L’INTERVISTA – “Italia grecizzata. E ora arriverà il lockdown versione energetica” 

“Il prossimo spauracchio, più pauroso del Covid, è il black out. Così abitueranno gli italiani al lockdown energetico”. Parola di Giorgio Bianchi, fotoreporter e regista che da otto anni segue sul campo il conflitto nel Donbass, candidato nel Triveneto con Italia Sovrana e Popolare. “Stiamo rischiando il blocco cardanico del tessuto produttivo e dell’economia. Ora poi gli Usa guardano già a Taiwan. Le manifatturiere di Germania e Italia finora hanno potuto essere competitive grazie all’energia a basso costo e i semilavorati a basso costo dalla Cina. Dal momento in cui interrompi la supply chain – ci spiega Bianchi – alle imprese europee non resterà che delocalizzare dove l’energia costa di meno.”.

Il tanto atteso intervento del governo sul caro energia nel Cdm di ieri non c’è stato. Ma imprese e famiglie hanno bisogno di aiuto adesso. In questo quadro, ha ragione Bonomi, quando dice che non possiamo fare a meno del gas russo?
Mi stupisco per la tardiva presa di posizione di Confindustria e degli imprenditori. Perché l’allarme è stato lanciato dagli esperti già lo scorso autunno, prima dello scoppio del conflitto russo-ucraino. Aver lasciato i prezzi dell’energia in balia delle fluttuazioni di mercato ha determinato un aumento dei costi. Per non parlare poi della quotazione in Borsa della CO2 come una commodity qualsiasi: appena ha iniziato a scarseggiare è salita di prezzo, facendo aumentare le bollette.

Il quadro è peggiorato con la guerra?
La crisi ucraina già allora appariva la scusa perfetta per mascherare un disastro inevitabile, una catastrofe dovuta a politiche energetiche scellerate. La guerra poi certo ha accelerato la crisi per via delle sanzioni contro la Russia. Oggi sentiamo dire che questa crisi energetica è colpa di Putin ma io ricordo che allo scoppio del conflitto, il 24 febbraio, gli aumenti dei costi sono stati contenuti, del 6-8 per cento.

Oggi appare evidente che Draghi non voglia intervenire per non fare debiti e non sentirsi dire da chi verrà dopo di lui di aver appunto lasciato in conti in rosso.
Sono rimasto stupito dalla sua quasi totale mancanza di realismo. Ha preso posizioni sulla guerra e sulle sanzioni senza assumersi minimamente la responsabilità delle conseguenze. Un minimo di previsione rispetto a quanto sarebbe successo di lì a poco avrebbe dovuto mostrarla. Noi non stavamo chiudendo fuori la Russia, che non ha debito pubblico e risorse – comprese quelle energetiche – pressoché infinite e una popolazione di fatto già in economia di guerra, ma ci stavamo chiudendo dentro noi. Le sanzioni hanno messo in ginocchio l’Europa, che ritengo un competitor della sfera angloamericana. Il Regno Unito è uscito dalla Ue ma pretende di dettare legge, gli Usa ci vendono a prezzi esorbitanti il gas liquefatto.

Di certo non un buon affare per l’Italia…
Un gas molto più costoso soprattutto in termini di impatto ambientale rispetto a quello naturale russo. Per non parlare dei problemi di trasporto e dei rigassificatori. Quindi, da parte di Draghi non c’è solo un’enorme dose di miopia ma anche di ideologia.

In che senso?
Si va verso un lockdown energetico, dopo quello sanitario. Peraltro ampiamente preannunciato. La via dei razionamenti è già imboccata, perché non è stato fatto niente per evitarla. Con una crisi produttiva e del lavoro enorme: chiuderanno imprese, migliaia di persone perderanno il posto. Il lockdown è uno strumento politico, così come lo è l’emergenza.

Qual è lo scopo?
Dopo aver prodotto moneta dal nulla, che ora gravita sulla testa dei cittadini e delle imprese, con l’inflazione fuori controllo come ora, per contenere i danni si mettono in coma farmacologico le economie nazionali. Ogni volta con una scusa diversa: prima il Covid,adesso il caro bollette. Ora poi lo spauracchio è ancora più efficace.

Quale spauracchio?
Quello del black out, minacciare i cittadini di restare 2-3 giorni senza corrente, tagliati fuori da tutto, con il frigorifero che si scongela, niente tv. Fa molto più paura del Covid. Un’enorme arma di ricatto nei confronti dei cittadini per abituarli a razionamenti e lockdown. Il nostro governo ha dimostrato di essere privo di pragmatismo e di essere pieno di fanatismo, che danneggia gli interessi nazionali. Andiamo incontro a un processo di grecizzazione della nostra economia e come allora ci fu lo zampino di Draghi c’è anche oggi: il dogma del debito. Salvo spendere per sostenere l’Ucraina, anche a costo di mettere a rischio la tenuta sociale dei Paesi Ue. Peraltro invece di democratizzare l’Ucraina si sta ucrainizzando l’Europa.

