“Lobby e speculazione il nostro vero nemico è chi ci vende agli Usa”

“Non tutte le lobby sono contro i cittadini. Esistono, però, dei portatori di interesse che pensano più agli Usa che al futuro dell’Europa e della sua gente”. A dirlo Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia.
Tetto del gas, si doveva fare a marzo dello scorso anno e poi si è arrivati a dicembre. Chi ci ha guadagnato nello slittamento?
Solo la speculazione. I vari tetti hanno fatto capire agli Stati produttori di gas che l’Europa tutta è in grande difficoltà energetica con un grande gap strutturale. In questo modo si lascia margine agli operatori finanziari, a chi compone il mercato, di aggirare paletti sul prezzo, che invece non dovrebbero essere toccati.
C’è stata qualche lobby che ha inciso in modo particolare?
Mi riferisco a chi ci chiama la P2 degli idrocarburi. È in corso una vera e propria guerra tra lobby. C’è chi, nel continente, in silenzio, spinge per farci acquistare il gas dagli Stati Uniti a cinque volte in più, ostacolando qualsiasi forma di cooperazione instaurata sia con l’Africa che col Medio Oriente. L’amministratore De Scalzi ha rivelato l’esistenza di un vero e proprio conflitto tra interessi, che purtroppo penalizzerà solo i cittadini.
Da cosa si evince ciò?
Il Qatargate. L’Europa non se l’è presa con dei singoli, ma con uno Stato. Ciò ha avuto una sola conseguenza: abbiamo perso uno dei nostri più grandi fornitori di idrocarburi.
Mancata prosecuzione del taglio delle accise. Cosa ne pensa?
L’esecutivo Meloni sta dando una grande mano al mercato energetico italiano. Dobbiamo riconoscerlo. Non si può avere la bacchetta magica e cancellare dall’oggi al domani la tassazione su cui si regge la politica economica di uno Stato. Chi è arrabbiato dovrà farsene una ragione. Per raggiungere determinati obiettivi serve del tempo, probabilmente tutta la durata dal mandato.
C’è chi, intanto, se la prende con i benzinai…
Non ha alcuna colpa né l’industria del petrolio, né la rete dei distributori di carburante. Il benzinaio non ha potere sul prezzo finale. Gli viene indicato. In questo momento l’unica componente di aumento del prezzo sono le accise. Il ministro Pichetto Fratin, però, ha già detto che saranno riviste e molto probabilmente ci saranno diminuzione, visto che andiamo incontro a un aumento del prezzo del petrolio. In un solo giorno guadagnati quasi cinque punti.
Anche i petrolieri sono disposti a battersi per la concorrenza leale?
Il nostro è un mercato particolare. Per quanto riguarda la regolamentazione italiana, c’è qualcosa da sistemare. Detto ciò, non possiamo cambiare le leggi degli altri Paesi. Non possiamo chiedere all’Iran, da cui prendiamo il greggio e in cui c’è una dittatura, di cambiare le norme.
Cosa si aspetta dal governo?
Stiamo attendendo che ci convocano per una nuova strategia nazionale energetica. Il presidente del Consiglio la vediamo propensa in tal senso. Speriamo solo che non passino anni. Ci sono state delle priorità come il rigassificatore di Piombino. Si è lavorato, poi, su un piano strutturale nell’ambito della raffinazione. Non possiamo perderla. Abbiamo già convertito due impianti fondamentali, come Gela e Marghera.
Servono, intanto, azioni immediate…
Tutte le misure di emergenza, quelle veloci che ha preso Draghi, sono servite a poco. Se non ci si siede a un tavolo e si ragiona bene, anche con una certa dinamicità e velocità, qualsiasi decisione rischia di ripercuotersi, dopo pochi mesi, esclusivamente sulle tasche dei contribuenti.
Le rinnovabili sono inversamente proporzionali agli idrocarburi?
Sono due strade parallele. Le attuali crisi, però, ci hanno fatto comprendere che gli idrocarburi sono ancora padroni per quanto riguarda i fabbisogni generali.
La crisi sta per finire?
Assolutamente no! Visto gli ultimi aumenti, che avevamo annunciato da tempo, ci sarà una distribuzione delle nuove quote di mercato da parte dell’Opec. Dopo il 5 febbraio, quando i prodotti russi non potranno più entrare, pertanto, ci sarà un ulteriore aumento, sia per quanto riguarda il gas che il petrolio. L’emergenza non è finita. Siamo all’inizio.
