Politica

Manovra, il cantiere in maggioranza: tante parole e poche risorse

di Eleonora Ciaffoloni -


“Ormai se ne parla a settembre” e quindi tra quarantott’ore. Perché volenti o nolenti, settembre è arrivato e lunedì, che da calendario segnerà 1° del mese, riprenderà tutto ciò che era rimasto in standby nel mese più caldo dell’anno. E se la Camera attende ancora una settimana, il governo si prepara ad avviare i lavori sulla Manovra in un contesto che è reso a dir poco complesso non solo dai vincoli delle nuove regole di governance europea, ma anche e soprattutto dalla scarsità di risorse economiche a copertura degli interventi.

I passi del governo verso la Manovra

Come di consueto, la Manovra dovrà essere approvata entro la fine dell’anno e la Nadef di settembre segna il primo passaggio cruciale a definizione dei margini finanziari disponibili. Margini che decreteranno la portata di quanti (ma soprattutto quali) potranno essere gli interventi. Ed è qui che si apre il cantiere del centrodestra, che dovrà costruire una legge di Bilancio cercando di mantenere l’equilibrio sì tra le forze politiche, ma anche tra i temi e le esigenze di gettito e tutela della competitività economica. C’è da dire, già prima di andare a sviscerare i numeri, che le risorse per rispondere a tutte le richieste non ci sono. “Abbozzare” sarà il mantra da seguire, che però poco piace ai partiti di maggioranza.

L’intervento sull’Irpef

Il cuore della legge sarà ancora una volta il capitolo fiscale, con un nuovo intervento sull’Irpef. Dopo l’accorpamento dei primi due scaglioni realizzato nel 2024, l’obiettivo è ora di intervenire sul secondo scaglione di reddito (28.000–50.000 euro), con una possibile estensione fino a 60.000 euro e riduzione dell’aliquota dal 35% al 33%. La misura punta a riequilibrare la pressione fiscale sul ceto medio, tradizionalmente penalizzato da un sistema poco progressivo. Il costo complessivo si aggira intorno ai quattro miliardi di euro, sostenibili solo attraverso coperture certe. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito che il taglio potrà avvenire solo con “misure responsabili” sia sul fronte delle entrate che delle uscite. Insomma, anche se con tutta la prudenza del caso, questo rimane probabilmente l’unico punto di convergenza nella maggioranza: alleggerire la pressione sul ceto medio, il “motore penalizzato dell’economia”.

Manovra, la caccia alle risorse per Rottamazione ed Extraprofitti

Ma la miccia si accende in coda, lì dove cercano di fare a spallate rottamazione e gestione degli extraprofitti che chiamano in causa stipendi e banche, portandosi dietro un già un dibattito revival tra Lega e Forza Italia. Ognuno tira l’acqua al mulino del proprio partito, senza però riuscire a vedere oltre la ceramica del salvadanaio “Italia”. E la caccia alle risorse inizia dalla questione rottamazione delle cartelle esattoriali, ormai alla quinta edizione: l’obiettivo è alleggerire il magazzino debiti, che ha superato quota 1.300 miliardi di euro, distinguendo tra crediti realmente esigibili e quelli ormai inesigibili. Rottamare significherebbe ridurre il contenzioso e garantire un gettito immediato seppur minore. E qui non si parla solo di risorse, la sfida è anche quella di non trasformare la misura in un premio per i debitori seriali.

Ma la battaglia, quella vera, si gioca con la tassazione degli extra-profitti delle banche. La Lega, da sempre sostenitrice della misura, ha accolto positivamente l’ipotesi rilanciata dal ministro Giorgetti, considerandola uno strumento per chiedere un contributo straordinario agli istituti di credito in una fase di utili record. Forza Italia ribadisce il proprio “no”, frenando “l’idea sovietica” di Salvini su un maggior contributo delle banche: “Le banche in Italia sono già super-tassate con un’aliquota aggiuntiva rispetto a tutte le altre imprese… Noi non difendiamo le banche, ma la necessità di non spaventare i mercati con annunci su eventuali nuove tasse” ha dichiarato il portavoce nazionale di FI Raffaele Nevi.

Insomma, c’è da pensare a famiglie e imprese, più che alle banche: lo sostengono anche da Noi Moderati: “La nostra priorità è concentrare le risorse per aumentare gli stipendi, soprattutto dei giovani, e per continuare a sostenere le famiglie”, ha dichiarato Maurizio Lupi, tornando a quel tanto massacrato ceto medio. Tra annunci a profusione e richieste sicuramente over budget, il rischio non è tanto quello di fare il passo più lungo della gamba, bensì di non riuscire a rispondere alle vere esigenze del Paese. E se la linea dell’esecutivo di Meloni rimane quella della prudenza e di “mantenere i conti in ordine”, le domande su stipendi, banche e pensioni si accavallano dopo tre anni di governo. e non vorremmo appropriarci delle parole altrui, ma dalle parti di Italia Viva Davide Faraone tuona: “È tempo di bilanci non più di chiacchiere”.


Torna alle notizie in home