L’IVSM delle polemiche: l’UNCEM attacca l’Istat

“Trovo dannoso per il Paese l’utilizzo dell’ultima classificazione partorita da Istat, come non ne avessimo a sufficienza, relativa all’Indice di vulnerabilità sociale e materiale”. Duro, l’attacco di Marco Bussone, presidente dell’Unione Comuni e Comunità Montane (UNCEM), riguardo all’Indice predisposto dall’Istat per classificare gli enti locali in Italia.

“L’IVSM è un indicatore composito costruito attraverso la sintesi di sette indicatori riferiti alle dimensioni della vulnerabilità sociale e materiale ritenute più rilevanti per la formazione di una graduatoria nazionale dei Comuni”, così l’Istat lo definisce. Ma Bussone non ci sta: “I danni li ha già fatti, ad esempio per i finanziamenti della Rigenerazione Urbana, primo bando, andando di fatto a portare nelle grandi Città del sud oltre il 70% delle risorse. Intervento poi corretto dal Governo che ha trovato, su istanza dei sindaci, altri 900mila euro per i Comuni rimasti esclusi”.

“E poi – prosegue Bussone -, l’Indice ha fatto sì che a gennaio il ministero della Coesione ripartisse il 95% dei 180milioni di euro del Fondo Comuni marginali proprio al Sud. Ma la stessa cosa potrà succedere con il secondo bando della Rigenerazione Urbana, in corso e prorogato ieri sino alla fine di aprile 2022. Con i piccoli Comuni che stanno correndo fino allo stremo per arrivare a 15mila abitanti e dar seguito alle indicazioni contenute in 50 pagine di faq, salvo poi scoprire dalla graduatoria che l’ISVM ha tagliato a metà, ancora una volta, l’Italia”

“ Fino a due anni fa non avevamo mai sentito parlare di questo indice – protesta Bussone -. E ne facevamo volentieri a meno. Confido con tutta Uncem che si tolga di mezzo questa classificazione assurda, che non considera le geografie, e che traccia con dati sociali ed economici un netto confine tra due Italie. Che le sperequazioni nel Paese siano da correggere con urgenza, Uncem lo dice da sempre. Ma usare una classificazione dei Comuni che esclude quello che realmente è debole e in difficoltà, per spopolamento e abbandono, a qualsiasi latitudine si trovi, non è adeguato alle sfide del futuro. Applicare l’Indice per i bandi del PNRR è altresì dannoso due volte, aumentando le disuguaglianze e riducendo la reale portata delle opportunità di finanziamento. L’Indice, che è assurdo, venga accantonato a vantaggio di una vera e seria valutazione nel merito dei progetti che vengono presentati dagli Enti, e ancor di più dai Comuni insieme nelle reti esistenti, a vantaggio delle comunità locali”.

 

“Trovo dannoso per il Paese l’utilizzo dell’ultima classificazione partorita da Istat, come non ne avessimo a sufficienza, relativa all’Indice di vulnerabilità sociale e materiale”. Duro, l’attacco di Marco Bussone, presidente dell’Unione Comuni e Comunità Montane (UNCEM), riguardo all’Indice predisposto dall’Istat per classificare gli enti locali in Italia.

“L’IVSM è un indicatore composito costruito attraverso la sintesi di sette indicatori riferiti alle dimensioni della vulnerabilità sociale e materiale ritenute più rilevanti per la formazione di una graduatoria nazionale dei Comuni”, così l’Istat lo definisce. Ma Bussone non ci sta: “I danni li ha già fatti, ad esempio per i finanziamenti della Rigenerazione Urbana, primo bando, andando di fatto a portare nelle grandi Città del sud oltre il 70% delle risorse. Intervento poi corretto dal Governo che ha trovato, su istanza dei sindaci, altri 900mila euro per i Comuni rimasti esclusi”.

“E poi – prosegue Bussone -, l’Indice ha fatto sì che a gennaio il ministero della Coesione ripartisse il 95% dei 180milioni di euro del Fondo Comuni marginali proprio al Sud. Ma la stessa cosa potrà succedere con il secondo bando della Rigenerazione Urbana, in corso e prorogato ieri sino alla fine di aprile 2022. Con i piccoli Comuni che stanno correndo fino allo stremo per arrivare a 15mila abitanti e dar seguito alle indicazioni contenute in 50 pagine di faq, salvo poi scoprire dalla graduatoria che l’ISVM ha tagliato a metà, ancora una volta, l’Italia”

“ Fino a due anni fa non avevamo mai sentito parlare di questo indice – protesta Bussone -. E ne facevamo volentieri a meno. Confido con tutta Uncem che si tolga di mezzo questa classificazione assurda, che non considera le geografie, e che traccia con dati sociali ed economici un netto confine tra due Italie. Che le sperequazioni nel Paese siano da correggere con urgenza, Uncem lo dice da sempre. Ma usare una classificazione dei Comuni che esclude quello che realmente è debole e in difficoltà, per spopolamento e abbandono, a qualsiasi latitudine si trovi, non è adeguato alle sfide del futuro. Applicare l’Indice per i bandi del PNRR è altresì dannoso due volte, aumentando le disuguaglianze e riducendo la reale portata delle opportunità di finanziamento. L’Indice, che è assurdo, venga accantonato a vantaggio di una vera e seria valutazione nel merito dei progetti che vengono presentati dagli Enti, e ancor di più dai Comuni insieme nelle reti esistenti, a vantaggio delle comunità locali”.

 

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