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Politica

Il ritorno di Giuseppi. Dalle urla in piazza contro gli Usa alla cena con l’uomo di Trump

di Giuseppe Ariola -


In politica ogni posizione è assolutamente legittima. A prescindere che sia più o meno condivisa. La cosa importante è che quel che si proclama pubblicamente ai quattro venti, magari anche con un certo fervore, non strida con certi tête-à-tête. Che questi avvengano in segrete stanze o al ristorante poco importa. Non meraviglia, quindi, che l’incontro tra Giuseppe Conte e Paolo Zampolli, uomo vicinissimo all’amministrazione di Donald Trump, sia diventato un caso politico. Tanto più che è avvenuto quasi in concomitanza con il no del governo alla richiesta degli Stati Uniti di utilizzare la base di Sigonella. La maggioranza, da tempo quotidianamente bersagliata dal leader del Movimento 5 Stelle per la linea del governo rispetto all’alleato Usa, anche in relazione alle basi militari americane in Italia, rimarca proprio questa contraddizione.

La polemica a Montecitorio

Non è lineare andare in piazza a denunciare le attuali relazioni tra Italia e Stati Uniti e poi incontrare in contesti conviviali e certamente non istituzionali figure vicinissime alla Casa Bianca, è il ragionamento. Una lettura che rientra in un ragionamento più complesso che ieri ha trovato spazio nell’aula della Camera. L’affondo è partito da Galeazzo Bignami. Il capogruppo dei deputati di Fratelli d’Italia ha chiesto un’informativa urgente a Guido Crosetto per “comprendere se nel periodo antecedente a quando lui è stato ministro della Difesa vi siano stati precedenti presidenti del Consiglio che abbiano chiesto di disattendere gli accordi che regolano l’uso delle basi militari americane dell’accordo del 1954”. La richiesta, ha spiegato, è dovuta al fatto “che esimi esponenti dell’opposizione si stanno affrettando nel richiedere una revisione di quegli accordi”.

La versione di Conte sull’incontro con Zampolli

Il riferimento è proprio a Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio finisce così per essere bersagliato dall’opposizione, anche attraverso l’inevitabile richiamo al trumpiano “Giuseppi” diventato celebre. E mentre nell’aula di Montecitorio i toni si scaldano, Conte da Palermo fa sapere di aver ribadito contrarietà a concedere l’uso delle basi sul territorio italiano anche “durante l’incontro con l’inviato speciale di Trump”. Quanto la posizione del leader politico non della maggioranza e neanche dell’opposizione (nonostante l’ambizione a diventarlo), ma di un partito attualmente sondato attorno al 10% possa interessare agli Usa non lo sappiamo. Certamente però a negare l’utilizzo di Sigonella non è stato Giuseppi, ma il governo.


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