M come Meloni/Mercati

Basterebbe solo un numero per spiegare l’effetto della manovra Meloni sui mercati. Quel numero è 181. E rappresenta uno dei minimi dello spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi dallo scorso aprile. A tanto ha chiuso, l’altra sera, la quotazione sulle borse e, nella mattinata di ieri, alla riapertura delle contrattazioni, il differenziale è salito a 184 punti. Insomma, considerando il peso che questo parametro finanziario riveste nel dibattito politico, nulla. Anzi, molto di più: una sorta di benedizione, da parte dei mercati, alla legge di bilancio che il governo italiano ha presentato all’Europa.
C’è da dire che l’esecutivo, e in particolare il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, ce l’ha messa tutta per presentare un piano economico e finanziario che potesse incassare il sì dell’Europa. Se non altro, per evitare lungaggini. I tempi della manovra sono risicatissimi: entro il 31 dicembre deve essere approvata e se quest’appuntamento dovesse saltare, il rischio sarebbe quello (esiziale) dell’esercizio provvisorio. Con la conseguenza di esporsi alle speculazioni finanziarie internazionali. Proprio Giorgetti nel documento programmatico e di bilancio che ha inviato alla Commissione Ue e al parlamento nazionale ha ribadito le linee guida del governo dimostrando che l’Italia è stata molto zelante nel fare i “compiti”.
Nel Dpb, il titolare del dicastero del Mef ha spiegato: “Gli interventi che il governo ha adottato e che saranno contenuti nella prossima manovra si connotano per un approccio mirato e temporaneo in coerenza con le raccomandazioni che la Commissione europea, nel dare il via al Semestre europeo 2023, ha rivolto all’area dell’euro”. Giorgetti ha scritto: “Approccio mirato significa che, sebbene la politica di mitigazione del costo dell’energia si rivolga a tutti i cittadini e a tutte le imprese, una quota significativa delle risorse messe è volta a sostenere le fasce più deboli della popolazione e quelle imprese che si trovano in maggiore difficoltà, non potendo traslare sui prezzi i forti aumenti dei costi a fronte di una concorrenza internazionale che gode di costi dell’energia e dei materiali più contenuti”,
Quindi ha spiegato: “L’aggettivo temporaneo sottolinea, invece, come il governo assuma l’impegno a ridurre e poi eliminare gli aiuti e i tagli alle imposte non appena i prezzi del gas naturale, dell’energia e dei carburanti rientreranno verso livelli in linea con il periodo pre-crisi”.
Se qualcosa, poi, dovesse andare storto, ci sarà tempo per rimediare. Giorgetti ha messo nero su bianco: “Stiamo attraversando una fase di severa difficoltà a livello economico e sociale e di grande incertezza riguardo al contesto geopolitico. L’impennata del costo dell’energia minaccia la sopravvivenza delle nostre imprese, non solo nelle industrie a elevata intensità energetica, ma anche nei servizi”. E ha aggiunto: “Le famiglie sono duramente colpite dal forte rialzo dell’inflazione mentre le retribuzioni crescono ad un ritmo assai moderato. Si impone, pertanto, una continuazione e un rafforzamento degli aiuti a imprese e famiglie, rendendoli ancor più mirati, incisivi e differenziati. Ciò affinché le risorse di bilancio siano spese in modo oculato e, al contempo, non si creino situazioni di forte svantaggio competitivo a danno delle imprese italiane e non si aggravino la povertà e il disagio sociale”. Il rischio che le cose si facciano più difficili c’è. Il fallimento senz’appello della proposta di price cap europeo sul gas ha innescato nuovi rialzi al Ttf di Amsterdam dove, già da qualche giorno, le quotazioni sono in aumento e si attestano attorno alla soglia del 125 euro al Mhw.
Adesso, però, c’è da concentrarsi sul prossimo mese per l’approvazione della manovra. Le misure che l’Italia ha messo in campo non sono strutturali né rappresentano bonus a pioggia. Con questa scelta, il governo si è messo al riparo ottemperando ai desiderata comunitari che avevano chiesto agli Stati membri di puntare su misure temporanee e specifiche, non generalizzate. I mercati, dunque, si rivelano più indulgenti anche delle agenzie di rating, come Fitch e Moody’s, avevano espresso più di un dubbio sulla manovra finanziaria proposta dal governo italiano. Intanto, seppur in rialzo per la giornata di ieri lo spread non è nemmeno lontanamente vicino ai 200 punti.

Basterebbe solo un numero per spiegare l’effetto della manovra Meloni sui mercati. Quel numero è 181. E rappresenta uno dei minimi dello spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi dallo scorso aprile. A tanto ha chiuso, l’altra sera, la quotazione sulle borse e, nella mattinata di ieri, alla riapertura delle contrattazioni, il differenziale è salito a 184 punti. Insomma, considerando il peso che questo parametro finanziario riveste nel dibattito politico, nulla. Anzi, molto di più: una sorta di benedizione, da parte dei mercati, alla legge di bilancio che il governo italiano ha presentato all’Europa.
C’è da dire che l’esecutivo, e in particolare il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, ce l’ha messa tutta per presentare un piano economico e finanziario che potesse incassare il sì dell’Europa. Se non altro, per evitare lungaggini. I tempi della manovra sono risicatissimi: entro il 31 dicembre deve essere approvata e se quest’appuntamento dovesse saltare, il rischio sarebbe quello (esiziale) dell’esercizio provvisorio. Con la conseguenza di esporsi alle speculazioni finanziarie internazionali. Proprio Giorgetti nel documento programmatico e di bilancio che ha inviato alla Commissione Ue e al parlamento nazionale ha ribadito le linee guida del governo dimostrando che l’Italia è stata molto zelante nel fare i “compiti”.
Nel Dpb, il titolare del dicastero del Mef ha spiegato: “Gli interventi che il governo ha adottato e che saranno contenuti nella prossima manovra si connotano per un approccio mirato e temporaneo in coerenza con le raccomandazioni che la Commissione europea, nel dare il via al Semestre europeo 2023, ha rivolto all’area dell’euro”. Giorgetti ha scritto: “Approccio mirato significa che, sebbene la politica di mitigazione del costo dell’energia si rivolga a tutti i cittadini e a tutte le imprese, una quota significativa delle risorse messe è volta a sostenere le fasce più deboli della popolazione e quelle imprese che si trovano in maggiore difficoltà, non potendo traslare sui prezzi i forti aumenti dei costi a fronte di una concorrenza internazionale che gode di costi dell’energia e dei materiali più contenuti”,
Quindi ha spiegato: “L’aggettivo temporaneo sottolinea, invece, come il governo assuma l’impegno a ridurre e poi eliminare gli aiuti e i tagli alle imposte non appena i prezzi del gas naturale, dell’energia e dei carburanti rientreranno verso livelli in linea con il periodo pre-crisi”.
Se qualcosa, poi, dovesse andare storto, ci sarà tempo per rimediare. Giorgetti ha messo nero su bianco: “Stiamo attraversando una fase di severa difficoltà a livello economico e sociale e di grande incertezza riguardo al contesto geopolitico. L’impennata del costo dell’energia minaccia la sopravvivenza delle nostre imprese, non solo nelle industrie a elevata intensità energetica, ma anche nei servizi”. E ha aggiunto: “Le famiglie sono duramente colpite dal forte rialzo dell’inflazione mentre le retribuzioni crescono ad un ritmo assai moderato. Si impone, pertanto, una continuazione e un rafforzamento degli aiuti a imprese e famiglie, rendendoli ancor più mirati, incisivi e differenziati. Ciò affinché le risorse di bilancio siano spese in modo oculato e, al contempo, non si creino situazioni di forte svantaggio competitivo a danno delle imprese italiane e non si aggravino la povertà e il disagio sociale”. Il rischio che le cose si facciano più difficili c’è. Il fallimento senz’appello della proposta di price cap europeo sul gas ha innescato nuovi rialzi al Ttf di Amsterdam dove, già da qualche giorno, le quotazioni sono in aumento e si attestano attorno alla soglia del 125 euro al Mhw.
Adesso, però, c’è da concentrarsi sul prossimo mese per l’approvazione della manovra. Le misure che l’Italia ha messo in campo non sono strutturali né rappresentano bonus a pioggia. Con questa scelta, il governo si è messo al riparo ottemperando ai desiderata comunitari che avevano chiesto agli Stati membri di puntare su misure temporanee e specifiche, non generalizzate. I mercati, dunque, si rivelano più indulgenti anche delle agenzie di rating, come Fitch e Moody’s, avevano espresso più di un dubbio sulla manovra finanziaria proposta dal governo italiano. Intanto, seppur in rialzo per la giornata di ieri lo spread non è nemmeno lontanamente vicino ai 200 punti.

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