Madrid e Atene sfavorevoli all’adesione del Kosovo all’Unione

Per Belgrado è una provocazione la richiesta di Pristina di adesione alla Ue. Tanto più che la Serbia vorrebbe poter far parte dell’Unione mentre “il Kosovo non è uno Stato riconosciuto”. Sullo sfondo delle tensioni tra serbi e albanesi-kosovari si agita anche la loro appartenenza all’Europa comunitaria. Ieri ci sono state prese di posizioni chiare, sia da parte della Spagna che da parte di Atene. Madrid non sosterrà la richiesta del Kosovo di adesione all’Ue. E non sarà da sola. Lo ha dichiarato il sottosegretario spagnolo agli Affari Ue, Pascual Navarro. Belgrado ha reagito con rabbia alla richiesta del Kosovo di aderire all’Unione. “Non so quali criteri si applichino per decidere – dice il presidente serbo Aleksandar Vucic -, ma dovremo lottare il più possibile per proteggere il nostro Stato e i nostri interessi”. I funzionari serbi hanno dichiarato che chiederanno ai cinque Stati dell’Ue che non hanno riconosciuto il Kosovo – oltre alla Spagna, Romania, Slovacchia, Grecia e Cipro, più l’Ungheria -, di bloccare l’iniziativa a Bruxelles. Navarro ha detto che la Spagna “non riconosce l’indipendenza del Kosovo e voterà quindi contro qualsiasi decisione procedurale e concessione dello status di candidato”. Secondo il sottosegretario, inoltre, la decisione sull’avvio o meno della procedura potrebbe essere presa durante la presidenza svedese del Consiglio dell’Ue, da gennaio 2023. Navarro ha quindi sottolineato che il governo spagnolo “ha una posizione costruttiva” sulla questione dei Balcani occidentali; sostiene il dialogo tra Pristina e Belgrado con la mediazione dell’Ue, così come la liberalizzazione dei visti per il Kosovo, il quale “pur non essendo uno Stato, è un territorio con cui l’Ue intrattiene relazioni”. Da parte sua il ministro degli esteri greco, Nikos Dendias, in visita a Pristina si è rifiutato di farsi fotografare e di tenere la conferenza stampa congiunta con la collega kosovara Donika Gervalla sullo sfondo di una targa con la scritta “Repubblica del Kosovo”. La Grecia è uno dei Paesi Ue che non riconosce l’indipendenza del Kosovo. I due ministri hanno incontrato i giornalisti in un’altra sala del ministero degli esteri in presenza delle sole bandiere di Grecia e Kosovo Dendias ha sottolineato l’importanza di proseguire nel dialogo per la normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado, e ha fatto appello all’osservanza degli accordi finora sottoscritti. L’altro giorno il capo della diplomazia greca era stato in visita a Belgrado. “Ci sono state date forti rassicurazioni da parte dei cinque Stati della Ue che non riconoscono l’indipendenza del Kosovo e che non cambieranno tale posizione”, ha puntualizzato il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic. Egli ha spiegato che insieme al presidente della Serbia è “in costante contatto con quei Paesi” e che “la loro posizione sul Kosovo è la stessa di prima”. L’Italia sulla delicata contrapposizione balcanica per bocca dell’ambasciatore a Pristina, Antonello de Riu, ha osservato che “sosteniamo il piano dell’Unione europea per trovare una soluzione che mira alla normalizzazione tra Serbia e Kosovo, ma il nostro ruolo è importante anche nell’ambito della missione Nato di cui il nostro Paese ha avuto la guida 13 volte su 27, con un contingente militare di 800 uomini”. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito che l’Italia “è favorevole all’adesione alla Ue di tutti i Paesi candidati, come dimostra il voto favorevole alla Bosnia-Erzegovina”.
Per Belgrado è una provocazione la richiesta di Pristina di adesione alla Ue. Tanto più che la Serbia vorrebbe poter far parte dell’Unione mentre “il Kosovo non è uno Stato riconosciuto”. Sullo sfondo delle tensioni tra serbi e albanesi-kosovari si agita anche la loro appartenenza all’Europa comunitaria. Ieri ci sono state prese di posizioni chiare, sia da parte della Spagna che da parte di Atene. Madrid non sosterrà la richiesta del Kosovo di adesione all’Ue. E non sarà da sola. Lo ha dichiarato il sottosegretario spagnolo agli Affari Ue, Pascual Navarro. Belgrado ha reagito con rabbia alla richiesta del Kosovo di aderire all’Unione. “Non so quali criteri si applichino per decidere – dice il presidente serbo Aleksandar Vucic -, ma dovremo lottare il più possibile per proteggere il nostro Stato e i nostri interessi”. I funzionari serbi hanno dichiarato che chiederanno ai cinque Stati dell’Ue che non hanno riconosciuto il Kosovo – oltre alla Spagna, Romania, Slovacchia, Grecia e Cipro, più l’Ungheria -, di bloccare l’iniziativa a Bruxelles. Navarro ha detto che la Spagna “non riconosce l’indipendenza del Kosovo e voterà quindi contro qualsiasi decisione procedurale e concessione dello status di candidato”. Secondo il sottosegretario, inoltre, la decisione sull’avvio o meno della procedura potrebbe essere presa durante la presidenza svedese del Consiglio dell’Ue, da gennaio 2023. Navarro ha quindi sottolineato che il governo spagnolo “ha una posizione costruttiva” sulla questione dei Balcani occidentali; sostiene il dialogo tra Pristina e Belgrado con la mediazione dell’Ue, così come la liberalizzazione dei visti per il Kosovo, il quale “pur non essendo uno Stato, è un territorio con cui l’Ue intrattiene relazioni”. Da parte sua il ministro degli esteri greco, Nikos Dendias, in visita a Pristina si è rifiutato di farsi fotografare e di tenere la conferenza stampa congiunta con la collega kosovara Donika Gervalla sullo sfondo di una targa con la scritta “Repubblica del Kosovo”. La Grecia è uno dei Paesi Ue che non riconosce l’indipendenza del Kosovo. I due ministri hanno incontrato i giornalisti in un’altra sala del ministero degli esteri in presenza delle sole bandiere di Grecia e Kosovo Dendias ha sottolineato l’importanza di proseguire nel dialogo per la normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado, e ha fatto appello all’osservanza degli accordi finora sottoscritti. L’altro giorno il capo della diplomazia greca era stato in visita a Belgrado. “Ci sono state date forti rassicurazioni da parte dei cinque Stati della Ue che non riconoscono l’indipendenza del Kosovo e che non cambieranno tale posizione”, ha puntualizzato il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic. Egli ha spiegato che insieme al presidente della Serbia è “in costante contatto con quei Paesi” e che “la loro posizione sul Kosovo è la stessa di prima”. L’Italia sulla delicata contrapposizione balcanica per bocca dell’ambasciatore a Pristina, Antonello de Riu, ha osservato che “sosteniamo il piano dell’Unione europea per trovare una soluzione che mira alla normalizzazione tra Serbia e Kosovo, ma il nostro ruolo è importante anche nell’ambito della missione Nato di cui il nostro Paese ha avuto la guida 13 volte su 27, con un contingente militare di 800 uomini”. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito che l’Italia “è favorevole all’adesione alla Ue di tutti i Paesi candidati, come dimostra il voto favorevole alla Bosnia-Erzegovina”.
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