“Non tutte le lobby sono contro i cittadini. Esistono, però, dei portatori di interesse che pensano più agli Usa che al futuro dell’Europa e della sua gente”. A dirlo Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia.
Tetto del gas, si doveva fare a marzo dello scorso anno e poi si è arrivati a dicembre. Chi ci ha guadagnato nello slittamento?
Solo la speculazione. I vari tetti hanno fatto capire agli Stati produttori di gas che l’Europa tutta è in grande difficoltà energetica con un grande gap strutturale. In questo modo si lascia margine agli operatori finanziari, a chi compone il mercato, di aggirare paletti sul prezzo, che invece non dovrebbero essere toccati.
C’è stata qualche lobby che ha inciso in modo particolare?
Mi riferisco a chi ci chiama la P2 degli idrocarburi. È in corso una vera e propria guerra tra lobby. C’è chi, nel continente, in silenzio, spinge per farci acquistare il gas dagli Stati Uniti a cinque volte in più, ostacolando qualsiasi forma di cooperazione instaurata sia con l’Africa che col Medio Oriente. L’amministratore De Scalzi ha rivelato l’esistenza di un vero e proprio conflitto tra interessi, che purtroppo penalizzerà solo i cittadini.
Da cosa si evince ciò?
Il Qatargate. L’Europa non se l’è presa con dei singoli, ma con uno Stato. Ciò ha avuto una sola conseguenza: abbiamo perso uno dei nostri più grandi fornitori di idrocarburi.
Mancata prosecuzione del taglio delle accise. Cosa ne pensa?
L’esecutivo Meloni sta dando una grande mano al mercato energetico italiano. Dobbiamo riconoscerlo. Non si può avere la bacchetta magica e cancellare dall’oggi al domani la tassazione su cui si regge la politica economica di uno Stato. Chi è arrabbiato dovrà farsene una ragione. Per raggiungere determinati obiettivi serve del tempo, probabilmente tutta la durata dal mandato.
C’è chi, intanto, se la prende con i benzinai…
Non ha alcuna colpa né l’industria del petrolio, né la rete dei distributori di carburante. Il benzinaio non ha potere sul prezzo finale. Gli viene indicato. In questo momento l’unica componente di aumento del prezzo sono le accise. Il ministro Pichetto Fratin, però, ha già detto che saranno riviste e molto probabilmente ci saranno diminuzione, visto che andiamo incontro a un aumento del prezzo del petrolio. In un solo giorno guadagnati quasi cinque punti.
Anche i petrolieri sono disposti a battersi per la concorrenza leale?
Il nostro è un mercato particolare. Per quanto riguarda la regolamentazione italiana, c’è qualcosa da sistemare. Detto ciò, non possiamo cambiare le leggi degli altri Paesi. Non possiamo chiedere all’Iran, da cui prendiamo il greggio e in cui c’è una dittatura, di cambiare le norme.
Cosa si aspetta dal governo?
Stiamo attendendo che ci convocano per una nuova strategia nazionale energetica. Il presidente del Consiglio la vediamo propensa in tal senso. Speriamo solo che non passino anni. Ci sono state delle priorità come il rigassificatore di Piombino. Si è lavorato, poi, su un piano strutturale nell’ambito della raffinazione. Non possiamo perderla. Abbiamo già convertito due impianti fondamentali, come Gela e Marghera.
Servono, intanto, azioni immediate…
Tutte le misure di emergenza, quelle veloci che ha preso Draghi, sono servite a poco. Se non ci si siede a un tavolo e si ragiona bene, anche con una certa dinamicità e velocità, qualsiasi decisione rischia di ripercuotersi, dopo pochi mesi, esclusivamente sulle tasche dei contribuenti.
Le rinnovabili sono inversamente proporzionali agli idrocarburi?
Sono due strade parallele. Le attuali crisi, però, ci hanno fatto comprendere che gli idrocarburi sono ancora padroni per quanto riguarda i fabbisogni generali.
La crisi sta per finire?
Assolutamente no! Visto gli ultimi aumenti, che avevamo annunciato da tempo, ci sarà una distribuzione delle nuove quote di mercato da parte dell’Opec. Dopo il 5 febbraio, quando i prodotti russi non potranno più entrare, pertanto, ci sarà un ulteriore aumento, sia per quanto riguarda il gas che il petrolio. L’emergenza non è finita. Siamo all’inizio.
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