L’ira di Biden il letargo della UE e quella Davos snobbata dai big

“La collaborazione in un mondo frammentato”. Aveva proprio ragione Jeremy Rifkin, economista premio Nobel, autore tra l’altro del best seller “L’età della resilienza”, fautore dell’idea che per comprendere i fenomeni in corso bisogna porre attenzione alle parole usate dall’alta finanza in occasione delle sue convention. Esattamente quello che accade oggi per il World Economic Forum di Davos, il meeting dei Soloni mondiali del denaro, che andrà in scena la prossima settimana nella località sciistica svizzera. È stato scelto “La collaborazione in un mondo frammentato” come titolo della kermesse. E fin qui la decisione appare corretta, perchè oggettivamente la frammentazione è sotto gli occhi di tutti. Ma è sulla collaborazione che non ci siamo. Al Forum, in mero ordine alfabetico, mancheranno: Cina, Francia, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti. Quindi: chi collabora con chi? E purtroppo non è solo la guerra a dividere le potenze, più o meno grandi, del pianeta. Sono soprattutto gli interessi economici a marcare le distanze. E a rendere inutili i tavoli globali. Come potrebbe Biden dialogare senza ipocrisie non solo con Putin e Xi, ma anche con Macron e Meloni, sapendo che con l’Inflation Reduction Act, la famosa IRA, sta di fatto convincendo le più grandi aziende europee ad investire negli Stati Uniti a suon di fantastiliardi di dollari sotto forma di aiuti? E lo sta facendo in modo così smaccato che anche la pigra Europa è uscita dal suo letargo accorgendosi del pericolo. Dopo la Von der Leyen, che l’aveva denunciato qualche tempo fa, anche il governo italiano si è accorto della minaccia. Tanto che il ministro Urso, dall’Ucraina dove è andato ad inaugurare lo sportello di Confindustria per le aziende italiane in loco (in pratica per assicurare alle nostre aziende qualche commessa per la ricostruzione del teatro di guerra), ha lanciato l’allarme: “Dobbiamo discutere con Ue e Usa la modifica del regolamento sugli aiuti di Stato”. Che ad oggi dice: la Germania ha ricevuto il 49,33%, l’Italia il 4,73%. E la chiamano collaborazione…
“La collaborazione in un mondo frammentato”. Aveva proprio ragione Jeremy Rifkin, economista premio Nobel, autore tra l’altro del best seller “L’età della resilienza”, fautore dell’idea che per comprendere i fenomeni in corso bisogna porre attenzione alle parole usate dall’alta finanza in occasione delle sue convention. Esattamente quello che accade oggi per il World Economic Forum di Davos, il meeting dei Soloni mondiali del denaro, che andrà in scena la prossima settimana nella località sciistica svizzera. È stato scelto “La collaborazione in un mondo frammentato” come titolo della kermesse. E fin qui la decisione appare corretta, perchè oggettivamente la frammentazione è sotto gli occhi di tutti. Ma è sulla collaborazione che non ci siamo. Al Forum, in mero ordine alfabetico, mancheranno: Cina, Francia, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti. Quindi: chi collabora con chi? E purtroppo non è solo la guerra a dividere le potenze, più o meno grandi, del pianeta. Sono soprattutto gli interessi economici a marcare le distanze. E a rendere inutili i tavoli globali. Come potrebbe Biden dialogare senza ipocrisie non solo con Putin e Xi, ma anche con Macron e Meloni, sapendo che con l’Inflation Reduction Act, la famosa IRA, sta di fatto convincendo le più grandi aziende europee ad investire negli Stati Uniti a suon di fantastiliardi di dollari sotto forma di aiuti? E lo sta facendo in modo così smaccato che anche la pigra Europa è uscita dal suo letargo accorgendosi del pericolo. Dopo la Von der Leyen, che l’aveva denunciato qualche tempo fa, anche il governo italiano si è accorto della minaccia. Tanto che il ministro Urso, dall’Ucraina dove è andato ad inaugurare lo sportello di Confindustria per le aziende italiane in loco (in pratica per assicurare alle nostre aziende qualche commessa per la ricostruzione del teatro di guerra), ha lanciato l’allarme: “Dobbiamo discutere con Ue e Usa la modifica del regolamento sugli aiuti di Stato”. Che ad oggi dice: la Germania ha ricevuto il 49,33%, l’Italia il 4,73%. E la chiamano collaborazione…
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