Manovra all’ultima curva

Se alla Camera è stato necessario attendere l’alba, oggi al Senato basterà attendere la prima serata. La manovra, a maggioranza, dovrebbe essere votata (con tanto di fiducia, chiaramente) alle 20. Ieri, come da copione, il ministro per i rapporti col Parlamento Luca Ciriani, si è presentato a Palazzo Madama annunciando, per questa sera, il voto decisivo alla prima manovra del governo Meloni. I lavori, oggi, inizieranno già alle dieci del mattino quando si riunirà l’assemblea per votare il calendario. Ciò perché, e non era per nulla impossibile immaginarlo, la conferenza dei capigruppo riunitasi alle 13 ieri non ha raggiunto un accordo sul timing, ossia sulla calendarizzazione dei lavori per il voto alla finanziaria. Ciriani, considerata la compattezza della maggioranza, ha brindato al fatto che “l’Italia avrà una legge di bilancio in anticipo rispetto agli anni passati”. Un modo come un altro per esorcizzare la grande paura dell’esercizio provvisorio, dei tempi ristrettissimi che sono stati il vero avversario del governo in questa partita politica. Il ministro, inoltre, ha pure rintuzzato gli attacchi dell’opposizione, in particolare del Terzo Polo, sul dibattito: “Gli spazi per l’opposizione sono stati garantiti, perché il calendario prevede una disponibilità di tempi superiore a quelli della maggioranza. È garantito anche il diritto della maggioranza di chiudere in tempo”.
Il testo della legge di bilancio non presenta alcuna modifica rispetto a quello licenziato dalla Camera. I punti salienti della manovra restano quelli a cui i deputati hanno già dato voto favorevole. A partire dalla flat tax, che si allargherà alle partite Iva con ricavi fino a 85mila euro, fino al taglio del cuneo fiscale del 2% per i redditi fino a 35mila euro e del 3% per i redditi fino a 25mila euro. Resta confermata la decontribuzione, fino a 8mila euro, per i nuovi assunti se giovani, donne o ex percettori Rdc. A proposito di reddito di cittadinanza, nulla cambia rispetto all’impianto approvato alla Camera: sette mensilità e, per i beneficiari tra i 18 e i 29 anni, sarà necessario aver completato la scuola dell’obbligo mentre per quanto riguarda lo smartworking c’è la proroga fino al 31 marzo per i lavoratori fragili, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Il clou della manovra è legato alle misure relative al caro bollette, per le quali il governo ha investito ben 21 miliardi di euro, sui 35 disponibili. C’è la proroga fino al 31 marzo delle misure dei decreti Aiuti. Dal bonus sociale con lo sconto automatico per le utenze di gas e luce dei nuclei familiari con Isee fino a 15 mila euro annui fino all’azzeramento degli oneri di sistema in bolletta. Previsto inoltre il rifinanziamento del credito d’imposta sulle bollette elettriche e alle utenze gas per le imprese salirà dal 30 al 35%, per le imprese energivore e gasivore dal 40 al 45%. Passerà inoltre dal 22% al 5% l’aliquota Iva per le fatture dei consumi nel primo trimestre del 2023 dei servizi di teleriscaldamento e dal 22% al 10% quella del pellet per tutto il 2023.
Si conferma il nulla di fatto sul fronte Pos e pace fiscale. Restano le sanzioni ai negozianti che dovessero rifiutare pagamenti elettronici sotto la soglia dei sessanta euro, le cartelle al di sotto dei mille euro non saranno più stralciate automaticamente ma saranno gli enti locali (a cominciare dai Comuni che, peraltro, si sono visti stralciare 450 milioni di sostegni perché senza coperture) a decidere. Infine, la scelta, fortemente voluta da Forza Italia, di adeguare le pensioni minime degli over 75 alla soglia dei 600 euro e il rifinanziamento di Opzione donna.
Una scelta a cui, però, l’Ue non guarda con grandissimo favore dal momento che ritiene eccessiva la spesa previdenziale italiana e preme per un ritorno alla riforma Fornero che, invece, gli italiani vorrebbero cancellare.
Se alla Camera è stato necessario attendere l’alba, oggi al Senato basterà attendere la prima serata. La manovra, a maggioranza, dovrebbe essere votata (con tanto di fiducia, chiaramente) alle 20. Ieri, come da copione, il ministro per i rapporti col Parlamento Luca Ciriani, si è presentato a Palazzo Madama annunciando, per questa sera, il voto decisivo alla prima manovra del governo Meloni. I lavori, oggi, inizieranno già alle dieci del mattino quando si riunirà l’assemblea per votare il calendario. Ciò perché, e non era per nulla impossibile immaginarlo, la conferenza dei capigruppo riunitasi alle 13 ieri non ha raggiunto un accordo sul timing, ossia sulla calendarizzazione dei lavori per il voto alla finanziaria. Ciriani, considerata la compattezza della maggioranza, ha brindato al fatto che “l’Italia avrà una legge di bilancio in anticipo rispetto agli anni passati”. Un modo come un altro per esorcizzare la grande paura dell’esercizio provvisorio, dei tempi ristrettissimi che sono stati il vero avversario del governo in questa partita politica. Il ministro, inoltre, ha pure rintuzzato gli attacchi dell’opposizione, in particolare del Terzo Polo, sul dibattito: “Gli spazi per l’opposizione sono stati garantiti, perché il calendario prevede una disponibilità di tempi superiore a quelli della maggioranza. È garantito anche il diritto della maggioranza di chiudere in tempo”.
Il testo della legge di bilancio non presenta alcuna modifica rispetto a quello licenziato dalla Camera. I punti salienti della manovra restano quelli a cui i deputati hanno già dato voto favorevole. A partire dalla flat tax, che si allargherà alle partite Iva con ricavi fino a 85mila euro, fino al taglio del cuneo fiscale del 2% per i redditi fino a 35mila euro e del 3% per i redditi fino a 25mila euro. Resta confermata la decontribuzione, fino a 8mila euro, per i nuovi assunti se giovani, donne o ex percettori Rdc. A proposito di reddito di cittadinanza, nulla cambia rispetto all’impianto approvato alla Camera: sette mensilità e, per i beneficiari tra i 18 e i 29 anni, sarà necessario aver completato la scuola dell’obbligo mentre per quanto riguarda lo smartworking c’è la proroga fino al 31 marzo per i lavoratori fragili, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Il clou della manovra è legato alle misure relative al caro bollette, per le quali il governo ha investito ben 21 miliardi di euro, sui 35 disponibili. C’è la proroga fino al 31 marzo delle misure dei decreti Aiuti. Dal bonus sociale con lo sconto automatico per le utenze di gas e luce dei nuclei familiari con Isee fino a 15 mila euro annui fino all’azzeramento degli oneri di sistema in bolletta. Previsto inoltre il rifinanziamento del credito d’imposta sulle bollette elettriche e alle utenze gas per le imprese salirà dal 30 al 35%, per le imprese energivore e gasivore dal 40 al 45%. Passerà inoltre dal 22% al 5% l’aliquota Iva per le fatture dei consumi nel primo trimestre del 2023 dei servizi di teleriscaldamento e dal 22% al 10% quella del pellet per tutto il 2023.
Si conferma il nulla di fatto sul fronte Pos e pace fiscale. Restano le sanzioni ai negozianti che dovessero rifiutare pagamenti elettronici sotto la soglia dei sessanta euro, le cartelle al di sotto dei mille euro non saranno più stralciate automaticamente ma saranno gli enti locali (a cominciare dai Comuni che, peraltro, si sono visti stralciare 450 milioni di sostegni perché senza coperture) a decidere. Infine, la scelta, fortemente voluta da Forza Italia, di adeguare le pensioni minime degli over 75 alla soglia dei 600 euro e il rifinanziamento di Opzione donna.
Una scelta a cui, però, l’Ue non guarda con grandissimo favore dal momento che ritiene eccessiva la spesa previdenziale italiana e preme per un ritorno alla riforma Fornero che, invece, gli italiani vorrebbero cancellare.
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