L’INTERVISTA – “La sinistra di oggi rappresenta la Ferragni, non i deboli”

A colloquio con Giorgio Bianchi di Italia Sovrana e Popolare.

“La sinistra ormai è la Ferragni, non il popolo”. A dirlo Giorgio Bianchi, noto documentarista e candidato con Italia Sovrana e Popolare.

Quanto pesano le ultime uscite di Putin e le bollette più salate di sempre sulle elezioni?
“Non sembrano aver scalfito l’ineffabilità del mainstream. Una campagna elettorale addormentata evita di trattare i temi cruciali e si concentra su quelli innocui rispetto agli equilibri internazionali. Si fomenta il tifo da stadio, quello della propria base elettorale, su argomenti di nicchia”.

Se si votava a dicembre, qualcosa sarebbe cambiato?
“Si è cercato in tutti i modi di non dare alle forze antisistema il tempo per organizzarsi, di aggirare un autunno caldo, che avrebbe penalizzato chi non ha trovato una soluzione diplomatica alla guerra. La caduta di Draghi, in fretta e furia, quando i parlamentari avevano maturato il vitalizio, è il segno di un rimpasto voluto dalla Nato: fuori Conte meno affidabile sulla politica estera e dentro la Meloni che offre maggiori garanzie”.

La sinistra, fino a qualche mese fa, si spacciava come il partito dei deboli. Lo è ancora?
“Quella di oggi viene votata dai ceti abbienti, dall’alta borghesia, dai semi-colti, dai soggetti che vivono nelle Ztl. Il vero popolo da tempoè più dalla parte di chi rappresenta una destra liberista mascherata e autoreferenziale”.

A colloquio con Giorgio Bianchi di Italia Sovrana e Popolare.

“La sinistra ormai è la Ferragni, non il popolo”. A dirlo Giorgio Bianchi, noto documentarista e candidato con Italia Sovrana e Popolare.

Quanto pesano le ultime uscite di Putin e le bollette più salate di sempre sulle elezioni?
“Non sembrano aver scalfito l’ineffabilità del mainstream. Una campagna elettorale addormentata evita di trattare i temi cruciali e si concentra su quelli innocui rispetto agli equilibri internazionali. Si fomenta il tifo da stadio, quello della propria base elettorale, su argomenti di nicchia”.

Se si votava a dicembre, qualcosa sarebbe cambiato?
“Si è cercato in tutti i modi di non dare alle forze antisistema il tempo per organizzarsi, di aggirare un autunno caldo, che avrebbe penalizzato chi non ha trovato una soluzione diplomatica alla guerra. La caduta di Draghi, in fretta e furia, quando i parlamentari avevano maturato il vitalizio, è il segno di un rimpasto voluto dalla Nato: fuori Conte meno affidabile sulla politica estera e dentro la Meloni che offre maggiori garanzie”.

La sinistra, fino a qualche mese fa, si spacciava come il partito dei deboli. Lo è ancora?
“Quella di oggi viene votata dai ceti abbienti, dall’alta borghesia, dai semi-colti, dai soggetti che vivono nelle Ztl. Il vero popolo da tempoè più dalla parte di chi rappresenta una destra liberista mascherata e autoreferenziale”.

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