Ludovica Serafini, dietro e dentro al pensiero

Ludovica Serafini, designer, romana di nascita, milanese d’adozione, un pezzo di cuore in Salento e varie arterie creative costantemente on the road. Delle persone guarda l’andatura e le mani eleganti, se si guarda intorno viene attratta da spazi ampi, colori cangianti, e dalle nuvole bianche “grasse di pioggia che sarà”. Estetica + funzionalità = design. Aggiungi un ingrediente. Emozione – Data la funzione come qualità insita, il progetto è disegnare l’emozione che quella funzione darà.

Come è evoluto il tuo rapporto con la professione negli anni?
L’architettura per me rappresenta un sogno che ogni volta si concretizza attraverso i materiali. I materiali innovativi portano nuove libertà espressive, la realizzazione di nuovi sogni in qualche modo. A parte il progetto, il lavoro dell’architetto è un lavoro complesso, incontri molte persone, sei a contatto con molte aziende, associ materiali diversi in base alle scelte progettuali da prendere. Il mio è un modo olistico di pensare di vivere e lavorare che si evolve tanto quanto ti evolvi te stesso: esattamente come cambia la società dove le sue nuove esigenze diventano uniche e speciali.

Dagli oggetti, alle lampade, dalle case, agli hotel di charme, dalle carte da parati, ai tappeti. Come si traccia il fil rouge tra le tante sfaccettature e realizzazioni del tuo lavoro di questi ultimi tempi?
Abbiamo parlato prima della curiosità, una curiosità che si trasla in molti ambiti ed in molti ambienti nella mia vita. Nel mio caso la curiosità è complice nell’architettura, mi ha sempre affascinato infatti la possibilità che all’interno di uno spazio possano convivere assieme persone, oggetti colori, finiture ed emozioni.

Tanti i riconoscimenti a livello internazionale. Uno di cui vai particolarmente fiera?
Tralasciando l’intralasciabile Compasso d’ Oro, l’altro premio che mi ha dato una gioia infinita e che stato per lo studio altra fonte di prestigio è stato l’Ahead Award per Palazzo Daniele, il boutique hotel che ho firmato assieme a Roberto Palomba- riconosciuto come il miglior hotel d’ Europa ed il secondo nel mondo.

Il progetto a cui stai lavorando adesso e che ti assorbe di più.
Non potendo parlare di progetti più grandi che sono ancora in fase riservata, ma di cui vedremo i primi teasing, il prossimo Salone del Mobile del 2023, posso parlare di questo prestigioso incarico che abbiamo ricevuto dal Consolato italiano a Detroit – nella persona di Allegra Baistrocchi. Abbiamo curato l’allestimento degli spazi di LoveITDetroit, iniziativa volta ad innalzare ancora di più il Made in Italy nel mondo. L’ obiettivo del progetto è stato quello di coinvolgere i top brand del panorama italiano, prevedendo il coinvolgimento dei settori che più caratterizzano la creatività italiana nel mondo, fra i quali: fashion, food, design, ma anche tecnologia aerospaziale e altro. Parlare di italianità è sempre un grande onore per me è molto importante.

Una stanza vuota a tua disposizione. La prima cosa che metteresti dentro. Quando ero piccola, mi ricordo che i grandi mi proponevano sempre il gioco del foglio bianco, dove dovevo disegnare ciò che desideravo in quel momento. Adesso che ripenso a quel gioco mi rendo conto che la vita però non si presenta mai come un foglio bianco. Non esistono fogli bianchi, così come non esistono camere spoglie. Esistono però spazi che devono ritrovare una loro ragione di utilizzo. Dante diceva: “Poi piovve dentro a l’alta fantasia”. Credo che la pioggia di cui parlava arrivi in risposta a un’azione o una domanda o a un’emozione. Non esiste il vuoto, esiste un nuovo pieno da svuotare e riempire diversamente.

Dicci invece di cosa dovremmo liberarci.
Ho appena letto un libro molto carino – Solo bagaglio a mano – di Gabriele Romagnoli. Parla di come la vita di ognuno abbia plurime montagne da abbandonare dietro di sé. È proprio come se quelle montagne fossero incollate ai nostri piedi, invece se ci pensiamo, un piede leggero va sempre più lontano. Ognuno di noi si deve liberare di tantissima parte del proprio passato. I miei progetti sono sempre molto semplici perché è nella semplicità che ritrovo l’equilibrio. Proprio come diceva Brancusi – “La semplicità e la complessità risolta” per rispondere alla tua domanda, dobbiamo togliere tutto quello che ci rende tristi e pesanti

Accoglienza per te è?
Noha, la mia cagnolina salentina.

Ludovica Serafini, designer, romana di nascita, milanese d’adozione, un pezzo di cuore in Salento e varie arterie creative costantemente on the road. Delle persone guarda l’andatura e le mani eleganti, se si guarda intorno viene attratta da spazi ampi, colori cangianti, e dalle nuvole bianche “grasse di pioggia che sarà”. Estetica + funzionalità = design. Aggiungi un ingrediente. Emozione – Data la funzione come qualità insita, il progetto è disegnare l’emozione che quella funzione darà.

Come è evoluto il tuo rapporto con la professione negli anni?
L’architettura per me rappresenta un sogno che ogni volta si concretizza attraverso i materiali. I materiali innovativi portano nuove libertà espressive, la realizzazione di nuovi sogni in qualche modo. A parte il progetto, il lavoro dell’architetto è un lavoro complesso, incontri molte persone, sei a contatto con molte aziende, associ materiali diversi in base alle scelte progettuali da prendere. Il mio è un modo olistico di pensare di vivere e lavorare che si evolve tanto quanto ti evolvi te stesso: esattamente come cambia la società dove le sue nuove esigenze diventano uniche e speciali.

Dagli oggetti, alle lampade, dalle case, agli hotel di charme, dalle carte da parati, ai tappeti. Come si traccia il fil rouge tra le tante sfaccettature e realizzazioni del tuo lavoro di questi ultimi tempi?
Abbiamo parlato prima della curiosità, una curiosità che si trasla in molti ambiti ed in molti ambienti nella mia vita. Nel mio caso la curiosità è complice nell’architettura, mi ha sempre affascinato infatti la possibilità che all’interno di uno spazio possano convivere assieme persone, oggetti colori, finiture ed emozioni.

Tanti i riconoscimenti a livello internazionale. Uno di cui vai particolarmente fiera?
Tralasciando l’intralasciabile Compasso d’ Oro, l’altro premio che mi ha dato una gioia infinita e che stato per lo studio altra fonte di prestigio è stato l’Ahead Award per Palazzo Daniele, il boutique hotel che ho firmato assieme a Roberto Palomba- riconosciuto come il miglior hotel d’ Europa ed il secondo nel mondo.

Il progetto a cui stai lavorando adesso e che ti assorbe di più.
Non potendo parlare di progetti più grandi che sono ancora in fase riservata, ma di cui vedremo i primi teasing, il prossimo Salone del Mobile del 2023, posso parlare di questo prestigioso incarico che abbiamo ricevuto dal Consolato italiano a Detroit – nella persona di Allegra Baistrocchi. Abbiamo curato l’allestimento degli spazi di LoveITDetroit, iniziativa volta ad innalzare ancora di più il Made in Italy nel mondo. L’ obiettivo del progetto è stato quello di coinvolgere i top brand del panorama italiano, prevedendo il coinvolgimento dei settori che più caratterizzano la creatività italiana nel mondo, fra i quali: fashion, food, design, ma anche tecnologia aerospaziale e altro. Parlare di italianità è sempre un grande onore per me è molto importante.

Una stanza vuota a tua disposizione. La prima cosa che metteresti dentro. Quando ero piccola, mi ricordo che i grandi mi proponevano sempre il gioco del foglio bianco, dove dovevo disegnare ciò che desideravo in quel momento. Adesso che ripenso a quel gioco mi rendo conto che la vita però non si presenta mai come un foglio bianco. Non esistono fogli bianchi, così come non esistono camere spoglie. Esistono però spazi che devono ritrovare una loro ragione di utilizzo. Dante diceva: “Poi piovve dentro a l’alta fantasia”. Credo che la pioggia di cui parlava arrivi in risposta a un’azione o una domanda o a un’emozione. Non esiste il vuoto, esiste un nuovo pieno da svuotare e riempire diversamente.

Dicci invece di cosa dovremmo liberarci.
Ho appena letto un libro molto carino – Solo bagaglio a mano – di Gabriele Romagnoli. Parla di come la vita di ognuno abbia plurime montagne da abbandonare dietro di sé. È proprio come se quelle montagne fossero incollate ai nostri piedi, invece se ci pensiamo, un piede leggero va sempre più lontano. Ognuno di noi si deve liberare di tantissima parte del proprio passato. I miei progetti sono sempre molto semplici perché è nella semplicità che ritrovo l’equilibrio. Proprio come diceva Brancusi – “La semplicità e la complessità risolta” per rispondere alla tua domanda, dobbiamo togliere tutto quello che ci rende tristi e pesanti

Accoglienza per te è?
Noha, la mia cagnolina salentina.

Previous articleL’artista quantico
Next articleMina il ritorno
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli