Luigi Calabresi: 50 anni dal suo omicidio per mano di Lotta Continua

Crivellato di colpi alle spalle, mentre si avviava alla sua auto per andare in ufficio. È l’ultimo atto della vita del commissario Luigi Calabresi, ucciso esattamente cinquant’anni fa da un commando all’angolo di una via di Milano, a due passi dalla sua abitazione. Dopo una pista rivelatasi poi falsa seguita inizialmente dalle indagini, nel 1988 la svolta con il pentimento di Leonardo Marino, ex militante di Lotta Continua, che confessò di aver partecipato all’assassinio insieme a Ovidio Bompressi e su mandato di Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri.

Proprio domani a Parigi è prevista un’udienza del tribunale per decidere sull’estradizione di Giorgio Pietrostefani. “Devo dire la verità, è importante che ci siano questi segni ma che succeda dopo 50 anni, fa anche una certa impressione”, ha commentato Mario Calabresi, primogenito del commissario ucciso ed ex direttore di “Repubblica”, a margine della cerimonia di commemorazione alla questura di Milano. “Noi ci siamo molto interrogati su questo – ha sottolineato Calabresi – oggi a noi che un uomo di 78 anni malato vada in carcere non restituisce più niente. Importante dal punto di vista simbolico, ma per noi non ha quasi più senso”.

Un senso imprescindibile lo ha avuto, invece, la fede per Gemma Capra, vedova del commissario Luigi e madre di Mario Calabresi. “Per me la fede è stata fondamentale. Dare il perdono ti dà la pace, ti rende libero”, ha detto in un’intervista a “La Stampa”. La presenza di Dio è sempre stata una costante nella vita della famiglia Calabresi. Luigi da giovane partecipava alle iniziative del Movimento Oasi di padre Virginio Rotondi, che gli fu di conforto nel periodo in cui era sotto accusa per la morte di Giuseppe Pinelli. Considerato martire per la giustizia e le sue qualità cristiane da Papa Paolo VI, nel 2007 è iniziata la fase preliminare della causa di beatificazione. Causa sostenuta con forza da un altro sacerdote, il suo amico don Ennio Innocenti, deceduto a Roma un anno fa, che sull’argomento ha curato un testo intitolato “Luigi Calabresi. Il santo. Il martire”.

Calabresi resta anche un riferimento laico. Il prefetto di Milano, Renato Saccone, a margine della Messa presso la chiesa di San Marco dedicata alla memoria del commissario, ha detto che “ci sono persone che hanno il coraggio di far prevalere il servizio al bene comune, di farlo con rettitudine e con onestà. Luigi Calabresi, oggi, a 50 anni di distanza, è un esempio per tutti”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato il commissario Luigi Calabresi, “servitore dello Stato democratico fino al sacrificio”. Ed ha aggiunto che “la Repubblica non dimentica i suoi caduti” e che “la memoria è parte delle nostre radici ed è ragione e forza per le sfide dell’oggi”. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha invece sottolineato che “nessuna delle persone ritenute esecutrici o responsabili morali di quel brutale omicidio ha scontato fino in fondo la propria condanna”.

Crivellato di colpi alle spalle, mentre si avviava alla sua auto per andare in ufficio. È l’ultimo atto della vita del commissario Luigi Calabresi, ucciso esattamente cinquant’anni fa da un commando all’angolo di una via di Milano, a due passi dalla sua abitazione. Dopo una pista rivelatasi poi falsa seguita inizialmente dalle indagini, nel 1988 la svolta con il pentimento di Leonardo Marino, ex militante di Lotta Continua, che confessò di aver partecipato all’assassinio insieme a Ovidio Bompressi e su mandato di Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri.

Proprio domani a Parigi è prevista un’udienza del tribunale per decidere sull’estradizione di Giorgio Pietrostefani. “Devo dire la verità, è importante che ci siano questi segni ma che succeda dopo 50 anni, fa anche una certa impressione”, ha commentato Mario Calabresi, primogenito del commissario ucciso ed ex direttore di “Repubblica”, a margine della cerimonia di commemorazione alla questura di Milano. “Noi ci siamo molto interrogati su questo – ha sottolineato Calabresi – oggi a noi che un uomo di 78 anni malato vada in carcere non restituisce più niente. Importante dal punto di vista simbolico, ma per noi non ha quasi più senso”.

Un senso imprescindibile lo ha avuto, invece, la fede per Gemma Capra, vedova del commissario Luigi e madre di Mario Calabresi. “Per me la fede è stata fondamentale. Dare il perdono ti dà la pace, ti rende libero”, ha detto in un’intervista a “La Stampa”. La presenza di Dio è sempre stata una costante nella vita della famiglia Calabresi. Luigi da giovane partecipava alle iniziative del Movimento Oasi di padre Virginio Rotondi, che gli fu di conforto nel periodo in cui era sotto accusa per la morte di Giuseppe Pinelli. Considerato martire per la giustizia e le sue qualità cristiane da Papa Paolo VI, nel 2007 è iniziata la fase preliminare della causa di beatificazione. Causa sostenuta con forza da un altro sacerdote, il suo amico don Ennio Innocenti, deceduto a Roma un anno fa, che sull’argomento ha curato un testo intitolato “Luigi Calabresi. Il santo. Il martire”.

Calabresi resta anche un riferimento laico. Il prefetto di Milano, Renato Saccone, a margine della Messa presso la chiesa di San Marco dedicata alla memoria del commissario, ha detto che “ci sono persone che hanno il coraggio di far prevalere il servizio al bene comune, di farlo con rettitudine e con onestà. Luigi Calabresi, oggi, a 50 anni di distanza, è un esempio per tutti”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato il commissario Luigi Calabresi, “servitore dello Stato democratico fino al sacrificio”. Ed ha aggiunto che “la Repubblica non dimentica i suoi caduti” e che “la memoria è parte delle nostre radici ed è ragione e forza per le sfide dell’oggi”. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha invece sottolineato che “nessuna delle persone ritenute esecutrici o responsabili morali di quel brutale omicidio ha scontato fino in fondo la propria condanna”.

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