L’Italia è malata, il Sud può essere la medicina

Presentate le anticipazioni del Rapporto Svimez 2022. Il Mezzogiorno cresce ma rischia la stagnazione e il crollo dei consumi. Il riscatto arriva dal mare.

L’Italia, tutta, è il grande malato di un’Europa che ormai è tagliata fuori dal Mediterraneo. Lo sviluppo strategico del Sud, che deve ripartire dalla sua posizione geopolitica e dunque dai porti e dalle vie del mare, potrebbe rappresentare una medicina (doppia) in grado di guarire il Paese e rilanciare il ruolo geopolitico del Vecchio Continente. Ieri mattina, alla Camera dei Deputati, sono state presentate le anticipazioni sul nuovo Rapporto Svimez.
Il direttore generale Luca Bianchi ha spiegato che dopo il rimbalzo della crescita che ha portato il Sud a recuperare terreno nel 2021 e nel 2022, dopo la crisi dovuta al Covid, il Mezzogiorno potrebbe far registrare una stagnazione che colpirebbe specialmente i consumi, che potrebbero deprimersi di un intero punto di Pil. Le previsioni verso il 2023 prevedono l’accentuarsi del divario territoriale per quanto riguarda la crescita: il Sud crescerebbe dello 0,9 a fronte di un incremento, lentissimo, su scala nazionale ipotizzato nell’1,7. C’è un problema, poi, per quanto riguarda il Pnrr che, pur rappresentando un’importantissima opportunità per modernizzare il territorio e un preciso impegno politico da parte dell’Europa a perseguire la coesione, così com’è non sembrerebbe tracciare una precisa strategia di politica industriale in grado di sortire effetti importanti per il Mezzogiorno. Inoltre va considerato che la morsa dell’inflazione è più logorante al Sud rispetto alle altre aree del Paese. Un’altra precisa questione riguarda, per lo Svimez, la stabilità politica. Senza, le imprese vedrebbero complicarsi le strade dell’accesso al credito. E considerato che per il post Covid le aziende si sono indebitate, l’Italia potrebbe ritrovarsi nella tempesta perfetta. Per Bianchi: “Il Sud ha partecipato alla ripresa economica del 2021 e 2022 in maniera significativa, e questo è un fatto nuovo. A noi preoccupa il futuro, e la fine del 2022 e il 2023 in particolare, per il nuovo quadro congiunturale. Il Pnrr si conferma un elemento decisivo per la ripresa degli investimenti al Sud. Un aspetto fondamentale del piano sono le infrastrutture sociali, in particolare la scuola. I dati che noi presentiamo evidenziano un forte divario, considerando per esempio che oltre il 60 per cento degli alunni del Sud non ha né la mensa né la palestra, e che il tempo pieno è molto minore nel Mezzogiorno. Tutto questo si traduce in minore acquisizione di competenze e quindi minore sviluppo. Bisognerebbe concentrarsi soprattutto sul riallineamento dell’offerta di servizi essenziali”.

Il presidente Giannola ha affermato: “Perché l’Ue ci dà 209 miliardi di euro? Perché l’Italia è il grande malato d’Europa, a Nord come a Sud. Se sottraggo risorse al Mezzogiorno, per esempio attraverso l’autonomia differenziata, che è un modo per trattenere più soldi, vuol dire impoverire l’istruzione, la sanità, ma vuol dire anche per il Nord impoverire se stesso, visto che il suo grande mercato è sempre stato il Sud”. Giannola ha poi spiegato: “O si fa un ragionamento serio guardando quali sono le grandi opportunità dell’Italia e del Sud in particolare, con i porti e le nuove forme energetiche come la geotermia, oppure ci si condanna alla povertà. Il Mediterraneo è il centro del mondo, eppure noi siamo ancora ospiti”. Giannola ha poi insistito sulla necessità di alleggerire il traffico dei grandi porti del Nord Europa, specialmente sulle tratte dell’energia: “Non si può più andare a Rotterdam se si può sbarcare ad Augusta.Occorre arriva re in Europa da Sud”.

Presentate le anticipazioni del Rapporto Svimez 2022. Il Mezzogiorno cresce ma rischia la stagnazione e il crollo dei consumi. Il riscatto arriva dal mare.

L’Italia, tutta, è il grande malato di un’Europa che ormai è tagliata fuori dal Mediterraneo. Lo sviluppo strategico del Sud, che deve ripartire dalla sua posizione geopolitica e dunque dai porti e dalle vie del mare, potrebbe rappresentare una medicina (doppia) in grado di guarire il Paese e rilanciare il ruolo geopolitico del Vecchio Continente. Ieri mattina, alla Camera dei Deputati, sono state presentate le anticipazioni sul nuovo Rapporto Svimez.
Il direttore generale Luca Bianchi ha spiegato che dopo il rimbalzo della crescita che ha portato il Sud a recuperare terreno nel 2021 e nel 2022, dopo la crisi dovuta al Covid, il Mezzogiorno potrebbe far registrare una stagnazione che colpirebbe specialmente i consumi, che potrebbero deprimersi di un intero punto di Pil. Le previsioni verso il 2023 prevedono l’accentuarsi del divario territoriale per quanto riguarda la crescita: il Sud crescerebbe dello 0,9 a fronte di un incremento, lentissimo, su scala nazionale ipotizzato nell’1,7. C’è un problema, poi, per quanto riguarda il Pnrr che, pur rappresentando un’importantissima opportunità per modernizzare il territorio e un preciso impegno politico da parte dell’Europa a perseguire la coesione, così com’è non sembrerebbe tracciare una precisa strategia di politica industriale in grado di sortire effetti importanti per il Mezzogiorno. Inoltre va considerato che la morsa dell’inflazione è più logorante al Sud rispetto alle altre aree del Paese. Un’altra precisa questione riguarda, per lo Svimez, la stabilità politica. Senza, le imprese vedrebbero complicarsi le strade dell’accesso al credito. E considerato che per il post Covid le aziende si sono indebitate, l’Italia potrebbe ritrovarsi nella tempesta perfetta. Per Bianchi: “Il Sud ha partecipato alla ripresa economica del 2021 e 2022 in maniera significativa, e questo è un fatto nuovo. A noi preoccupa il futuro, e la fine del 2022 e il 2023 in particolare, per il nuovo quadro congiunturale. Il Pnrr si conferma un elemento decisivo per la ripresa degli investimenti al Sud. Un aspetto fondamentale del piano sono le infrastrutture sociali, in particolare la scuola. I dati che noi presentiamo evidenziano un forte divario, considerando per esempio che oltre il 60 per cento degli alunni del Sud non ha né la mensa né la palestra, e che il tempo pieno è molto minore nel Mezzogiorno. Tutto questo si traduce in minore acquisizione di competenze e quindi minore sviluppo. Bisognerebbe concentrarsi soprattutto sul riallineamento dell’offerta di servizi essenziali”.

Il presidente Giannola ha affermato: “Perché l’Ue ci dà 209 miliardi di euro? Perché l’Italia è il grande malato d’Europa, a Nord come a Sud. Se sottraggo risorse al Mezzogiorno, per esempio attraverso l’autonomia differenziata, che è un modo per trattenere più soldi, vuol dire impoverire l’istruzione, la sanità, ma vuol dire anche per il Nord impoverire se stesso, visto che il suo grande mercato è sempre stato il Sud”. Giannola ha poi spiegato: “O si fa un ragionamento serio guardando quali sono le grandi opportunità dell’Italia e del Sud in particolare, con i porti e le nuove forme energetiche come la geotermia, oppure ci si condanna alla povertà. Il Mediterraneo è il centro del mondo, eppure noi siamo ancora ospiti”. Giannola ha poi insistito sulla necessità di alleggerire il traffico dei grandi porti del Nord Europa, specialmente sulle tratte dell’energia: “Non si può più andare a Rotterdam se si può sbarcare ad Augusta.Occorre arriva re in Europa da Sud”.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli