MAFIA GREEN

Ogni 20 minuti in Italia viene commesso un reato ambientale. Lo racconta anche quest’anno il report di Legambiente sulle ecomafie. Nello scorso anno i reati contro l’ambiente sono stati oltre 30mila e Legambiente sceglie di precisare che il 44%, meno della metà, sono stati commessi nelle 4 regioni che hanno dato origine, dall’Italia verso il mondo, alle principali mafie: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
I reati accertati sono stati 30.590: 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora, con gli arresti, 368, cresciuti dell’11,9%. Gli illeciti amministrativi sono il doppio dei reati, 59.268, 6,7 ogni ora. Ogni ora, in totale, sono state accertate nel 2021 circa 10 violazioni di norme poste a tutela dell’ambiente. Legambiente ne legge la condizione come dominata dalla corruzione: 115 le inchieste dal settembre 2021 al luglio 2022 e 14 i Comuni sciolti per mafia nel 2021 e 7 nel 2022, a cui vanno aggiunti gli ultimi, Anzio e Nettuno.
Le ecomafie valgono 8,8 miliardi di euro. Le filiere illegali maggiori sono quelle ove la criminalità organizzata ha da decenni il predominio: il ciclo illegale del cemento con 9.490 reati (31% del totale) e quello dei rifiuti (8.473). Ma sono di rilievo anche i dati dei reati contro la fauna (6.215), contro il patrimonio boschivo (5.385), contro il patrimonio culturale con l’aumento dei furti di opere d’arte (603).
Significativi i sequestri di rifiuti (nei primi 6 mesi dello scorso anno il doppio di quelli di tutto il 2020, con il dumping ambientale fiorente verso i Paesi asiatici) per 2,3 milioni di tonnellate, l’equivalente di 94.537 tir che se messi su strada lungo la Penisola formerebbero un serpentone di 1.286 chilometri da Reggio Calabria fino alla Svizzera. E il segmento del traffico illecito degli oli vegetali esausti, per il quale il Conoe stima 15mila tonnellate all’anno fuori dell’economia legale, un buco nero nelle attività di controllo sul territorio.
Dopo le regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia più invase dalle ecomafie, al Nord la Lombardia ha il maggior numero di illeciti ambientali (1.821 reati, pari al 6% del totale nazionale e 33 arresti). Tra le province, Roma è Capitale con 1.196 illeciti ambientali, facendo quest’anno peggio di Napoli (1.058), superata anche da Cosenza (1.060).

Non solo dati da Legambiente. Anche proposte al Governo: dalla ormai rituale costituzione della Commissione Ecomafie all’assenza di improcedibilità per i delitti previsti dal titolo VI-bis del Codice Penale e per gli incendi boschivi, dall’ok al ddl contro le agromafie ai delitti contro gli animali nel Codice Penale, fino ai decreti attuativi per il Sistema Nazionale per la protezione per l’ambiente. E ribadisce con il suo presidente Stefano Ciafani la necessità di “non abbassare la guardia nei confronti degli ecocriminali, ora più che mai, visto che sono stati assegnati i primi finanziamenti dei bandi del PNRR, molti altri ne verranno aggiudicati nel prossimo futuro e presto si apriranno i molti cantieri dell’agognata transizione ecologica”. Segnalando che contro gli ecomafiosi “ladri di futuro”, non è stato rafforzato “il sistema di prevenzione e repressione dei reati”. Mentre Enrico Fontana, dall’Osservatorio Ambiente e Legalità, rammenta la stretta connessione tra abusivismo edilizio e ciclo illegale del cemento: “Si rilanci una stagione di demolizioni. E si affidi per legge ai prefetti, in caso di inerzia dei Comuni, la responsabilità degli abbattimenti decisi da ordinanze precedenti alla legge 120”.

Ogni 20 minuti in Italia viene commesso un reato ambientale. Lo racconta anche quest’anno il report di Legambiente sulle ecomafie. Nello scorso anno i reati contro l’ambiente sono stati oltre 30mila e Legambiente sceglie di precisare che il 44%, meno della metà, sono stati commessi nelle 4 regioni che hanno dato origine, dall’Italia verso il mondo, alle principali mafie: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
I reati accertati sono stati 30.590: 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora, con gli arresti, 368, cresciuti dell’11,9%. Gli illeciti amministrativi sono il doppio dei reati, 59.268, 6,7 ogni ora. Ogni ora, in totale, sono state accertate nel 2021 circa 10 violazioni di norme poste a tutela dell’ambiente. Legambiente ne legge la condizione come dominata dalla corruzione: 115 le inchieste dal settembre 2021 al luglio 2022 e 14 i Comuni sciolti per mafia nel 2021 e 7 nel 2022, a cui vanno aggiunti gli ultimi, Anzio e Nettuno.
Le ecomafie valgono 8,8 miliardi di euro. Le filiere illegali maggiori sono quelle ove la criminalità organizzata ha da decenni il predominio: il ciclo illegale del cemento con 9.490 reati (31% del totale) e quello dei rifiuti (8.473). Ma sono di rilievo anche i dati dei reati contro la fauna (6.215), contro il patrimonio boschivo (5.385), contro il patrimonio culturale con l’aumento dei furti di opere d’arte (603).
Significativi i sequestri di rifiuti (nei primi 6 mesi dello scorso anno il doppio di quelli di tutto il 2020, con il dumping ambientale fiorente verso i Paesi asiatici) per 2,3 milioni di tonnellate, l’equivalente di 94.537 tir che se messi su strada lungo la Penisola formerebbero un serpentone di 1.286 chilometri da Reggio Calabria fino alla Svizzera. E il segmento del traffico illecito degli oli vegetali esausti, per il quale il Conoe stima 15mila tonnellate all’anno fuori dell’economia legale, un buco nero nelle attività di controllo sul territorio.
Dopo le regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia più invase dalle ecomafie, al Nord la Lombardia ha il maggior numero di illeciti ambientali (1.821 reati, pari al 6% del totale nazionale e 33 arresti). Tra le province, Roma è Capitale con 1.196 illeciti ambientali, facendo quest’anno peggio di Napoli (1.058), superata anche da Cosenza (1.060).

Non solo dati da Legambiente. Anche proposte al Governo: dalla ormai rituale costituzione della Commissione Ecomafie all’assenza di improcedibilità per i delitti previsti dal titolo VI-bis del Codice Penale e per gli incendi boschivi, dall’ok al ddl contro le agromafie ai delitti contro gli animali nel Codice Penale, fino ai decreti attuativi per il Sistema Nazionale per la protezione per l’ambiente. E ribadisce con il suo presidente Stefano Ciafani la necessità di “non abbassare la guardia nei confronti degli ecocriminali, ora più che mai, visto che sono stati assegnati i primi finanziamenti dei bandi del PNRR, molti altri ne verranno aggiudicati nel prossimo futuro e presto si apriranno i molti cantieri dell’agognata transizione ecologica”. Segnalando che contro gli ecomafiosi “ladri di futuro”, non è stato rafforzato “il sistema di prevenzione e repressione dei reati”. Mentre Enrico Fontana, dall’Osservatorio Ambiente e Legalità, rammenta la stretta connessione tra abusivismo edilizio e ciclo illegale del cemento: “Si rilanci una stagione di demolizioni. E si affidi per legge ai prefetti, in caso di inerzia dei Comuni, la responsabilità degli abbattimenti decisi da ordinanze precedenti alla legge 120”.
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