerca di un ruolo, è condannato all’irrilevanza politica”.

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