L’oro dai rifiuti

Il riconoscimento del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (“Edo Ronchi è stato il padre di una legge importante”) al “padrone di casa” per il via della presentazione del Rapporto sul Riciclo 2022, in occasione della Conferenza nazionale promossa dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile di cui l’ex ministro è presidente. Poi, numeri, dati e proposte, come da anni Ronchi ha fa con la Fondazione per guidare una possibile manovra sui rifiuti, nel corso dei decenni sempre più improntata al necessario collegamento tra imprese, territori, comunità e Consorzi di filiera.
I numeri sono più che soddisfacenti, a 25 anni da quel Decreto che proprio Ronchi volle. Dall’emergenza rifiuti che generò il caos in Italia si è arrivati all’eccellenza nel riciclo e oggi l’Italia è leader europeo del riciclo dei rifiuti, con la sua filiera che gode di una crescita costante quantitativa e qualitativa. Nel 1997 la raccolta differenziata dei rifiuti urbani era solo del 9,4 % , l’80% dei rifiuti finiva in discarica e soltanto il 21% dei rifiuti industriali veniva riciclato, con una quota superiore della metà, il 33% che andava ad aumentare i volumi delle discariche.
Solo 2 anni fa, invece, la raccolta differenziata dei rifiuti urbani è arrivata al 63% e lo smaltimento in discarica è sceso al 20%, mentre il riciclo dei rifiuti industriali ha superato il 70% e lo smaltimento in discarica è sceso al 6%.
La filiera è ormai industry, con 4.800 imprese, 236.365 occupati e un valore aggiunto di 10,5 miliardi aumentato del 31% in 10 anni – Ronchi commenta soddisfatto: “Averla, una crescita così oggi!” – e che produce 12milioni e 287mila tonnellate di metalli, in gran parte acciaio; 5 milioni e 213mila tonnellate di carta; 2 milioni 287mila tonnellate di legno truciolare; 2 milioni e 229mila tonnellate di vetro riciclato; 1milione e 734mila tonnellate di compost e 972mila tonnellate di plastica riciclata. Dal 2014 al 2020, la produzione è aumentata del 13,3%. E 2 anni fa il nostro Paese ha riciclato il 72% di tutti i rifiuti, urbani e industriali. Un record europeo, (il 53% la media Ue e il 55% quella della Germania), con un tasso di utilizzo di materiali riciclati sul totale dei materiali consumati al 21,6% (media Ue 12,8%, 13,4% in Germania).
Sugli imballaggi, poi, siamo al top con più di 10,5 milioni di tonnellate avviate a riciclo e un tasso pari al 73,3% nel 2021, superiore non solo al target europeo del 65% al 2025 ma, con 9 anni di anticipo, anche a quello europeo del 70% al 2030.
Ora “servono – afferma Ronchi – misure incisive per rafforzare la domanda di materie prime seconde prodotte col riciclo, oltre a interventi strutturali per affrontare il rincaro dei costi energetici, per l’industria del riciclo quota maggiore dei costi di produzione”.
Una preoccupazione riflessa nella proposta declinata riguardo all’ipotesi di Regolamento Ue su rifiuti e imballaggi che tante polemiche sta generando. Si ritiene che il deposito cauzionale “rischia di penalizzare il sistema nazionale che opera con successo da 25 anni, basato sui Consorzi di filiera”. E si propone di “aumentare le quantità di imballaggi riutilizzate con sistemi decentrati e flessibili evitando la costosa rigidità della restituzione centralizzata con il deposito cauzionale, visto che in Italia si riutilizzano già 2 milioni e 340mila tonnellate di imballaggi, il 16% del totale”.

Infine, si suggeriscono azioni di sperimentazione. Come a dire il pericolo di disperdere tutti i risultati raggiunti in 25 anni.

Il riconoscimento del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (“Edo Ronchi è stato il padre di una legge importante”) al “padrone di casa” per il via della presentazione del Rapporto sul Riciclo 2022, in occasione della Conferenza nazionale promossa dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile di cui l’ex ministro è presidente. Poi, numeri, dati e proposte, come da anni Ronchi ha fa con la Fondazione per guidare una possibile manovra sui rifiuti, nel corso dei decenni sempre più improntata al necessario collegamento tra imprese, territori, comunità e Consorzi di filiera.
I numeri sono più che soddisfacenti, a 25 anni da quel Decreto che proprio Ronchi volle. Dall’emergenza rifiuti che generò il caos in Italia si è arrivati all’eccellenza nel riciclo e oggi l’Italia è leader europeo del riciclo dei rifiuti, con la sua filiera che gode di una crescita costante quantitativa e qualitativa. Nel 1997 la raccolta differenziata dei rifiuti urbani era solo del 9,4 % , l’80% dei rifiuti finiva in discarica e soltanto il 21% dei rifiuti industriali veniva riciclato, con una quota superiore della metà, il 33% che andava ad aumentare i volumi delle discariche.
Solo 2 anni fa, invece, la raccolta differenziata dei rifiuti urbani è arrivata al 63% e lo smaltimento in discarica è sceso al 20%, mentre il riciclo dei rifiuti industriali ha superato il 70% e lo smaltimento in discarica è sceso al 6%.
La filiera è ormai industry, con 4.800 imprese, 236.365 occupati e un valore aggiunto di 10,5 miliardi aumentato del 31% in 10 anni – Ronchi commenta soddisfatto: “Averla, una crescita così oggi!” – e che produce 12milioni e 287mila tonnellate di metalli, in gran parte acciaio; 5 milioni e 213mila tonnellate di carta; 2 milioni 287mila tonnellate di legno truciolare; 2 milioni e 229mila tonnellate di vetro riciclato; 1milione e 734mila tonnellate di compost e 972mila tonnellate di plastica riciclata. Dal 2014 al 2020, la produzione è aumentata del 13,3%. E 2 anni fa il nostro Paese ha riciclato il 72% di tutti i rifiuti, urbani e industriali. Un record europeo, (il 53% la media Ue e il 55% quella della Germania), con un tasso di utilizzo di materiali riciclati sul totale dei materiali consumati al 21,6% (media Ue 12,8%, 13,4% in Germania).
Sugli imballaggi, poi, siamo al top con più di 10,5 milioni di tonnellate avviate a riciclo e un tasso pari al 73,3% nel 2021, superiore non solo al target europeo del 65% al 2025 ma, con 9 anni di anticipo, anche a quello europeo del 70% al 2030.
Ora “servono – afferma Ronchi – misure incisive per rafforzare la domanda di materie prime seconde prodotte col riciclo, oltre a interventi strutturali per affrontare il rincaro dei costi energetici, per l’industria del riciclo quota maggiore dei costi di produzione”.
Una preoccupazione riflessa nella proposta declinata riguardo all’ipotesi di Regolamento Ue su rifiuti e imballaggi che tante polemiche sta generando. Si ritiene che il deposito cauzionale “rischia di penalizzare il sistema nazionale che opera con successo da 25 anni, basato sui Consorzi di filiera”. E si propone di “aumentare le quantità di imballaggi riutilizzate con sistemi decentrati e flessibili evitando la costosa rigidità della restituzione centralizzata con il deposito cauzionale, visto che in Italia si riutilizzano già 2 milioni e 340mila tonnellate di imballaggi, il 16% del totale”.

Infine, si suggeriscono azioni di sperimentazione. Come a dire il pericolo di disperdere tutti i risultati raggiunti in 25 anni.
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