“Ma che Viagra diteci dove sono i documenti di Totò Riina”

L’ex commissario di Palermo Carmine Mancuso non ci sta al teatrino mediatico dell’arresto di Matteo Messina Denaro. L’ex poliziotto, figlio del maresciallo di polizia Lenin Mancuso, ucciso il 25 settembre 1979 assieme al giudice Cesare Terranova, analizza i fatti inerenti alla cattura del super latitante e si pone domande che, ancora ad oggi non trovano risposte. “Che ce ne frega dei preservativi e del viagra trovati nel covo di Denaro. Ci dicano dove sono i documenti del latitante”. Afferma Mancuso a L’Identità

 

Commissario, cosa ne pensa della cattura di Messina Denaro?
“Fermo restando che bisogna sempre dare fiducia alle forze dell’ordine, credo che nel momento in cui si vuole plaudire lo Stato affermando che abbia vinto e la mafia è battuta, a parer mio non ci siamo. Questo arresto arriva dopo 30 anni. Non è un trionfo ma una beffa. Lo Stato ha permesso in questi 30 anni, che questo signore potesse fare il bello e il cattivo tempo, producendo anche stragi, lutto e sangue”.

 

Cosa pensa delle dinamiche dell’arresto?
“Ciò che è accaduto dà l’impressione di un ciak cinematografico. Fermo restando che se il Messina Denaro era già stato individuato si poteva benissimo arrestare senza troppo clamore e con minore rischio delle persone che si recavano in quel gran complesso ospedaliero. Se si è voluto dare un forte segnale mediatico alla cattura del Messina Denaro allora ha un senso, ma francamente è un modus operandi che non condivido”.

Alcuni pensano che questa latitanza ha avuto delle protezioni…
“Tutto ciò è possibile nel momento in cui, lui o i suoi affiliati hanno potere ricattatorio nei confronti di quegli apparati e pezzi di Stato che hanno da temere e che possibilmente a livello ideativo sono stati i mandanti di stragi e spargimento di sangue. Messina Denaro viene arrestato in condizioni di malattia è l’occasione proficua per una trattativa. Dove il latitante stanco e bisognoso di cure è sceso a patti”.

Oggi la mafia che volto ha?
“Denaro è fuori moda da tempo. A mio modesto parere esiste una nebulosa, ombre massoniche che usano la mafia come service, dove si muovono figure che noi non conosciamo. Loro rappresentano i veri poteri economici e che hanno trasformato l’economia illecita in reale. Lo Stato sino ad oggi, ha sempre avuto bisogno di un grande latitante: dal bandito Giuliano ad oggi. Ma oramai quel tipo di mafia è morta”.

Lei che ha servito lo Stato e suo papà ha dato la vita per le forze dell’ordine cosa si aspetta?
“Il grande rammarico, il grande vuoto, è racchiuso in un unica domanda: “Chi sono i mandanti?”. Tutti i processi di mafia che hanno dato individuazione ed esito positivo riguardo ai killer, tutte le inchieste di mafia che hanno svelato alcuni retroscena, non hanno mai fatto un nome di un mandante.È impossibile pensare che l’agenda rossa l’abbia presa Totò Riina o Provenzano o chi per loro, è impossibile pensare che la strage di Capaci possa essere stata architettata da “pecorari” come Riina e Brusca, è impossibile pensare che la grande capacità imprenditoriale di investire i proventi delle attività criminali in holding importanti nel mondo della finanza, provenga dalla mente di mafiosi con la terza elementare. Lo Stato dovrebbe chiarire chi sono i mandanti che hanno ordito questa strategia economica e di morte, dalla strage di Portella della Ginestra ad oggi”.

L’ex commissario di Palermo Carmine Mancuso non ci sta al teatrino mediatico dell’arresto di Matteo Messina Denaro. L’ex poliziotto, figlio del maresciallo di polizia Lenin Mancuso, ucciso il 25 settembre 1979 assieme al giudice Cesare Terranova, analizza i fatti inerenti alla cattura del super latitante e si pone domande che, ancora ad oggi non trovano risposte. “Che ce ne frega dei preservativi e del viagra trovati nel covo di Denaro. Ci dicano dove sono i documenti del latitante”. Afferma Mancuso a L’Identità

 

Commissario, cosa ne pensa della cattura di Messina Denaro?
“Fermo restando che bisogna sempre dare fiducia alle forze dell’ordine, credo che nel momento in cui si vuole plaudire lo Stato affermando che abbia vinto e la mafia è battuta, a parer mio non ci siamo. Questo arresto arriva dopo 30 anni. Non è un trionfo ma una beffa. Lo Stato ha permesso in questi 30 anni, che questo signore potesse fare il bello e il cattivo tempo, producendo anche stragi, lutto e sangue”.

 

Cosa pensa delle dinamiche dell’arresto?
“Ciò che è accaduto dà l’impressione di un ciak cinematografico. Fermo restando che se il Messina Denaro era già stato individuato si poteva benissimo arrestare senza troppo clamore e con minore rischio delle persone che si recavano in quel gran complesso ospedaliero. Se si è voluto dare un forte segnale mediatico alla cattura del Messina Denaro allora ha un senso, ma francamente è un modus operandi che non condivido”.

Alcuni pensano che questa latitanza ha avuto delle protezioni…
“Tutto ciò è possibile nel momento in cui, lui o i suoi affiliati hanno potere ricattatorio nei confronti di quegli apparati e pezzi di Stato che hanno da temere e che possibilmente a livello ideativo sono stati i mandanti di stragi e spargimento di sangue. Messina Denaro viene arrestato in condizioni di malattia è l’occasione proficua per una trattativa. Dove il latitante stanco e bisognoso di cure è sceso a patti”.

Oggi la mafia che volto ha?
“Denaro è fuori moda da tempo. A mio modesto parere esiste una nebulosa, ombre massoniche che usano la mafia come service, dove si muovono figure che noi non conosciamo. Loro rappresentano i veri poteri economici e che hanno trasformato l’economia illecita in reale. Lo Stato sino ad oggi, ha sempre avuto bisogno di un grande latitante: dal bandito Giuliano ad oggi. Ma oramai quel tipo di mafia è morta”.

Lei che ha servito lo Stato e suo papà ha dato la vita per le forze dell’ordine cosa si aspetta?
“Il grande rammarico, il grande vuoto, è racchiuso in un unica domanda: “Chi sono i mandanti?”. Tutti i processi di mafia che hanno dato individuazione ed esito positivo riguardo ai killer, tutte le inchieste di mafia che hanno svelato alcuni retroscena, non hanno mai fatto un nome di un mandante.È impossibile pensare che l’agenda rossa l’abbia presa Totò Riina o Provenzano o chi per loro, è impossibile pensare che la strage di Capaci possa essere stata architettata da “pecorari” come Riina e Brusca, è impossibile pensare che la grande capacità imprenditoriale di investire i proventi delle attività criminali in holding importanti nel mondo della finanza, provenga dalla mente di mafiosi con la terza elementare. Lo Stato dovrebbe chiarire chi sono i mandanti che hanno ordito questa strategia economica e di morte, dalla strage di Portella della Ginestra ad oggi”.
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