L’irripetibile notte del 1982 nel libro di Francesco De Core L’Italia campione del mondo

Nel 1982 Francesco De Core, oggi redattore capo del “Corriere della Sport- Stadio”, autore del libro “Mondiali 1982. La rivincita” (Diarkos, pag. 309, Euro 16,00), aveva diciassette anni e, come ogni anno, avrebbe passato l’estate al mare di Scario, nel Cilento, nella monotonia dello scorrere di giorni tutti uguali.

Dell’estate 1982, invece, scrive De Core, sono rimasti “bene a mente, i giorni con le date, perché il campionato del mondo che si sta giocando in Spagna, cominciato sotto tono, con tre pareggi uno più grigio e pallido dell’altro, biancastri come la faccia di ‘Paolorossi’, ora s’è illuminato d’immenso, improvvisamente”.

Lo sconforto si era trasformato in debole speranza dopo la vittoria sull’Argentina di Maradona, e al “calore” estivo si era aggiunto quello causato dalla febbre da “tifo” dovuta alla speranza che la nazionale di calcio italiana potesse superare l’impresa, ritenuta impossibile anche dai più ottimisti, della vittoria ai mondiali di calcio.

Francesco De Core, ricostruisce minuto per minuto, commento per commento, passaggio per passaggio sia gli eventi che hanno preceduto quel campionato del mondo che i singoli “incontri” descrivendo umori, stati d’animo, ambizioni, speranze e delusioni di ogni  protagonista e osservatore di un evento passato alla storia come simbolo della rivalsa dell’Italia.

L’Italia si presentava all’appuntamento dei mondiali reduce dalla sconfitta per il terzo posto nel precedente campionato, quello del 1978, e da quella per il terzo posto ai campionati europei del 1980. L’atmosfera non era delle migliori: squadra, allenatore e giocatori non trovavano il giusto supporto né dagli “addetti ai lavori” né dai tifosi. La situazione, scrive Francesco De Core, era la seguente: “un allenatore contestato, solo contro giornali, tv e opinione pubblica. Il re del gol appena uscito dal gorgo del calcio scommesse. Un capitano di quarant’anni tra i pali. Enzo Bearzot, Paolo Rossi, Dino Zoff: dalla polvere alla gloria, il Mundial di Spagna del 1982 segna la loro rivincita. Il riscatto di un gruppo che, isolatosi dal mondo esterno, porta a termine un’impresa sportiva memorabile, ribaltando ogni pronostico”.

La squadra allenata da Bearzot, che aveva iniziato il campionato in sordina nel girone di qualificazione di Vigo con tre pareggi (Polonia 0 a 0, Perù 1 a 1 e Camerun 1 a 1), esplode nel secondo turno, un girone che sulla carta si presentava “impossibile” per la presenza dell’Argentina, campione uscente, e del Brasile. Contro ogni previsione l’Italia batte prima l’Argentina per 2 a 1, poi il Brasile per 3 a 2, in semifinale la Polonia per 2 a 0 e, l’11 luglio del 1982 alla finale nello Stadio Bernabeu di Madrid, la Germania Ovest per 3 a 1 (gol di Rossi, Tardelli e Altobelli per l’Italia e di Breitner per la Germania Ovest). Un successo straordinario, simbolicamente racchiuso nell’entusiasmo del Presidente della Repubblica Sandro Pertini al gol di Paolo Rossi (“si era raccomandato a Pablito di segnare, il ragazzo dalla faccia dolce lo ha accontentato”), nell’urlo e nella corsa sfrenata di Marco Tardelli al gol del 2-0 passati alla storia come un’icona popolare, nelle tre urla di Nando Martellini “Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo” che fanno esplodere l’Italia che “si riverserà in strada, si tufferà nelle fontane o a mare, agiterà le bandiere nelle auto in coda o dai balconi, per una delle notti indimenticabili della sua tribolata storia, dalle Alpi alla Sicilia, unita dalla pipa di Pertini e di Bearzot”, e nell’immagine di Zoff che, sulla tribuna assieme ai compagni, alza la coppa accanto al Re di Spagna che lo guarda sorridente e divertito. Con lui c’era anche tutta l’Italia

Vittorio Esposito

Nel 1982 Francesco De Core, oggi redattore capo del “Corriere della Sport- Stadio”, autore del libro “Mondiali 1982. La rivincita” (Diarkos, pag. 309, Euro 16,00), aveva diciassette anni e, come ogni anno, avrebbe passato l’estate al mare di Scario, nel Cilento, nella monotonia dello scorrere di giorni tutti uguali.

