Mangeremo brioches

Aumenti da brividi in tutta Europa per il pane ma la corsa è appena iniziata

Sono tempi duri. Come il pane, durissimo, che ci tocca mangiare. Eurostat ha certificato gli aumenti spropositati del prezzo dell’alimento base per eccellenza in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. Certo, a noi va sicuramente meglio di alcuni Stati, come l’Ungheria, che hanno visto lievitare il costo del pane addirittura del 66 per cento o come la Lituania, l’Estonia e la Slovacchia dove i rincari hanno raggiunto rispettivamente il 33% e il 32%. Tuttavia, in Italia oggi un chilo di pane costa in media il 13,6% in più. Qualche punto sotto la media dei rincari Ue, schizzata al 18%. Eppure, questo non sarà che l’inizio.

Il problema primario che ha innescato la slavina dei rincari è legato ovviamente all’esportazione dei cereali dall’Ucraina. Dunque c’è il dramma relativo ai costi dell’energia che rischia di paralizzare l’attività dei panificatori europei e, dunque, anche di quelli italiani. Che lanciano l’allarme: a ottobre, se possibile, andrà anche peggio. Questo perché, come ha spiegato il presidente Assipan-Confcommercio Antonio Tassone: “Le farine fornite dai mugnai sono aumentate del 150% in 13 mesi. Purtroppo gli esiti dell’ultimo raccolto e l’incremento delle bollette ci fa temere un aumento della farina tra il 6 e il 10% ad ottobre. Siamo preoccupati se già ad agosto c’è stato un impatto immediato, tra utenze e aumento della materie prime, ci aspettiamo che i mugnai che stanno subendo aumenti dell’energia più di noi traducano l’aumento sui panificatori”. Tassone ha poi affermato: “Abbiamo poco tempo, solo 50 giorni, per evitare che i fornai italiani sospendano o addirittura chiudano le loro attività. Abbiamo una responsabilità sociale, molti chiuderebbero per non aumentare il prezzo del 15%. Confidiamo su un ampio raggio di azione del decreto Aiuti Ter e che si concluda l’iter parlamentare ma abbiamo bisogno di manovre più coraggiose, di uno scostamento, per superare l’emergenza immediata che sta mettendo a dura prova 1.350 imprese del settore della panificazione che rischiano di chiudere. La liquidità sta diminuendo e in assenza di interventi tempestivi il settore può essere falcidiato”.

Uno sguardo d’insieme arriva dall’analisi di Coldiretti secondo cui “dal grano al pane i prezzi aumentano più di dieci volte a causa dei rincari record di energia, mangimi e fertilizzanti scatenati dalla guerra in Ucraina e delle distorsioni all’interno delle filiere che impoveriscono le tasche dei cittadini e danneggiano gli agricoltori”. I conti sono presto fatti. “Un chilo di grano viene pagato oggi agli agricoltori intorno ai 36 centesimi e serve per produrre un chilo di pane venduto tra i 3 ai 5 euro a seconda delle città”. In definitiva, secondo gli agricoltori italiani: “L’incidenza del costo del grano sul prezzo del pane resta dunque marginale pari a circa il 10% in media, come dimostra anche l’estrema variabilità delle quotazioni al dettaglio lungo la Penisola mentre quelli del grano sono influenzati direttamente dalle quotazioni internazionali. Se a Milano una pagnotta da un chilo costa 4,46 euro, a Roma si viaggia sui 2,92 euro, a Bologna siamo a 4,91 euro, a mentre a Palermo costa in media 3,89 euro al chilo, a Napoli 2,16 euro, secondo elaborazioni Coldiretti su dati dell’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico a luglio”.

L’allarme, però, era stato già suonato dalle associazioni di categoria ben prima che arrivasse l’Eurostat a mandarci il boccone per traverso. I panificatori napoletani, qualche settimana fa, sono stati ricevuti dalla Regione Campania. Ai rappresentanti delle istituzioni, gli esponenti di Unipan-Confcommercio hanno spiegato che, a breve, il prezzo del pane avrebbe potuto raggiungere i 5-6 euro al chilo. La Cna di Roma, poi, ha avvertito che la pagnotta sarebbe arrivata a costare fino al 25% in più a causa degli spropositati aumenti dell’energia.
I panificatori fiorentini riuniti attorno ad Assipan-Confcommercio avevano lanciato un allarme: “L’aumento esponenziale delle bollette di gas ed energia elettrica sta mettendo in pericolo la tenuta dei nostri panifici. Se continua così, il pane artigianale potrebbe sparire dalle nostre tavole, perché sul mercato resteranno solo i grandi operatori industriali”. 