“Il prossimo spauracchio, più pauroso del Covid, è il black out. Così abitueranno gli italiani al lockdown energetico”. Parola di Giorgio Bianchi, fotoreporter e regista che da otto anni segue sul campo il conflitto nel Donbass, candidato nel Triveneto con Italia Sovrana e Popolare. “Stiamo rischiando il blocco cardanico del tessuto produttivo e dell’economia. Ora poi gli Usa guardano già a Taiwan. Le manifatturiere di Germania e Italia finora hanno potuto essere competitive grazie all’energia a basso costo e i semilavorati a basso costo dalla Cina. Dal momento in cui interrompi la supply chain – ci spiega Bianchi – alle imprese europee non resterà che delocalizzare dove l’energia costa di meno.”.

Il tanto atteso intervento del governo sul caro energia nel Cdm di ieri non c’è stato. Ma imprese e famiglie hanno bisogno di aiuto adesso. In questo quadro, ha ragione Bonomi, quando dice che non possiamo fare a meno del gas russo?
Mi stupisco per la tardiva presa di posizione di Confindustria e degli imprenditori. Perché l’allarme è stato lanciato dagli esperti già lo scorso autunno, prima dello scoppio del conflitto russo-ucraino. Aver lasciato i prezzi dell’energia in balia delle fluttuazioni di mercato ha determinato un aumento dei costi. Per non parlare poi della quotazione in Borsa della CO2 come una commodity qualsiasi: appena ha iniziato a scarseggiare è salita di prezzo, facendo aumentare le bollette.

Il quadro è peggiorato con la guerra?
La crisi ucraina già allora appariva la scusa perfetta per mascherare un disastro inevitabile, una catastrofe dovuta a politiche energetiche scellerate. La guerra poi certo ha accelerato la crisi per via delle sanzioni contro la Russia. Oggi sentiamo dire che questa crisi energetica è colpa di Putin ma io ricordo che allo scoppio del conflitto, il 24 febbraio, gli aumenti dei costi sono stati contenuti, del 6-8 per cento.

Oggi appare evidente che Draghi non voglia intervenire per non fare debiti e non sentirsi dire da chi verrà dopo di lui di aver appunto lasciato in conti in rosso.
Sono rimasto stupito dalla sua quasi totale mancanza di realismo. Ha preso posizioni sulla guerra e sulle sanzioni senza assumersi minimamente la responsabilità delle conseguenze. Un minimo di previsione rispetto a quanto sarebbe successo di lì a poco avrebbe dovuto mostrarla. Noi non stavamo chiudendo fuori la Russia, che non ha debito pubblico e risorse – comprese quelle energetiche – pressoché infinite e una popolazione di fatto già in economia di guerra, ma ci stavamo chiudendo dentro noi. Le sanzioni hanno messo in ginocchio l’Europa, che ritengo un competitor della sfera angloamericana. Il Regno Unito è uscito dalla Ue ma pretende di dettare legge, gli Usa ci vendono a prezzi esorbitanti il gas liquefatto.

Di certo non un buon affare per l’Italia…
Un gas molto più costoso soprattutto in termini di impatto ambientale rispetto a quello naturale russo. Per non parlare dei problemi di trasporto e dei rigassificatori. Quindi, da parte di Draghi non c’è solo un’enorme dose di miopia ma anche di ideologia.

In che senso?
Si va verso un lockdown energetico, dopo quello sanitario. Peraltro ampiamente preannunciato. La via dei razionamenti è già imboccata, perché non è stato fatto niente per evitarla. Con una crisi produttiva e del lavoro enorme: chiuderanno imprese, migliaia di persone perderanno il posto. Il lockdown è uno strumento politico, così come lo è l’emergenza.

Qual è lo scopo?
Dopo aver prodotto moneta dal nulla, che ora gravita sulla testa dei cittadini e delle imprese, con l’inflazione fuori controllo come ora, per contenere i danni si mettono in coma farmacologico le economie nazionali. Ogni volta con una scusa diversa: prima il Covid,adesso il caro bollette. Ora poi lo spauracchio è ancora più efficace.

Quale spauracchio?
Quello del black out, minacciare i cittadini di restare 2-3 giorni senza corrente, tagliati fuori da tutto, con il frigorifero che si scongela, niente tv. Fa molto più paura del Covid. Un’enorme arma di ricatto nei confronti dei cittadini per abituarli a razionamenti e lockdown. Il nostro governo ha dimostrato di essere privo di pragmatismo e di essere pieno di fanatismo, che danneggia gli interessi nazionali. Andiamo incontro a un processo di grecizzazione della nostra economia e come allora ci fu lo zampino di Draghi c’è anche oggi: il dogma del debito. Salvo spendere per sostenere l’Ucraina, anche a costo di mettere a rischio la tenuta sociale dei Paesi Ue. Peraltro invece di democratizzare l’Ucraina si sta ucrainizzando l’Europa.

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