Dell’estate 1982, invece, scrive De Core, sono rimasti “bene a mente, i giorni con le date, perché il campionato del mondo che si sta giocando in Spagna, cominciato sotto tono, con tre pareggi uno più grigio e pallido dell’altro, biancastri come la faccia di ‘Paolorossi’, ora s’è illuminato d’immenso, improvvisamente”.

Lo sconforto si era trasformato in debole speranza dopo la vittoria sull’Argentina di Maradona, e al “calore” estivo si era aggiunto quello causato dalla febbre da “tifo” dovuta alla speranza che la nazionale di calcio italiana potesse superare l’impresa, ritenuta impossibile anche dai più ottimisti, della vittoria ai mondiali di calcio.

Francesco De Core, ricostruisce minuto per minuto, commento per commento, passaggio per passaggio sia gli eventi che hanno preceduto quel campionato del mondo che i singoli “incontri” descrivendo umori, stati d’animo, ambizioni, speranze e delusioni di ogni  protagonista e osservatore di un evento passato alla storia come simbolo della rivalsa dell’Italia.

L’Italia si presentava all’appuntamento dei mondiali reduce dalla sconfitta per il terzo posto nel precedente campionato, quello del 1978, e da quella per il terzo posto ai campionati europei del 1980. L’atmosfera non era delle migliori: squadra, allenatore e giocatori non trovavano il giusto supporto né dagli “addetti ai lavori” né dai tifosi. La situazione, scrive Francesco De Core, era la seguente: “un allenatore contestato, solo contro giornali, tv e opinione pubblica. Il re del gol appena uscito dal gorgo del calcio scommesse. Un capitano di quarant’anni tra i pali. Enzo Bearzot, Paolo Rossi, Dino Zoff: dalla polvere alla gloria, il Mundial di Spagna del 1982 segna la loro rivincita. Il riscatto di un gruppo che, isolatosi dal mondo esterno, porta a termine un’impresa sportiva memorabile, ribaltando ogni pronostico”.

La squadra allenata da Bearzot, che aveva iniziato il campionato in sordina nel girone di qualificazione di Vigo con tre pareggi (Polonia 0 a 0, Perù 1 a 1 e Camerun 1 a 1), esplode nel secondo turno, un girone che sulla carta si presentava “impossibile” per la presenza dell’Argentina, campione uscente, e del Brasile. Contro ogni previsione l’Italia batte prima l’Argentina per 2 a 1, poi il Brasile per 3 a 2, in semifinale la Polonia per 2 a 0 e, l’11 luglio del 1982 alla finale nello Stadio Bernabeu di Madrid, la Germania Ovest per 3 a 1 (gol di Rossi, Tardelli e Altobelli per l’Italia e di Breitner per la Germania Ovest). Un successo straordinario, simbolicamente racchiuso nell’entusiasmo del Presidente della Repubblica Sandro Pertini al gol di Paolo Rossi (“si era raccomandato a Pablito di segnare, il ragazzo dalla faccia dolce lo ha accontentato”), nell’urlo e nella corsa sfrenata di Marco Tardelli al gol del 2-0 passati alla storia come un’icona popolare, nelle tre urla di Nando Martellini “Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo” che fanno esplodere l’Italia che “si riverserà in strada, si tufferà nelle fontane o a mare, agiterà le bandiere nelle auto in coda o dai balconi, per una delle notti indimenticabili della sua tribolata storia, dalle Alpi alla Sicilia, unita dalla pipa di Pertini e di Bearzot”, e nell’immagine di Zoff che, sulla tribuna assieme ai compagni, alza la coppa accanto al Re di Spagna che lo guarda sorridente e divertito. Con lui c’era anche tutta l’Italia

Vittorio Esposito

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