L’INTERVISTA – Renzi: “Letta ha sbagliato tutto… e il Pd finirà Tornarci? No, grazie”

“Letta ha sbagliato tutto e il Pd finirà”. A dirlo l’ex presidente del Consiglio e leader di Italia Viva Matteo Renzi.

Inventarsi un modello Macron all’italiana, in soli due mesi, non è impresa da tutti. L’esperimento è riuscito?
Più che riuscito: l’8% è il dato nazionale, ma ci sono regioni come la Toscana e la Lombardia dove si sono toccate cifre ben più alte. Il tutto senza promesse irrealizzabili, bonus e sussidi. Il nostro voto di scambio è la serietà. Se siamo riusciti a fare questo in pochissimo tempo, l’obiettivo di diventare primo partito in vista delle Europee del 2024 è una sfida dura, ma raggiungibile.

Italia Viva è andata meglio di Azione, sia come numero di eletti che come radicamento sul territorio. Perché?
Siamo andati bene allo stesso modo. La percentuale di eletti è suddivisa più o meno a metà. Avremo un gruppo parlamentare unico e puntiamo a un progetto comune sulla scia di Renew Europe, allargando e andando oltre i confini di Iv e Azione. Diventeremo un grande partito liberale e riformista: chi a destra non si riconosce nella leadership di Giorgia Meloni, così come chi a sinistra ne ha abbastanza di un Pd che insegue Giuseppe Conte, è il benvenuto.

Se il nuovo progetto moderato, tutto sommato, è riuscito a ritagliarsi uno spazio, è sprofondato invece il Pd. In cosa ha sbagliato Letta?
Nenni diceva che la politica non si fa nè con il sentimento, nè con il risentimento. Enrico Letta ha scelto la seconda strada. Accecato dall’odio contro di me ha portato il Pd allo sfascio e ha regalato il Paese ai sovranisti. Se fossi in Giorgia Meloni, manderei un bel biglietto di ringraziamento a Letta: è grazie a lui se la destra ha vinto le elezioni. Senza la sua strategia fallimentare Meloni non sarebbe Premier. È stato capace di sbagliare tutto: ha chiuso a Italia Viva perché secondo lui faceva perdere voti, ha preferito Fratoianni a Calenda, ha scelto di non allearsi con Giuseppe Conte per poi aprire ai grillini dopo le elezioni. Un capolavoro.

Se quella forza, che qualcuno ha chiamato setta, è ormai definitivamente tramontata, è arrivato il momento di inventarsi qualcosa di nuovo?
Non credo che il Pd riuscirà a sopravvivere al fallimento strategico e tattico di Letta. In Parlamento ci saranno due opposizioni a Giorgia Meloni, una liberal democratica, quella mia e di Calenda, una populista, di Conte , Provenzano, Fratoianni, D’Alema. Dentro al Pd resistono dentro tante anime sinceramente riformiste, che non vogliono finire fra le braccia di Giuseppe Conte. Quelle anime ora però sono a un bivio e devono scegliere da che parte stare: quella del lavoro o dei sussidi? Del garantismo o del giustizialismo? Delle patrimoniali o della crescita? Dell’ambiente o dell’ambientalismo estremo travestito da lotta di classe?

Se ci sarà un nuovo contenitore progressista, magari più orientato a centro e meno a sinistra, l’esperienza di Renzi può tornare a disposizione della casa comune?
Ho lasciato il Pd e non ho alcuna intenzione di rientrare. Non mi mancano le correnti, non mi manca il fuoco amico. Il nuovo contenitore liberale e riformista siamo noi di Italia Viva e di Azione: il famoso spazio vuoto al centro è riempito e pronto ad espandersi.

In un nuovo soggetto di centrosinistra, tra i vari Bonaccini, Schlein, il figlio del governatore campano Piero, il presidente dell’Anci Decaro, c’è qualcuno che, a suo parere, possa davvero cavalcare il malcontento come ha fatto la Meloni durante il Covid?
Non serve cavalcare il malcontento, ma fare politica con un progetto e una visione. Come possono stare nello stesso partito Decaro e schlein?

Lei, intanto, ha ancora una volta ribadito, il Pd deve scegliere tra noi e i 5 Stelle. E’ possibile ancora un dialogo con Conte?
Io penso di no, D’Alema pensa di sì. Il Pd deve scegliere.

