L’incognita venuta dal Covid

L’effetto Putin può essere la vera sorpresa della campagna elettorale. Gli effetti della sanzioni inflitte dall’Europa alla Russia si avvertono più a Roma che a Mosca. Un’impresa su tre, a causa del caro energia, rischia di abbassare la saracinesca, mentre una famiglia su due, per l’inflazione, deve “limitare” la propria quotidianità. Il vento, nell’autunno più freddo di sempre, quindi, potrebbe essere a favore delle cosiddette forze antisistema. Quei partiti dimenticati dal circo mediatico, riempiono le piazze. Ciò deve farci riflettere. Ecco perché inizia la caccia al popolo dell’astensionismo, in Italia il più grande partito con il suo 40 per cento. Se le sigle tradizionali, nel bene o nel male, parlano sempre alle stesse persone, la cui fiducia è ormai messa in cassaforte da mesi, esiste più di un semplice dubbio su chi possa accaparrarsi il consenso degli arrabbiati, sempre se tale impresa riesca a qualcuno. Le offerte in campo, in tal senso, sono diverse. Il primo che dice di rientrare nella speciale categoria è Luigi De Magistris. L’ex sindaco di Napoli, con ogni mezzo a disposizione, tenterà di tornare nelle stanze che contano. Difficile che possa superare la soglia di sbarramento, ma in politica mai dire mai. Chi, invece, aumenta giorno dopo giorno è Italexit. Il movimento, fondato nel 2020 da Gianluigi Paragone, va sempre più di moda tra gli “scontenti”, soprattutto nelle periferie delle grandi città. Il nuovo profilo rassicurante dell’ex grillino, come appare nelle ultime apparizioni dei talk show, rassicura. Il giornalista sembra aver compreso che è finito il tempo delle grida, ma c’è bisogno invece di dare fiducia, rasserenare e far ben sperare chi è in difficoltà. Nonostante ciò, stiamo parlando di un soggetto che è antieuropeista, contrario all’obbligo vaccinale, al green pass, all’invio delle armi in Ucraina e chi ne ha più ne metta. Altra sorpresa della campagna elettorale sarà Italia Sovrana e Popolare. Marco Rizzo, insieme ad Antonio Ingroia e alle sigle che hanno aderito alla neonata aggregazione, ovunque va, come dimostrano gli scatti, riesce a fare il pienone. La scelta di superare la parola “sinistra” risulta vincente. Stesso discorso vale per Paragone che da mesi ha messo in soffitta la “destra”. C’è, poi, l’incognita Alternativa per l’Italia, fusione tra l’ultra-cattolico Popolo della Famiglia di Mario Adinolofi ed Exit di Simone Di Stefano, volto storico di Casapound. Il simbolo, che prende spunto dal partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland, potrebbe far breccia tra i conservatori. Per chi non vuole Meloni, Salvini, Letta, Conte e via dicendo, quindi, c’è un’offerta variegata. Un ventaglio, che si sarebbe allargato maggiormente, se non si fossero raccolte le firme nel solleone di agosto. Tale scelta lascia a casa catalizzatori di consenso come l’ex giudice Palamara, simbolo dell’universo garantista e Cappato, bandiera dei radicali della prima ora. Nessuno, pertanto, può esimersi dal seguente interrogativo: se si votava a dicembre, poteva davvero iniziare una quasi quarta repubblica, dove le bollette costringono all’estinzione i tradizionali ospiti di Porta a Porta.

L’effetto Putin può essere la vera sorpresa della campagna elettorale. Gli effetti della sanzioni inflitte dall’Europa alla Russia si avvertono più a Roma che a Mosca. Un’impresa su tre, a causa del caro energia, rischia di abbassare la saracinesca, mentre una famiglia su due, per l’inflazione, deve “limitare” la propria quotidianità. Il vento, nell’autunno più freddo di sempre, quindi, potrebbe essere a favore delle cosiddette forze antisistema. Quei partiti dimenticati dal circo mediatico, riempiono le piazze. Ciò deve farci riflettere. Ecco perché inizia la caccia al popolo dell’astensionismo, in Italia il più grande partito con il suo 40 per cento. Se le sigle tradizionali, nel bene o nel male, parlano sempre alle stesse persone, la cui fiducia è ormai messa in cassaforte da mesi, esiste più di un semplice dubbio su chi possa accaparrarsi il consenso degli arrabbiati, sempre se tale impresa riesca a qualcuno. Le offerte in campo, in tal senso, sono diverse. Il primo che dice di rientrare nella speciale categoria è Luigi De Magistris. L’ex sindaco di Napoli, con ogni mezzo a disposizione, tenterà di tornare nelle stanze che contano. Difficile che possa superare la soglia di sbarramento, ma in politica mai dire mai. Chi, invece, aumenta giorno dopo giorno è Italexit. Il movimento, fondato nel 2020 da Gianluigi Paragone, va sempre più di moda tra gli “scontenti”, soprattutto nelle periferie delle grandi città. Il nuovo profilo rassicurante dell’ex grillino, come appare nelle ultime apparizioni dei talk show, rassicura. Il giornalista sembra aver compreso che è finito il tempo delle grida, ma c’è bisogno invece di dare fiducia, rasserenare e far ben sperare chi è in difficoltà. Nonostante ciò, stiamo parlando di un soggetto che è antieuropeista, contrario all’obbligo vaccinale, al green pass, all’invio delle armi in Ucraina e chi ne ha più ne metta. Altra sorpresa della campagna elettorale sarà Italia Sovrana e Popolare. Marco Rizzo, insieme ad Antonio Ingroia e alle sigle che hanno aderito alla neonata aggregazione, ovunque va, come dimostrano gli scatti, riesce a fare il pienone. La scelta di superare la parola “sinistra” risulta vincente. Stesso discorso vale per Paragone che da mesi ha messo in soffitta la “destra”. C’è, poi, l’incognita Alternativa per l’Italia, fusione tra l’ultra-cattolico Popolo della Famiglia di Mario Adinolofi ed Exit di Simone Di Stefano, volto storico di Casapound. Il simbolo, che prende spunto dal partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland, potrebbe far breccia tra i conservatori. Per chi non vuole Meloni, Salvini, Letta, Conte e via dicendo, quindi, c’è un’offerta variegata. Un ventaglio, che si sarebbe allargato maggiormente, se non si fossero raccolte le firme nel solleone di agosto. Tale scelta lascia a casa catalizzatori di consenso come l’ex giudice Palamara, simbolo dell’universo garantista e Cappato, bandiera dei radicali della prima ora. Nessuno, pertanto, può esimersi dal seguente interrogativo: se si votava a dicembre, poteva davvero iniziare una quasi quarta repubblica, dove le bollette costringono all’estinzione i tradizionali ospiti di Porta a Porta.

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