“Mar d’Azov perso per sempre”. Prosegue l’offensiva russa nel Donbass

Nascosti nell’Azovstal ci sarebbero ancora militari ucraini, che però non oppongono resistenza alle truppe russe perché se solo sparassero un colpo sarebbero subito localizzati. Lo rende noto il vice comandante delle forze della Repubblica popolare di Donetsk Eduard Basurin, come riporta l’agenzia russa Tass. A quanto pare il numero dei soldati ucraini ancora nascosti nell’acciaieria di Mariupol è sconosciuto. Alla fine della scorsa settimana, il portavoce del ministero della Difesa russo ha annunciato il completamento dell’operazione per liberare dalle truppe ucraine lo stabilimento Azovstal e la città portuale sul Mar d’Azov. In tutto, 2.439 appartenenti al reggimento Azov e militari ucraini rintanati nello stabilimento hanno deposto le armi e si sono arresi dal 16 maggio. Ora però arriva la notizia che all’interno del sito siderurgico ci sia ancora personale militare.

Intanto prosegue l’offensiva russa, concentrata soprattutto nel Donbass. “Il Mar d’Azov è perduto per sempre per l’Ucraina. I porti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson non saranno mai più ucraini. Sono sicuro che dopo la riunificazione delle nostre regioni con la Russia, il Mar d’Azov tornerà ad essere, come prima, esclusivamente un mare interno della Federazione Russa”. Lo sostiene con fermezza il vicepremier del governo della Crimea Georgy Muradov, riportato da Ria Novosti. Una conquista di vitale importanza strategica per poter proseguire con gli attacchi nel Donbass.

Dal canto suo, Kiev infatti avverte che “ci sono segnali di un’escalation della Russia”. Così il viceministro della Difesa Ganna Malyar, avvertendo che i combattimenti hanno raggiunto la massima intensità a est e che ci si aspetta un periodo “estremamente difficile” e “lungo”. Il ministro ha poi aggiunto che Mosca sta spostando i missili Iskander a Brest, in Bielorussia, in modo da poter essere impiegati per colpire l’Ucraina occidentale.

Il quadro dello sforzo bellico russo dà il polso di come, almeno per adesso, l’intenzione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di combattere finché non avrà riconquistato l’intero territorio appare utopistica. Non a caso, infatti, il Cremlino rinnova l’invito a Kiev a prendere atto della realtà e a sedersi al tavolo dei negoziati. “La Russia si aspetta che l’Ucraina accetti le sue richieste e sviluppi la consapevolezza della situazione attuale”. Così il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, riportato dalla Tass. Certo è che fintanto che l’Occidente ricoprirà Kiev di armi e armamenti in un flusso continuo e crescente, gli ucraini potranno sostenere lo sforzo bellico, allontanando i negoziati. Per dirla con Zelensky: “L’unica soluzione è combattere e vincere”.

Sul fronte dell’invio di armamenti a Kiev, sono comparse nelle scorse ore su diversi account Twitter e Telegram alcune foto che mostrano sul campo di battaglia russo-ucraino l’impiego di obici da 155 mm FH-70, probabilmente forniti dall’Italia. Si tratta di un obice trainato da 155/39, dal peso di 7,8 t e con una gittata massima di 24 km (o 30 km con proiettili semi auto-propulsi). Per quanto riguarda i Paesi europei, tale pezzo d’artiglieria era in servizio in Germania e Regno Unito, ma è stato dismesso da anni. L’FH-70 è invece ancora in servizio nelle forze armate dell’Estonia (24 unità) e in riserva in quelle dei Paesi Bassi (15 unità). A differenza dei Paesi che abbiamo citato, sempre molto trasparenti riguardo le forniture di armamenti all’Ucraina, l’Italia non ha reso nota la lista di quanto inviato a Kiev. I decreti infatti sono secretati. Ecco perché, andando per esclusione, è molto probabile che gli obici in Ucraina siano proprio quelli italiani.