Mentre c’è da riorganizzare un’intera area politica, però, bisogna fare i conti con l’inverno più difficile di sempre. Ci sarà un’opposizione compatta?
Difficilmente l’opposizione sarà compatta. Noi liberal-democratici siamo per la crescita e l’indipendenza energetica. Diciamo sì al rigassificatore di Piombino e al nucleare, i populisti dicono no a tutto. Siamo per una giustizia giusta e libera dal giogo delle correnti, mentre i populisti sono cresciuti con il giustizialismo e il travaglismo. Siamo per il lavoro mentre loro promettono bonus. E poi, cosa voteranno i 5 stelle e il Pd quando riproporremo una commissione d’inchiesta sul Covid? Con Calenda faremo una dura oppposizione alla destra, ma leale e coerente.

A proposito di grandi riforme, Renzi ha lanciato l’idea del sindaco d’Italia. In diversi aspetti combacia col presidenzialismo immaginato dalla Meloni. Si possono mettere insieme le proposte, magari in una bicamerale?
Le riforme costituzionali visto il dramma del caro energia non saranno all’ordine del giorno, ma servono al Paese. Apprezzo l’idea di una bicamerale. Al Presidenzialismo preferisco l’elezione diretta del Premier ma sono pronto a discuterne. Credo che gli italiani abbiano diritto di decidere chi li governerà per 5 anni. Al Paese serve stabilità. Lo pensavo nel 2016 e non ho cambiato idea.

In un momento così difficile per il pianeta è fondamentale per il governo poter contare su Mario Draghi. Se Giorgia premier davvero apre al presidente uscente, possono delinearsi nuovi scenari?
La pacchia dell’opposizione è finita. È paradossale che la leader dell’unico partito che ha fatto opposizione al Governo Draghi ora sembri imitarne le mosse ma per la drammaticità della situazione che sta vivendo il Paese. Se davvero Meloni proseguirà su questa strada, ben venga. Ora la vera partita si gioca in Europa. Non si supereranno gli egoismi tedeschi flirtando con Orban. Il Consiglio europeo non è Atreju e Bruxelles non è la Garbatella.

“Letta ha sbagliato tutto e il Pd finirà”. A dirlo l’ex presidente del Consiglio e leader di Italia Viva Matteo Renzi.

Inventarsi un modello Macron all’italiana, in soli due mesi, non è impresa da tutti. L’esperimento è riuscito?
Più che riuscito: l’8% è il dato nazionale, ma ci sono regioni come la Toscana e la Lombardia dove si sono toccate cifre ben più alte. Il tutto senza promesse irrealizzabili, bonus e sussidi. Il nostro voto di scambio è la serietà. Se siamo riusciti a fare questo in pochissimo tempo, l’obiettivo di diventare primo partito in vista delle Europee del 2024 è una sfida dura, ma raggiungibile.

Italia Viva è andata meglio di Azione, sia come numero di eletti che come radicamento sul territorio. Perché?
Siamo andati bene allo stesso modo. La percentuale di eletti è suddivisa più o meno a metà. Avremo un gruppo parlamentare unico e puntiamo a un progetto comune sulla scia di Renew Europe, allargando e andando oltre i confini di Iv e Azione. Diventeremo un grande partito liberale e riformista: chi a destra non si riconosce nella leadership di Giorgia Meloni, così come chi a sinistra ne ha abbastanza di un Pd che insegue Giuseppe Conte, è il benvenuto.

Se il nuovo progetto moderato, tutto sommato, è riuscito a ritagliarsi uno spazio, è sprofondato invece il Pd. In cosa ha sbagliato Letta?
Nenni diceva che la politica non si fa nè con il sentimento, nè con il risentimento. Enrico Letta ha scelto la seconda strada. Accecato dall’odio contro di me ha portato il Pd allo sfascio e ha regalato il Paese ai sovranisti. Se fossi in Giorgia Meloni, manderei un bel biglietto di ringraziamento a Letta: è grazie a lui se la destra ha vinto le elezioni. Senza la sua strategia fallimentare Meloni non sarebbe Premier. È stato capace di sbagliare tutto: ha chiuso a Italia Viva perché secondo lui faceva perdere voti, ha preferito Fratoianni a Calenda, ha scelto di non allearsi con Giuseppe Conte per poi aprire ai grillini dopo le elezioni. Un capolavoro.