Aumenti da brividi in tutta Europa per il pane ma la corsa è appena iniziata

Sono tempi duri. Come il pane, durissimo, che ci tocca mangiare. Eurostat ha certificato gli aumenti spropositati del prezzo dell’alimento base per eccellenza in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. Certo, a noi va sicuramente meglio di alcuni Stati, come l’Ungheria, che hanno visto lievitare il costo del pane addirittura del 66 per cento o come la Lituania, l’Estonia e la Slovacchia dove i rincari hanno raggiunto rispettivamente il 33% e il 32%. Tuttavia, in Italia oggi un chilo di pane costa in media il 13,6% in più. Qualche punto sotto la media dei rincari Ue, schizzata al 18%. Eppure, questo non sarà che l’inizio.

Il problema primario che ha innescato la slavina dei rincari è legato ovviamente all’esportazione dei cereali dall’Ucraina. Dunque c’è il dramma relativo ai costi dell’energia che rischia di paralizzare l’attività dei panificatori europei e, dunque, anche di quelli italiani. Che lanciano l’allarme: a ottobre, se possibile, andrà anche peggio. Questo perché, come ha spiegato il presidente Assipan-Confcommercio Antonio Tassone: “Le farine fornite dai mugnai sono aumentate del 150% in 13 mesi. Purtroppo gli esiti dell’ultimo raccolto e l’incremento delle bollette ci fa temere un aumento della farina tra il 6 e il 10% ad ottobre. Siamo preoccupati se già ad agosto c’è stato un impatto immediato, tra utenze e aumento della materie prime, ci aspettiamo che i mugnai che stanno subendo aumenti dell’energia più di noi traducano l’aumento sui panificatori”. Tassone ha poi affermato: “Abbiamo poco tempo, solo 50 giorni, per evitare che i fornai italiani sospendano o addirittura chiudano le loro attività. Abbiamo una responsabilità sociale, molti chiuderebbero per non aumentare il prezzo del 15%. Confidiamo su un ampio raggio di azione del decreto Aiuti Ter e che si concluda l’iter parlamentare ma abbiamo bisogno di manovre più coraggiose, di uno scostamento, per superare l’emergenza immediata che sta mettendo a dura prova 1.350 imprese del settore della panificazione che rischiano di chiudere. La liquidità sta diminuendo e in assenza di interventi tempestivi il settore può essere falcidiato”.

Uno sguardo d’insieme arriva dall’analisi di Coldiretti secondo cui “dal grano al pane i prezzi aumentano più di dieci volte a causa dei rincari record di energia, mangimi e fertilizzanti scatenati dalla guerra in Ucraina e delle distorsioni all’interno delle filiere che impoveriscono le tasche dei cittadini e danneggiano gli agricoltori”. I conti sono presto fatti. “Un chilo di grano viene pagato oggi agli agricoltori intorno ai 36 centesimi e serve per produrre un chilo di pane venduto tra i 3 ai 5 euro a seconda delle città”. In definitiva, secondo gli agricoltori italiani: “L’incidenza del costo del grano sul prezzo del pane resta dunque marginale pari a circa il 10% in media, come dimostra anche l’estrema variabilità delle quotazioni al dettaglio lungo la Penisola mentre quelli del grano sono influenzati direttamente dalle quotazioni internazionali. Se a Milano una pagnotta da un chilo costa 4,46 euro, a Roma si viaggia sui 2,92 euro, a Bologna siamo a 4,91 euro, a mentre a Palermo costa in media 3,89 euro al chilo, a Napoli 2,16 euro, secondo elaborazioni Coldiretti su dati dell’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico a luglio”.

L’allarme, però, era stato già suonato dalle associazioni di categoria ben prima che arrivasse l’Eurostat a mandarci il boccone per traverso. I panificatori napoletani, qualche settimana fa, sono stati ricevuti dalla Regione Campania. Ai rappresentanti delle istituzioni, gli esponenti di Unipan-Confcommercio hanno spiegato che, a breve, il prezzo del pane avrebbe potuto raggiungere i 5-6 euro al chilo. La Cna di Roma, poi, ha avvertito che la pagnotta sarebbe arrivata a costare fino al 25% in più a causa degli spropositati aumenti dell’energia.
I panificatori fiorentini riuniti attorno ad Assipan-Confcommercio avevano lanciato un allarme: “L’aumento esponenziale delle bollette di gas ed energia elettrica sta mettendo in pericolo la tenuta dei nostri panifici. Se continua così, il pane artigianale potrebbe sparire dalle nostre tavole, perché sul mercato resteranno solo i grandi operatori industriali”. 

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