Nascosti nell’Azovstal ci sarebbero ancora militari ucraini, che però non oppongono resistenza alle truppe russe perché se solo sparassero un colpo sarebbero subito localizzati. Lo rende noto il vice comandante delle forze della Repubblica popolare di Donetsk Eduard Basurin, come riporta l’agenzia russa Tass. A quanto pare il numero dei soldati ucraini ancora nascosti nell’acciaieria di Mariupol è sconosciuto. Alla fine della scorsa settimana, il portavoce del ministero della Difesa russo ha annunciato il completamento dell’operazione per liberare dalle truppe ucraine lo stabilimento Azovstal e la città portuale sul Mar d’Azov. In tutto, 2.439 appartenenti al reggimento Azov e militari ucraini rintanati nello stabilimento hanno deposto le armi e si sono arresi dal 16 maggio. Ora però arriva la notizia che all’interno del sito siderurgico ci sia ancora personale militare.

Intanto prosegue l’offensiva russa, concentrata soprattutto nel Donbass. “Il Mar d’Azov è perduto per sempre per l’Ucraina. I porti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson non saranno mai più ucraini. Sono sicuro che dopo la riunificazione delle nostre regioni con la Russia, il Mar d’Azov tornerà ad essere, come prima, esclusivamente un mare interno della Federazione Russa”. Lo sostiene con fermezza il vicepremier del governo della Crimea Georgy Muradov, riportato da Ria Novosti. Una conquista di vitale importanza strategica per poter proseguire con gli attacchi nel Donbass.

Dal canto suo, Kiev infatti avverte che “ci sono segnali di un’escalation della Russia”. Così il viceministro della Difesa Ganna Malyar, avvertendo che i combattimenti hanno raggiunto la massima intensità a est e che ci si aspetta un periodo “estremamente difficile” e “lungo”. Il ministro ha poi aggiunto che Mosca sta spostando i missili Iskander a Brest, in Bielorussia, in modo da poter essere impiegati per colpire l’Ucraina occidentale.

Il quadro dello sforzo bellico russo dà il polso di come, almeno per adesso, l’intenzione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di combattere finché non avrà riconquistato l’intero territorio appare utopistica. Non a caso, infatti, il Cremlino rinnova l’invito a Kiev a prendere atto della realtà e a sedersi al tavolo dei negoziati. “La Russia si aspetta che l’Ucraina accetti le sue richieste e sviluppi la consapevolezza della situazione attuale”. Così il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, riportato dalla Tass. Certo è che fintanto che l’Occidente ricoprirà Kiev di armi e armamenti in un flusso continuo e crescente, gli ucraini potranno sostenere lo sforzo bellico, allontanando i negoziati. Per dirla con Zelensky: “L’unica soluzione è combattere e vincere”.

Sul fronte dell’invio di armamenti a Kiev, sono comparse nelle scorse ore su diversi account Twitter e Telegram alcune foto che mostrano sul campo di battaglia russo-ucraino l’impiego di obici da 155 mm FH-70, probabilmente forniti dall’Italia. Si tratta di un obice trainato da 155/39, dal peso di 7,8 t e con una gittata massima di 24 km (o 30 km con proiettili semi auto-propulsi). Per quanto riguarda i Paesi europei, tale pezzo d’artiglieria era in servizio in Germania e Regno Unito, ma è stato dismesso da anni. L’FH-70 è invece ancora in servizio nelle forze armate dell’Estonia (24 unità) e in riserva in quelle dei Paesi Bassi (15 unità). A differenza dei Paesi che abbiamo citato, sempre molto trasparenti riguardo le forniture di armamenti all’Ucraina, l’Italia non ha reso nota la lista di quanto inviato a Kiev. I decreti infatti sono secretati. Ecco perché, andando per esclusione, è molto probabile che gli obici in Ucraina siano proprio quelli italiani.

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