Se quella forza, che qualcuno ha chiamato setta, è ormai definitivamente tramontata, è arrivato il momento di inventarsi qualcosa di nuovo?
Non credo che il Pd riuscirà a sopravvivere al fallimento strategico e tattico di Letta. In Parlamento ci saranno due opposizioni a Giorgia Meloni, una liberal democratica, quella mia e di Calenda, una populista, di Conte , Provenzano, Fratoianni, D’Alema. Dentro al Pd resistono dentro tante anime sinceramente riformiste, che non vogliono finire fra le braccia di Giuseppe Conte. Quelle anime ora però sono a un bivio e devono scegliere da che parte stare: quella del lavoro o dei sussidi? Del garantismo o del giustizialismo? Delle patrimoniali o della crescita? Dell’ambiente o dell’ambientalismo estremo travestito da lotta di classe?

Se ci sarà un nuovo contenitore progressista, magari più orientato a centro e meno a sinistra, l’esperienza di Renzi può tornare a disposizione della casa comune?
Ho lasciato il Pd e non ho alcuna intenzione di rientrare. Non mi mancano le correnti, non mi manca il fuoco amico. Il nuovo contenitore liberale e riformista siamo noi di Italia Viva e di Azione: il famoso spazio vuoto al centro è riempito e pronto ad espandersi.

In un nuovo soggetto di centrosinistra, tra i vari Bonaccini, Schlein, il figlio del governatore campano Piero, il presidente dell’Anci Decaro, c’è qualcuno che, a suo parere, possa davvero cavalcare il malcontento come ha fatto la Meloni durante il Covid?
Non serve cavalcare il malcontento, ma fare politica con un progetto e una visione. Come possono stare nello stesso partito Decaro e schlein?

Lei, intanto, ha ancora una volta ribadito, il Pd deve scegliere tra noi e i 5 Stelle. E’ possibile ancora un dialogo con Conte?
Io penso di no, D’Alema pensa di sì. Il Pd deve scegliere.

Mentre c’è da riorganizzare un’intera area politica, però, bisogna fare i conti con l’inverno più difficile di sempre. Ci sarà un’opposizione compatta?
Difficilmente l’opposizione sarà compatta. Noi liberal-democratici siamo per la crescita e l’indipendenza energetica. Diciamo sì al rigassificatore di Piombino e al nucleare, i populisti dicono no a tutto. Siamo per una giustizia giusta e libera dal giogo delle correnti, mentre i populisti sono cresciuti con il giustizialismo e il travaglismo. Siamo per il lavoro mentre loro promettono bonus. E poi, cosa voteranno i 5 stelle e il Pd quando riproporremo una commissione d’inchiesta sul Covid? Con Calenda faremo una dura oppposizione alla destra, ma leale e coerente.

A proposito di grandi riforme, Renzi ha lanciato l’idea del sindaco d’Italia. In diversi aspetti combacia col presidenzialismo immaginato dalla Meloni. Si possono mettere insieme le proposte, magari in una bicamerale?
Le riforme costituzionali visto il dramma del caro energia non saranno all’ordine del giorno, ma servono al Paese. Apprezzo l’idea di una bicamerale. Al Presidenzialismo preferisco l’elezione diretta del Premier ma sono pronto a discuterne. Credo che gli italiani abbiano diritto di decidere chi li governerà per 5 anni. Al Paese serve stabilità. Lo pensavo nel 2016 e non ho cambiato idea.

In un momento così difficile per il pianeta è fondamentale per il governo poter contare su Mario Draghi. Se Giorgia premier davvero apre al presidente uscente, possono delinearsi nuovi scenari?
La pacchia dell’opposizione è finita. È paradossale che la leader dell’unico partito che ha fatto opposizione al Governo Draghi ora sembri imitarne le mosse ma per la drammaticità della situazione che sta vivendo il Paese. Se davvero Meloni proseguirà su questa strada, ben venga. Ora la vera partita si gioca in Europa. Non si supereranno gli egoismi tedeschi flirtando con Orban. Il Consiglio europeo non è Atreju e Bruxelles non è la Garbatella.

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