M5S: SCOPPIA LA PACE MA DIVISIONI RESTANO

Proprio in prossimità dell’assemblea  di domenica 11 dei parlamentari pentastellati il reggente Vito Crimi ha dato l’annuncio della pace intervenuta tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Un annuncio salvifico che ha evitato, almeno per il momento, l’esplodere del Movimento, oramai diviso tra grillini e contiani. Ma è vera pace o, piuttosto, una tregua armata tra il “garante” ed il presidente in pectore del M5S? Noi propendiamo per la seconda ipotesi e siamo curiosi di vedere cosa succederà nei prossimi giorni. Sul tavolo, nell’immediato, c’è infatti il delicato problema della giustizia, dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri, della Riforma Cartabia che ha in parte – e significativamente – smantellato il provvedimento a suo tempo predisposto dall’allora ministro grillino della Giustizia Alfonso Bonafede. Nell’infuocata assemblea di domenica, infatti sono volati gli stracci. Sotto accusa il comportamento della delegazione ministeriale pentastellata che ha detto sì in Consiglio dei ministri alla riforma del processo penale, contravvenendo alle indicazioni provenienti dai direttivi dei gruppi parlamentari in favore dell’astensione. I ministri sono stati messi sotto stato d’accusa da parte dei parlamentari filo-contiani, sull’onda delle dichiarazioni rese dall’ex presidente del Consiglio subito dopo l’approvazione della riforma, secondo le quali, in pratica, si era smantellato l’istituto della prescrizione così come era stato concepito da Bonafede. Quando il provvedimento inizierà il suo iter parlamentare saremo in grado di capire se le tensioni sono state smorzate oppure no. E decisivo sarà il comportamento di Conte, in base alla “pace” raggiunta, futuro presidente del Movimento che, in base alla bozza di statuto che dovrà essere approvato dagli iscritti, è l'”unico titolare e responsabile della determinazione e dell’attuazione della linea politica”. Pur precisando che “il Garante (cioè Beppe Grillo – ndr) non interferisce con l’attività politica del presidente” la bozza non potrà eliminare, a nostro giudizio, possibili e futuri scontri tra “l’elevato” e l’ex “avvocato del popolo”. Essendo infatti Grillo il garante del rispetto dell’ortodossia grillina, cosa può impedirgli, un giorno, di intervenire sulla linea politica del Movimento portando a pretesto una deviazione dai principi pentastellati? Altro grosso problema, che sta per diventare un vero e proprio macigno, è il limite dei due mandati parlamentari. Conte, più volte, ha manifestato il parere che a questa regola vanno applicate delle deroghe per concedere ai più meritevoli e capaci di continuare a lavorare nelle aule della Camera e del Senato, anche dopo il secondo mandato. Ma così facendo, salta uno dei principi fondamentali sui quali si basa, ancora oggi, il Movimento, ovvero che “uno vale uno”. Se Conte dovesse procedere sul superamento della regola dei due mandati, cosa farà Grillo. Starà zitto oppure interverrà nella sua veste di garante per far rispettare l’ortodossia? Sono aspetti di non poco conto che solo con il passare del tempo e con le decisioni adottate via via dal nuovo presidente pentastellato si capirà  se porteranno nuove turbolenze nel M5S e altre diatribe tra i due “dioscuri” dei cinquestelle. E’ chiaro che tutto quello che sta avvenendo all’interno del Movimento non può che essere seguito con attenzione e preoccupazione, sia in ambiente governativo che di maggioranza. La nuova guida contiana, infatti, potrebbe portare i ministri ed i parlamentari pentastellati ad una maggiore rigidità nei confronti dei provvedimenti che Mario Draghi porterà all’esame del Consiglio dei ministri. E ciò potrebbe portare a turbolenze pericolose per la navigazione della navicella governativa. Il nuovo corso del Movimento, inoltre, viene visto con una certa ansia negli ambienti del Pd. Enrico Letta, infatti, ha messo tra i cardini della sua azione politica una alleanza organica con i cinquestelle per contrastare il centrodestra. Se Conte adotterà una linea di disturbo rispetto a Palazzo Chigi, ciò non potrà che mettere in difficoltà il segretario nazionale dei democratici e mettere a rischio il progetto di un nuovo centrosinistra allargato al M5S. Quelli che si annunciano, quindi, sono giorni molto caldi non solo sul fronte metereologico, ma anche politico, perché non crediamo che il fondatore dei pentastellati si faccia completamente da parte lasciando la sua creatura nelle mani di chi – parole sue di due settimane fa – “non può risolvere i problemi del Movimento” perché “non ha visione politica”. Saranno bastate due settimane per rivedere completamente il giudizio su Conte ed accettare il proprio ridimensionamento? Per quel poco che conosciamo Grillo, non lo crediamo proprio.

 Giuseppe Leone

Proprio in prossimità dell’assemblea  di domenica 11 dei parlamentari pentastellati il reggente Vito Crimi ha dato l’annuncio della pace intervenuta tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Un annuncio salvifico che ha evitato, almeno per il momento, l’esplodere del Movimento, oramai diviso tra grillini e contiani. Ma è vera pace o, piuttosto, una tregua armata tra il “garante” ed il presidente in pectore del M5S? Noi propendiamo per la seconda ipotesi e siamo curiosi di vedere cosa succederà nei prossimi giorni. Sul tavolo, nell’immediato, c’è infatti il delicato problema della giustizia, dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri, della Riforma Cartabia che ha in parte – e significativamente – smantellato il provvedimento a suo tempo predisposto dall’allora ministro grillino della Giustizia Alfonso Bonafede. Nell’infuocata assemblea di domenica, infatti sono volati gli stracci. Sotto accusa il comportamento della delegazione ministeriale pentastellata che ha detto sì in Consiglio dei ministri alla riforma del processo penale, contravvenendo alle indicazioni provenienti dai direttivi dei gruppi parlamentari in favore dell’astensione. I ministri sono stati messi sotto stato d’accusa da parte dei parlamentari filo-contiani, sull’onda delle dichiarazioni rese dall’ex presidente del Consiglio subito dopo l’approvazione della riforma, secondo le quali, in pratica, si era smantellato l’istituto della prescrizione così come era stato concepito da Bonafede. Quando il provvedimento inizierà il suo iter parlamentare saremo in grado di capire se le tensioni sono state smorzate oppure no. E decisivo sarà il comportamento di Conte, in base alla “pace” raggiunta, futuro presidente del Movimento che, in base alla bozza di statuto che dovrà essere approvato dagli iscritti, è l'”unico titolare e responsabile della determinazione e dell’attuazione della linea politica”. Pur precisando che “il Garante (cioè Beppe Grillo – ndr) non interferisce con l’attività politica del presidente” la bozza non potrà eliminare, a nostro giudizio, possibili e futuri scontri tra “l’elevato” e l’ex “avvocato del popolo”. Essendo infatti Grillo il garante del rispetto dell’ortodossia grillina, cosa può impedirgli, un giorno, di intervenire sulla linea politica del Movimento portando a pretesto una deviazione dai principi pentastellati? Altro grosso problema, che sta per diventare un vero e proprio macigno, è il limite dei due mandati parlamentari. Conte, più volte, ha manifestato il parere che a questa regola vanno applicate delle deroghe per concedere ai più meritevoli e capaci di continuare a lavorare nelle aule della Camera e del Senato, anche dopo il secondo mandato. Ma così facendo, salta uno dei principi fondamentali sui quali si basa, ancora oggi, il Movimento, ovvero che “uno vale uno”. Se Conte dovesse procedere sul superamento della regola dei due mandati, cosa farà Grillo. Starà zitto oppure interverrà nella sua veste di garante per far rispettare l’ortodossia? Sono aspetti di non poco conto che solo con il passare del tempo e con le decisioni adottate via via dal nuovo presidente pentastellato si capirà  se porteranno nuove turbolenze nel M5S e altre diatribe tra i due “dioscuri” dei cinquestelle. E’ chiaro che tutto quello che sta avvenendo all’interno del Movimento non può che essere seguito con attenzione e preoccupazione, sia in ambiente governativo che di maggioranza. La nuova guida contiana, infatti, potrebbe portare i ministri ed i parlamentari pentastellati ad una maggiore rigidità nei confronti dei provvedimenti che Mario Draghi porterà all’esame del Consiglio dei ministri. E ciò potrebbe portare a turbolenze pericolose per la navigazione della navicella governativa. Il nuovo corso del Movimento, inoltre, viene visto con una certa ansia negli ambienti del Pd. Enrico Letta, infatti, ha messo tra i cardini della sua azione politica una alleanza organica con i cinquestelle per contrastare il centrodestra. Se Conte adotterà una linea di disturbo rispetto a Palazzo Chigi, ciò non potrà che mettere in difficoltà il segretario nazionale dei democratici e mettere a rischio il progetto di un nuovo centrosinistra allargato al M5S. Quelli che si annunciano, quindi, sono giorni molto caldi non solo sul fronte metereologico, ma anche politico, perché non crediamo che il fondatore dei pentastellati si faccia completamente da parte lasciando la sua creatura nelle mani di chi – parole sue di due settimane fa – “non può risolvere i problemi del Movimento” perché “non ha visione politica”. Saranno bastate due settimane per rivedere completamente il giudizio su Conte ed accettare il proprio ridimensionamento? Per quel poco che conosciamo Grillo, non lo crediamo proprio.

 Giuseppe Leone

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