L’OBLIO  DELLA NOTIZIA

 

 

Un saggio di Michele Partipilo, tra nuove leggi e ultime sentenze

 

Prima di Internet la selezione dei fatti da riportare alla luce avveniva in maniera quasi naturale. Solo i giornalisti e, talvolta, il cinema, sfidavano l’oblio per riportare a galla vicende e personaggi. Oggi è la “perenne” memoria di Internet la vera minaccia, perché può solo affastellare dati su dati, secondo la forza e la logica dell’algoritmo.

Fino all’avvento dei giornali, scrive Michele Partipilo, Autore di “l’OBLIO della notizia” (Ed. Centro di Documentazione Giornalistica), la memoria storica (quella relativa ai fatti che coinvolgevano l’intera collettività) seguiva gli stessi processi della memoria individuale. Erano conservate, infatti, sotto varie forme, solo le testimonianze più rilevanti, o per l’importanza dei protagonisti, o per i fatti cui si riferivano.

La domanda alla base del saggio è:  Cos’è il diritto all’oblio?

“Chi pensasse di trovare nelle pagine che seguono – scrive Luciano Violante nell’introduzione – un trattato teorico sul diritto all’oblio, avrebbe sbagliato libro. L’Autore segue un’altra strada, quella della concretezza e delle utilizzabilità. Il diritto a essere dimenticati non è assoluto e va sempre bilanciato con altri diritti: il diritto di cronaca, il diritto-dovere alla corretta rievocazione storica, la libertà di espressione. Solo nella pratica può individuare il giusto criterio per determinare nel caso concreto quale interesse debba prevalere. Per questa ragione la linea interpretativa scelta da Michele Partipilo è costituita non dalla pedissequa rassegna delle norme, ma dalla individuazione dei parametri necessari per comporre il bilanciamento dei diritti e degli interessi attraverso la lettura sistematica dei criteri posti a base delle principali decisioni della Corte di Cassazione”.

Punti-chiave del saggio sono quelli sul Regolamento europeo, l’oblio, la privacy, l’informazione. Per l’Autore la questione centrale è la definizione del corretto rapporto fra diritto di cronaca e diritto all’oblio, Nell’esaminare la decisione delle Sezioni Unite della Cassazione del 22 luglio 2019 (n.19681), Partipilo sottolinea che essa riguarda un caso “classico” di diritto all’oblio e cioè la riproposizione da parte dei media, nella fattispecie un quotidiano a stampa, di vicende legittimamente pubblicate a suo tempo. 

Questa la massima: “In tema di rapporti tra il diritto alla riservatezza (nella sua particolare connotazione del c.d. diritto all’oblio) e il diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende concernenti eventi del passato, il giudice di merito – ferma restando la libertà della scelta editoriale in ordine a tale rievocazione, che è espressione della libertà di stampa e di informazione protetta e garantita dall’art. 21 Cost. –  ha il compito di valutare l’interesse pubblico, concreto ed attuale alla menzione degli elementi identificativi delle persone che di quei fatti e di quelle vicende furono protagonisti. Tale menzione deve ritenersi lecita solo nell’ipotesi in cui si riferisca a personaggi che destino nel momento presente l’interesse della collettività, sia per ragioni di notorietà che per il ruolo pubblico rivestito, in caso contrario, prevale il diritto degli interessati alla riservatezza rispetto ad avvenimenti del passato che li feriscano nella dignità e nell’onore e dei quali si sia ormai spenta la memoria collettiva”.

Michele Partipilo Capo redattore centrale della “Gazzetta del Mezzogiorno”, è stato Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Puglia (1995-2007); dal 2013 al 2016 è stato chiamato a far parte dell’Osservatorio di deontologia del Consiglio nazionale dei giornalisti. 

È Autore di vari saggi sulla professione. Tiene corsi di formazione sulle regole del giornalismo, diritto di cronaca e nuovi media.

 

 

Un saggio di Michele Partipilo, tra nuove leggi e ultime sentenze

 

Prima di Internet la selezione dei fatti da riportare alla luce avveniva in maniera quasi naturale. Solo i giornalisti e, talvolta, il cinema, sfidavano l’oblio per riportare a galla vicende e personaggi. Oggi è la “perenne” memoria di Internet la vera minaccia, perché può solo affastellare dati su dati, secondo la forza e la logica dell’algoritmo.

Fino all’avvento dei giornali, scrive Michele Partipilo, Autore di “l’OBLIO della notizia” (Ed. Centro di Documentazione Giornalistica), la memoria storica (quella relativa ai fatti che coinvolgevano l’intera collettività) seguiva gli stessi processi della memoria individuale. Erano conservate, infatti, sotto varie forme, solo le testimonianze più rilevanti, o per l’importanza dei protagonisti, o per i fatti cui si riferivano.

La domanda alla base del saggio è:  Cos’è il diritto all’oblio?

“Chi pensasse di trovare nelle pagine che seguono – scrive Luciano Violante nell’introduzione – un trattato teorico sul diritto all’oblio, avrebbe sbagliato libro. L’Autore segue un’altra strada, quella della concretezza e delle utilizzabilità. Il diritto a essere dimenticati non è assoluto e va sempre bilanciato con altri diritti: il diritto di cronaca, il diritto-dovere alla corretta rievocazione storica, la libertà di espressione. Solo nella pratica può individuare il giusto criterio per determinare nel caso concreto quale interesse debba prevalere. Per questa ragione la linea interpretativa scelta da Michele Partipilo è costituita non dalla pedissequa rassegna delle norme, ma dalla individuazione dei parametri necessari per comporre il bilanciamento dei diritti e degli interessi attraverso la lettura sistematica dei criteri posti a base delle principali decisioni della Corte di Cassazione”.

Punti-chiave del saggio sono quelli sul Regolamento europeo, l’oblio, la privacy, l’informazione. Per l’Autore la questione centrale è la definizione del corretto rapporto fra diritto di cronaca e diritto all’oblio, Nell’esaminare la decisione delle Sezioni Unite della Cassazione del 22 luglio 2019 (n.19681), Partipilo sottolinea che essa riguarda un caso “classico” di diritto all’oblio e cioè la riproposizione da parte dei media, nella fattispecie un quotidiano a stampa, di vicende legittimamente pubblicate a suo tempo. 

Questa la massima: “In tema di rapporti tra il diritto alla riservatezza (nella sua particolare connotazione del c.d. diritto all’oblio) e il diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende concernenti eventi del passato, il giudice di merito – ferma restando la libertà della scelta editoriale in ordine a tale rievocazione, che è espressione della libertà di stampa e di informazione protetta e garantita dall’art. 21 Cost. –  ha il compito di valutare l’interesse pubblico, concreto ed attuale alla menzione degli elementi identificativi delle persone che di quei fatti e di quelle vicende furono protagonisti. Tale menzione deve ritenersi lecita solo nell’ipotesi in cui si riferisca a personaggi che destino nel momento presente l’interesse della collettività, sia per ragioni di notorietà che per il ruolo pubblico rivestito, in caso contrario, prevale il diritto degli interessati alla riservatezza rispetto ad avvenimenti del passato che li feriscano nella dignità e nell’onore e dei quali si sia ormai spenta la memoria collettiva”.

Michele Partipilo Capo redattore centrale della “Gazzetta del Mezzogiorno”, è stato Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Puglia (1995-2007); dal 2013 al 2016 è stato chiamato a far parte dell’Osservatorio di deontologia del Consiglio nazionale dei giornalisti. 

È Autore di vari saggi sulla professione. Tiene corsi di formazione sulle regole del giornalismo, diritto di cronaca e nuovi media.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli